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lunedì 26 marzo 2012

Pavo (tacchino) en chirmole e una (st)raordinaria figura emblematica: La Malinche




Quell'albero della famiglia delle acacie, una nuvola di fiori arancione intenso, dalla forma simile a quella dell'orchideae mi attrasse dal primo sguardo come ferro verso una calamita. Non sapevo ancora che l'avrei incontrata li.
-Come si chiama quest'albero?- chiesi al contadino con il mio spagnolo allora ancora un po' incerto.
-Malinche-rispose.
-E cosa significa?- domandai come sempre curiosa di tutto ciò che mi circonda.
-Malinche, la traditrice del popolo indigeno.
Così fu il mio primo "incontro" con questa donna straordinaria.
In quei tempi in cui nessuno ancora aveva Internet in casa, Malinche mi portò subito in biblioteca, tra testi messicani e non per scoprire questo personaggio storico, emblematico e controverso.


da Google Images

La Malinche, conosciuta anche come Malintzin, (che significa in nahuatl Flor Marina, Fiore Marino, in italiano) e battezzata poi in spagnolo Doña Marina, visse tra il 1496 e il 1531, fu una donna indigena originaria dell'Istmo di tehuantapec, che era all'epoca la "frontiera" tra l'impero Maya e quello Azteca.. Dopo la morte di suo padre, gran signore e membro della nobiltà azteca, sua madre si sposò di nuovo e perchè non ci fossero dispute sull'eredità, vendette sua figlia Malinche, come schiava ad una carovana Maya di passaggio, diretta alla provincia di Tabasco e fu poi donata come schiava al conquistador Hernàn Cortès, insieme ad altre diciannove schiave, come regalo di pace.
Bella, seducente e brillante, Malinche imparò rapidamente lo spagnolo e grazie alle sue conoscenze geografiche e le sue abilità linguistiche, divenne fida consigliera di Cortés e poi la sua amante e con il quale ebbe un figlio, Martìn.
Venne chiamata "la lingua" perchè durante la guerra tra indigeni e spagnoli e la conquista del territorio, lei servì da interprete, conoscendo bene il Nahuatl (la sua lingua materna Azteca), il Maya e lo Spagnolo. malinche fu presente in tutte le negoziazioni tra Cortés e gli imperatori mesoamericani, nelle quali cercò sempre di preservare dei vantaggi agli indigeni ed contribuì alla ricostruzione e reorganizzazione dell'impero messicano sotto la dominazione spagnola.
 Tuttavia, vituperiata dalla storia nazionalista messicana, Malinche è considerata una traditrice e complice della caduta dell'impero Azteca.
 Nell'immaginario messicano la Malinche rappresenta un doppio simbolismo: il tradimento e la donna violentata. Infatti, un altro nome con cui la si chiama è La Chingada, che significa "la violentata". Ma nel linguaggio popolare dello spagnolo messicano, questa è una parola ambigua, che cambia di senso secondo il tono in cui la si pronuncia. El verbo Chingar esprime un'azione violenta. Figlio della Chingada, ossia figlio di Malinche, è il peggior insulto per chiunque in Messico, paragonabile a "hijo de puta" per gli spagnoli. Mentre per gli spagnoli la vergogna massima è l'essere figli di una donna che si da di sua volontà per danaro, per i messicani invece il disonore consiste nell'essere figli di una donna violentata, forzata.
Infine, il verbo chingar è anche usato nella logica di vincitori e vinti. Si dice ya chingué, per dire ho vinto, me chingaron, per mi hanno sconfitto e soy un chingòn per esprimere sono un vincitore, probabilmente riferito alla storia di guerra tra indigeni e spagnoli e al fatto che si crede che Malinche abbia tradito il suo popolo aiutando Cortés a comprendere i codici dell'epoca per meglio vincere la guerra.
Malinche incarna l'immagine della donna individualista e pragmatica, colei che utilizzò la sua inteligenza a beneficio proprio, con il fine di ottenere il potere, rimanere accanto al suo amanto ed essere dalla parte dello straniero vincitore. Ecco perchè il termine spagnolo-messicano "Malinchista" è riferito a colui che è contagiato da tendenze straniere ed eccessivamente servile verso lo straniero, a scapito delle proprie origini.

