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lunedì 7 marzo 2011

Gratin vegetariano al mascarpone...e la signora che regala fiori

C'era un uomo vestito di bianco che passeggiava fuori fino a qualche giorno fa. Aveva lo sguardo freddo e il sorriso spento, sulle sue spalle, un mantello grigio plumbeo. L'ho visto arrivare qualche mese fa, sedersi nel giardino secco, sulla neve che nasceva dalle sue mani e nel vento freddo che partiva dal suo respiro.
E l'ho visto poi camminare lentamente a sguardo basso verso l'uscita, con i prmi raggi tenui di sole un mattino di marzo.
Poi timidamente e in punta di piedi lei ha cominciato a camminare, senza far rumore le ha strizzato l'occhio la dove lo ha incontrato, donandogli un rametto di cotogno giappponese, dai fiori rosso acceso al quale aveva tolto le spine con cura, per augurargli buon viaggio.


Lei arriva piano piano, la sua presenza si nota di colpo, per i colori e le sfumature del suo vestito, i suoi occhi azzurri limpidi e il manto verde che porta con se, colorando il monto intorno per dove passa.
Si dice che sia vecchia quanto l'universo e che giri il mondo pian piano a piccoli passi con il suo vaporoso abito e i capelli arruffati dal vento, ricci come nidi di uccelli che tornano da terre lontane.
Lei canta e cinguetta con loro e regala fiori. Ne ha un cesto pieno, sembra che sia un cesto magico perchè non è mai vuoto. Regala un fiore a chi lo chiede, a chi ne ha bisogno, ma mai lo stesso per tutti, ognuno riceve il suo, con una certezza unica che nessun altro lo riceverà per lo stesso uso in tutta la Terra.
Una violetta per addolcire la vita di una donna solitaria che respira tristezza e che saprà candirla talmente bene da inzuccherare la sua esistenza e scacciare l'amarezza.


Un non ti scordar di me per quel ragazzo dai capelli cortissimi che parte armato verso l'ignoto, in nome di una bandiera e per lei, che in lacrime guarda allontanare il treno con una speranza nel cuore.


Un tulipano rosso, per un giovane amore che sboccia fra deserti di sentimenti, sulle ceneri di disperazioni antiche.


Un croco bianco, per la purezza di una nascita, una nuova vita che arriva in un grido a squarciagola. Un esistenza che germoglia dopo il dolore, l'allegria di una madre che stringe la sua piccola fra le braccia per la prima volta.


A me ha dato una primula, giusto quel giorno in cui mi sono accorta che l'uomo vestito di bianco si allontanava a passo stanco. Me l'ha donata in segno di porta fortuna per la vita che cambia di nuovo, che ci porta lontano verso un'altra avventura.



La signora che regala fiori e l'uomo vestito di bianco si sono incontrati sul viale, incrociati e salutati.
Inverno e Primavera si incontrano tutti gli anni allo stesso posto a marzo, si stringono le mani come vecchi amici e riprendono il loro cammino in direzioni contrarie.
 La bella signora si è seduta nel giardino e per voi ha lasciato questi. 
Mi raccomando, fatene buon uso.



 Tutte le foto contenute in questo post sono state scattate la settimana scorsa nel mio giardino  a Bourges e in quello di mio suocero a Orléans. La primavera è arrivata nel centro della Francia.
                        




 Gratin di melanzane e zucchine al mascarpone e caprino


Ingredienti per 6 persone
2 piccole melanzane
3 zucchine
2 spicchi d'aglio
due rametti di menta
olio evo
250 gr di mascarpone
2 uova
100 ml di latte
100 ml di panna
sale e pepe
150 gr di caprino

Lavare e affettare le verdure. Far dorare le melanzane nell'olio d'oliva e disporle sul fondo di un piatto da gratin. Far scaldare dell'olio e far saltare un po' in padella le zucchine insieme alla menta tritata e l'aglio, far cuocere un poco fino a che diventinio tenere, ma non troppo. Disporle come un nuovo strato sopra le melanzane. A parte, mischiare il mascarpone con le uova, la panna, il latte, sale e pepe e bagnare le verdure con il composto ottenuto. Adagiare le fette di caprino.
Infornare a 180° per circa mezz'ora.