da Google Images

Il premio Nobel per la letteratura Octavio Paz cercò negli anni cinquanta di riscattare la figura della Malinche descrivendola come vittima e non vincitrice, l'incarnazione di una donna usata, sfruttata, sedotta e poi abbandonata. Per lui La Malince simbolizza il passato e l'origine dei messicani, così come la loro negazione ad accettare le loro radici. Lo scrittore Carlos Fuentes riprende poi negli anni novanta questo discorso, per lui La Malinche è la madre simbolica del primo bambino di sangue spagnolo e indigeno, il primo messicano, e la ringrazia di aver dato origine a questa nuova casta di sangue mischiato. Come Paz, Fuentes si dichiara figlio della Malinche, nel senso di figlio di genitori spagnoli e indigeni e scrive che il conflitto tra le due culture ormai non esiste più. Malinche "partorì parlando la nuova lingua che imparò da Cortés, la lingua spagnola, lingua della ribellione e della speranza, della vita e la morte, che si sarebbe trasformata nel legame più forte tra i discendenti degli indios, europei e negri dell'emisfero americano".
Ripudiare la Malinche, significa quindi, secondo Fuentes, respingere e rifiutare le proprie origini.
Eppure La malinche resta ancora al giorno d'oggi la Chingada, la traditrice individualista nell'occhio del messicano di qualsiasi ceto sociale.
Quando scrissi all'epoca un saggio su questo personaggio, mi chiesi come sarebbe il suo ricordo se fosse stato un uomo, il fido collaboratore e "la lingua" del Conquistador. Nelle conclusioni personali, vidi Malinche come la vittima di quel machismo tanto radicato in Messico come nella maggior parte dell'America Latina, dove la donna deve essere casta, abnegata, sopportatrice, sofferente, sottomessa e docile. Per me a quel tempo, il ripudio verso Malinche era il simbolo della donna oppressa, schiava domestica e sessuale il cui destino doveva essere solo per la casa e per i figli, e l'incarnazione del rigetto violento, troppe volte ancora oggi presente, della donna che cerca l'equità, della donna inteligente che studia e che lavora.
Oggi, rileggendo e rianalizzando i testi e riprendendo questo personaggio storico talmente emblematico ed interessante, lo vedo con altri occhi. Ora vedo La Malinche come la madre dell'interculturalità latinoamericana, un personaggio d'ibridismo culturale, che seppe adattarsi al cambiamento con il fine di sopravvivere, destino che condivise con il suo popolo.
Ad una donna che comprendeva e interpretava i codici e le lingue di diverse culture non può assolutamente essere assegnato lo status di donna violentata e manipolata, vittima del conquistatore e non può essere condannata per la sua apertura di spirito e la sua vocazione di comunicatrice.
Malinche rappresenta la comunicazione multiculturale, mediatrice brillante tra l'America Messicana e l'Europa Iberica. È la figura per eccellenza della comunicazione verso l'esterno, fondatrice della diversità e del dialogo multiculturale e del globalismo culturale.
Credo fermamente che Malinche sia una figura da esplorare per meglio comprenderne la complessità e restituirle il posto che merita nella storia.

A lei, i miei omaggi.

Bibliografia:
Azteca, di Gary Jennings
Malinche, la gran calumniada, di Otilia Meza
El espejo enterrado, di Carlos Fuentes
El laberinto de la soledad, di Octavio Paz
El corazòn de piedra verde, di Salvador de Madariaga


A Malinche dedico uno dei piatti tipici della regione di Tabasco, per essere il posto dove ha incontrato Hernàn Cortés. Oggi la ricetta si fa con il pollo, animale introdotto dagli spagnoli e attualmente molto più economico per il portafoglio dei messicani. La ricetta originale antica è andata persa, ingredienti non autoctoni come la cipolla, il chiodo di garfano e il pepe, si sono imposti nello sviluppo e cambiamento di questo piatto con il passare dei secoli. Anche la cucina messicana è cambiata integrando prodotti derivati dallo scambio culturale.
Rispetto alla ricetta originale, ho cambiato solo due ingredienti non reperibili qui.


Pavo (tacchino) en Chirmole

Ingredienti per 8 persone:

olio di mais
2 kg di filetto di tacchino
1 rametto di epazote o coriandolo coyote (ho usato un bouquet di coriandolo fresco normale)
2 spicchi d'agio
1 cipolla
4 chile ancho (ho usato peperoncino fresco delle Antille, che gli somiglia un po')
5 chiodi di garofano
6 semi di pimento, o pepe di Jamaica
6 semi di pepe nero
4 tortillas di mais, o farina di mais bianco e acqua
150 gr di semi di zucca, interi
acqua calda, quanto basta
sale al gusto




Per le tortillas non ho una ricetta ben definita, nel senso che faccio tutto ad occhio come mi è stato insegnato liggiù. La farina però deve essere di mais bianco, non tipo polenta, né fioretto, perchè non si raggiunge lo stesso risultato. Si mischia con acqua fino ad avere una consistenza tipo plastilina e si formano varie palline. Queste palline poi si appiattiscono con la parte inferiore del palmo delle mani fino ad avere una sfoglia sottilissima e perfettamente rotonda, ma è un'arte e ci vuole pratica. Una volta preparate, si cuociono sul fuoco in un comal, che è una specie di padella leggermente concava e di coccio, da ambi i lati. Il risultato dev'essere elastico, deve potersi piegare e arrotolare senza rompersi.
Il profumo delle tortillas appena fatte, vale bene l'intento di provare, se no, potete comprarle, ma che siano di mais e non di grano.
Il filetto di tacchino si taglia a pezzi e si rosola ben bene fino a dorarlo nell'olio caldo, poi si mette a parte. Le tortillas si tostano fino a quasi bruciarle. I semi di zucca si fanno tostare fino a che si gonfino, senza aggiunta di grasso e si utilizzano interi, non bisogna sbucciarli. Infine, la cipolla, l'aglio e i peperoncini vanno arrostiti sulla fiamma viva il più possibile, avendo cura però di non bruciarli.
In un mortaio si pestano bene i semi di zucca insieme alle totillas e alle spezie fino a ridurli in polvere, si aggiungono le verdure arrostite e si continua a pestare, fino a ridurre il tutto ad un compsto omogeneo e liscio. Al tutto si aggiunge acqua calda, abbastanza per ottenere un composto cremoso ma abbastanza liquido che si metterà sul fuoco in una padella abbastanza capiente fino a farlo addensare. Poi si aggiuge il tacchino, il sale e il coriandolo sminuzzato e si fa cuocere a fuoco lento fino a terminarne la cottura.



E dopo Alessandra e Daniela, Annalù e Fabio, Mapi, Flavia e Stefania, questa è la mia partecipazione alla raccolta Donne (St)raordinarie delle Strenne. 
Non perdetevi domani la ricetta di Gaia , mercoledì invece appuntamento da Greta, giovedì da Mai, e venerdì da Patti.



venerdì 24 dicembre 2010

Tacchino con salsa alla messicana

Avrei voluto chiamarlo tacchino al mole poblano, ma purtroppo del mole non resta che un'ispirazione, dovuto al fatto che i suoi veri ingredienti non sono realmente facilmente reperibili in questa cittadina dove vivo da poco più di un anno.
Ma come sapete comunque, dopo averci vissuto quasi la metà della mia vita, la cucina latinoamericana si intreccia con quella italiana e influenza molto le mie idee culinarie. È per questo che, per partecipare al contest indetto da Blog di Cucina e i Fratelli Gardini, ho pensato di utilizzare non solo l'ispirazione, ma anche gli ingredienti che in questa ricetta sono in maggioranza di origine americana, a cominciare dal cioccolato, ma anche il tacchino e il pomodoro.
Avrei voluto avere a disposizione il chile pasilla e il chile poblano, nonchè il chile ancho e il chipotle, che sono dei peperoncini di differente tenore piccante, insispensabili nella confezione del vero mole poblano, ma purtroppo ne ho dovuto fare a meno, e così anche del mortaio, al posto del quale ho utilizzato il mio caro mixer.