Con questa ricetta primaverilepartecipo volentieri al primo contest di Aria



venerdì 4 febbraio 2011

Il vecchio dell'orto e una Torta salata di zucchine (alla vaniglia....)

Non conosco il suo nome né la sua storia, ma qualcosa mi dice che è di quelle persone che non ha mai lasciato questa città: qui ci è nato, cresciuto e qui morirà, attaccato a questo posto che è campagna e città allo stesso tempo, alla terra fertile e al suo orto, che comincia dietro casa mia e finisce con la fila dei platani al lato del Canal de Berry.
L'ho soprannominato "il vecchio dell'orto" perchè il suo viso segnato dal tempo e il suo anadre curvo e lento, mi fa pensare che probabilmente le 75 primavere son passate da un pezzo. 
Lo vedo tutti i giorni, un uomo di salute ferrea, sempre in movimento, con la zappa è un mago, fa dei quadrati perfetti sul terreno, che io non saprei neanche disegnare su un foglio bianco, immagino che sia l'esperienza. In moto perpetuo, il vecchio dell'orto è costante. Anche sotto la neve, l'ho visto tirar su degli improvvisati tetti di plastica per salvare degli attraenti cavolfiori dal gelo, o tirar via un'erbetta o levare una foglia secca da una pianta che non riconosco da lontano.
Quando c'è vento e sole, l'orto diventa uno spettacolo incantato: gli alberi da frutta sono tempestati di piccoli pezzi di vetro attaccati con delle cordicelle, per spaventare gli uccelli, ecco, con la luce del sole e il vento si crea un'atmosfera magica, di luci, colori e piccoli arcobaleni, che si proiettano e si muovono all'impazzata dappertutto, come farfalle intermittenti, come un Natale eterno.
Adesso tutto è grigio, la terra è fredda, gelida e muta e quel che cresce in inverrno, è riparato da serre improvvisate, mentre i quadrati di terra aspettano la fine dell'inverno alcuni per esssere seminati, altri per rinascere come fosse dal nulla.
Ma quando la primavera arriva, lo spettacolo esplode: il verde ritorna e invade, i fiori blu, rossi, gialli, arancio e viola crescono in fila fra le aiuole preparate e con il passare del tempo, zucchine, pomodori, carote, ravanelli e tutto quanto si voglia appare in tutte le forme, colori, sapori.
È per questo che quando guardo dalla finestra della cucina e lo incontro con lo sguardo o semplicemente guardo il suo lavoro, penso a lui, e ogni volta che taglio una verdura, lo sguardo si dirige verso la sua casa, con il camino che sbuffa e un bel cagnolone che lo insegue fedele, e non mi resta che immaginare la sua vita....





Ingredienti per una torta di 23 cm
500 gr di pasta sfoglia
500 gr di zucchine tagliate a dadini
una stecca di vaniglia, aperta a metà
un filo d'olio
3 rametti di basilico (o basilico surgelato ma non secco)
2 fettine di pancetta
200 grammi di panna, leggermente montata senza zucchero
burro per ungere
2 uova + un tuorlo
2 cucchiai di latte
sale e pepe



Riscaldare il forno a 210°. Fate rosolare nell'olio caldo la pancetta tagliata fine e aggiungere quindi le zucchine e la vaniglia, saltare per fare insaporire e in modo che la vaniglia dia tutto il suo aroma alle zucchine, salare e pepare e lasciar raffreddare.. A parte, unire la panna, il latte e le uova intere e aggiungere il basilico a questa preparazione.  Unire le zucchine alla preparazione a base di panna.
Su una base infarinata, stendere la pasta sfoglia e ricavarne due dischi, uno un poco più grande della tortiera e l'altro leggermente più piccolo. Foderare la teglia già imburrata con il disco più grande, fare dei buchini con una forchetta e riempire con le zucchine, stendendole in maniera uniforme. Coprire con il secondo disco e premere sui bordi per chiudere bene. Sbattere il tuorlo d'uovo con una cucchiaiata di acque e spennellare la torta. Praticare sulla torta dei tagli regolari e infornare per 35 minuti.




Con questa ricetta partecipo al Contest Una Zucchina per Amica di Basta un soffio di vento e....