Ed ecco la mia versione europeizzata di un tacchino al "mole" che senza nessuna pretesa, ho semplicemente battezzato "Tacchino con salsa alla messicana".




Ingredienti per 4 persone
1,3 Kg di carne di tacchino, tagliata a bocconcini
2 cipolle
30 gr di semi di sesamo
60 gr di mandorle
30 gr di uva passa
1 chiodo di garofano
5 gr di cannella
4 grani di pepe garofanato
4 grani di pepe nero
1 peperoncino
2 spicchi d'aglio
3 pomodori sbucciati
50 gr di mollica di pane nero
1 cucchiaio di olio di arachidi
30 gr di cioccolato fondente 85%
sale e pepe nero

Mettere i pezzi di tacchino in una pentola insieme a una delle cipolle tagliata in quattro, coprire d'acqua e lasciar cuocere a fuoco lento durante un'ora, fino a che la carne sia tenera. Lasciar raffreddare e trasferire la carne in un altro piatto o pentola. Conservare il brodo di cottura.
In una padella aniaderente e senza olio, fate indorare i semi di sesamo e le mandorle. Nel mixer, tritate il sesamo e le mandorle insieme alle spezie, l''uva passa fino ad ottenere una preparazione sabbiosa. Incorporare quindi il peperoncino, 200 ml di brodo di cottura del tacchino, la cipolla restante, i pomodori tagliati a cubetti, l'aglio e la mollica di pane e passare nel mixer fino all'ottenzione di una pasta omegenea.
In una padella far scaldare l'olio e far cuocere la salsa durante cinque minuti, senza smettere di girare. In un pentolino, far bollire 200 ml di brodo di cottura e incorporare il cioccolato frantumato, lasciar cuocere a fuoco bassissimo finchè non diventi una salsa omogenea. Aggiungere la salsa di cioccolato alla salsa a base di spezie, mischiare  bene, salare e pepare e versarla calda sul tacchino, prima di servire a tavola.




Con questa ricetta partecipo al Contest "CIOCCOLATO CHE PASSIONE" di Blog di Cucina in collaborazione con Giallo Zafferano e i Fratelli Gardini




e Buon Natale a tutti!!!

venerdì 3 dicembre 2010

Guacamole

Non è facile etichettare questo piatto. In America Latina, c'è chi lo utilizza come stuzzichino, mentre aspetta a tavola che arrivino i piatti, o chi lo mangia accompagnando una bibita alcolica, un po' come l'idea delle tapas spagnole, altri, invece, lo usano come contorno.
Quello che non tutti sanno è che il Guacamole, è un mole, vale a dire, una salsa. Il termine mole, deriva dalla parola molli o mullin che in náhuatl, la lingua indigena del Messico centrale, significa salsa, nel suo significato di origine. Dunque, il Guacamole nelle sue origini, non era altro che una salsa di avocado.
Nella cucina tradizionale messicana, la parola mole si riferisce, nel suo significato attuale, a un gruppo di piatti speciali che hanno in comune il fatto di essere preparati a base di peperoncino e spezie varie, che si usano principalmente per accompagnare le carni. Il più famoso di questi, il mole poblano, è considerato il piatto nazionale messicano.
Ma tornando al nostro guacamole, difficile dunque categorizzarlo, ma facile da fare, gustoso da provare in qualsiasi delle versioni che oggi vorrei proporvi.

Nella tradizione, qualsiasi mole, come il nostro pesto, dovrebbe farsi a regola d'arte nel mortaio...
Ma non vi preoccupate...non fatemi quella faccia...ho usato il robot!!!!





Guacamole Messicano  (in foto)
Ingredienti per 4 persone 
4 avocado maturi (morbidi al tatto, senza macchie sulla buccia)
un pomodoro maturo
una cipolla
un mazzetto di foglie di coriandolo
peperoncino piccante a piacere (50 gr in teoria)
sale
un pizzico di zucchero
succo di limone

Sbucciare gli avocado e macinarli insieme al resto degli ingredienti.

Guacamole in Costa Rica
La base è la stessa, ma: l'avocado si schiaccia con la forchetta, il peperoncino non cè, il pomodoro si aggiunge tagliato a cubetti e si elimina lo zucchero.

Guacamole in Nicaragua
Di nuovo qualche differenza: in questo caso non c'è peperoncino, nè pomodoro, nè succo di limone, ma si aggiungono due o tre uova sode quasi macinate. Le cipolle son tagliate finamente e l'avocado schiacciato con la forchetta. Nulla è macinato ne al mortaio, ne al robot, semplicemente mischiato all'avocado schiacciato
Una nota importante: l'avocado si annerisce all'aria come le mele. Il succo di limone serve infatti a evitarne l'ossidazione. Nella versione del Nicaragua il limone non viene messo, ma, al suo posto, viene introdotto un seme di avocado dentro la preparazione fino al momento di portarlo a tavola.
Strano ma vero. E funziona.  Questa versione meno acida, con l'aggiunta delle uova è la mia preferita.
Me la insegnò Jorge, un ragazzo del Nicaragua che lavorò a casa mia in Costa Rica per un bel po' di tempo e ci fece scoprire che in quell'immenso giardino, c'erano due alberi di avocado che se ne cadevano di frutti.


Ma una menzione speciale, la merita questa versione:

Guacamole FEROCE della Martinica (Féroce d'avocat)
Ingredienti per 6 persone:
2 avocado belli maturi
1 limone tipo lime
1 cipolla 2 spicchi d'aglio 3 chiodi di garofano, olio
1 pezzetto di baccalà secco (tipo 150G)
2 c.a.s. di farina di manioca
peperoncino antillano "bondà man jacques" (può sostituirsi con un qualsiasi peperoncino verde molto forte)

Dissalare il baccalà bollendolo due volte in acqua fredda cambiata.
Raffreddarlo sotto l'acqua e sbriciolarlo. Mettere in una padella la cipolla, l'aglio e le spezie (chiodi di garofano e pezzetto di peperoncino) e far dorare con il baccalà sbriciolato.
Quando il tutto prende un aspetto bello dorato spegnere e lasciar raffreddare. Quando freddo, sbriciolare ancora il tutto con la mezzaluna e riservare.
Prendere poi gli avocado, schiacciarli con la forchetta a lungo mettendo prima il succo di mezzo limone o, se necessario, di un limone intero. L'aspetto della crema deve essere un po' acquoso. Aggiungere la farina di manioca, mescolare bene e poi aggiungere la preparazione di baccalà.
L'impasto deve essere abbastanza denso per essere appallottolato e servitaocome mini polpettina, o allora spalmata su toasts croccanti.
Fate attenzione al grado del peperoncino, non è per niente che si chiama féroce!!

ps: si spegne con una bella sorsata di rhum delle Antille!!!

buon appetito!

Nutrizionalmente parlando sull'avocado: Sebbene l'avocado sia un frutto parecchio ricco di materie grasse, 15grammi (un grammo in più di un cucchiaio d'olio) su una porzione di 100 grammi, ha anche moltissimi benefici: un bassissimo contenuto di sodio e una fonte ricchissima di fibra, vitamina C (17% del fabbisogno giornaliero in 100 gr), Vitamina K, vitamina E, vitamina B6 e acido folico (vitamina B9) e anche il 14% del fabbisogno giornaliero di potassio.
Per il suo elevato contenuto di calorie precedenti da lipidi, il consumo di avocado non è dunque raccomandabile durante diete ipocaloriche, a meno che non sia parte di un'insalata o come accompagnamento di altre portate. Tuttavia, all'avere un indice glicemico bassissimo e quasi zero carboidrati, l'avocado potrebbe essere utile per equilibrare un pasto che contenga abbastanza carboidrati ma poche calorie.
Tutto sommato, nel quadro di un'alimentazione variata ed equilibrata, l'avocado, senza aggiunta di grassi supplementari, è un alimento assai benefico per l'organismo.