martedì 10 febbraio 2015

Crostata meringata al limone, per uno sbattito di ciglia



Da mercoledì scorso Lolo è a casa. Si è beccato un bel combo: laringo-faringite, otite e congiuntivite, tutte insieme. Quindi ci sono i soliti antibiotici e altre cose da prendere e come parte della cura, ovviamente, tante coccole e riposo a casa, almeno fino a giovedì.
Al contrario di tanti altri bambini, a Lolo quando sta male l'appetito si sveglia e con lui, le voglie. Qualche settimana fa, con la febbre a quasi 40, mi chiese che, visto che stava male, avrei potuto fargli una lasagna. Mica una minestrina...
Ma la particolarità non è ciò che chiede, è il come lo fa. Come sbatte le ciglia lui, quando vuole qualcosa, nessun altro al mondo. Quando ha un'idea o s'impunta su qualcosa, tira fuori la sua arma letale, lo sbattito delle sue ciglia lunghe e l'espressione languida dei suo occhioni neri che solo lui sa fare.
Ieri mattina, annoiato dalla mancanza dell'asilo, tra uno sbattito di ciglia e l'altro, mi ha chiesto: "Mammina, me la fai una crostata meringata al limone, magari con qualche lampone?"
Impossibile resistere, impossibile negarsi.
Solo che i lamponi freschi sono spariti misteriosamente mentre la pasta raffreddava, quelli congelati fanno troppa acqua e così, questa crostata di lamponi non ne ha visti.

Come ogni volta che la faccio, non sono riuscita a conservarne un pezzo per la foto. Ho solo quest'unica fotografia, scattata con l'Ipad, della crostata appena uscita dal forno. Nessuna dell'interno. La pubblico lo stesso perchè in molti mi hanno chiesto la ricetta e anche perchè è collaudatissima: da più di dieci anni faccio sempre la stessa ricetta, senza cambiamenti e il risultato ormai è più che garantito.
Il ripieno, grazie ai tuorli e al burro è di un bel giallo limone sgargiante, e ha un sapore dolce, senza note troppo acide. La consistenza è soda e non cola al taglio.
Prometto che la prossima volta aggiungo delle foto dell'interno, magari al prossimo sbattito di ciglia.


Crostata Meringata al Limone

Ingredienti per uno stampo da 23 cm

Per la pasta:
185 g di burro
4 cucchiai di zucchero
185 g di farina
80 g di amido di mais

Per il ripieno cremoso al limone:
4 cucchiai di farina
4 cucchiai di amido di mais
2 cucchiaini di buccia di limone grattuggiata
170 ml di succo di limone
250 g di zucchero semolato
310 ml di acqua
90 g di burro
4 tuorli, leggermente sbattuti

Per la meringa:
4 albumi
2 cucchiai d'acqua
180 g di zucchero

Scaldare il forno a 180°C.
Per la pasta, rlavorare lo zucchero con il burro fino ad ottenere una consistenza cremosa. Aggiungere la farina e l'amido gradualmente e impastare fino ad ottenere una palla. Stendere la pasta su una superficie leggermente infarinata e foderarci uno stampo da crostata di 23 cm di diametro. Con una forchetta, fare dei buchi sul fondo e i lati della pasta. Infornare in forno caldo a 180°C tra i 20 e i 25 minuti, o fino a che sia dorata. Lasciarla raffreddare completamente.
Per il ripieno cremoso al limone, mettere in una pentola la farina, l'amido, la buccia grattuggiata e il succo di limone, lo zucchero e l'acqua e mescolare fino a che il composto sia omogeneo e senza grumi. Portare la pentola sul fuoco medio e cuocere senza smettere di mescolare fino ad arrivare a bollitura e che la crema si addensi. Dopo i primi cenni di bollitura, ci vorranno circa tre minuti. Togliere quindi la pentola dal fuoco e aggiungere subito i tuorli e il burro, mescolando fino a che il burro si sciolga completamente. Lasciar raffreddare e poi versarla sulla pasta della crostata già cotta e fredda.
Per la meringa, mettere gli albumi e l'acqua in una ciotola e sbattere con forza o con la planetaria, fino a che cominci a indurire, versare quindi lo zucchero e continuare a sbattere il composto fino ad ottenere una meringa dura e brillante.
Con una spatola, o con la sac à poche, se preferite, mettere la meringa sulla crema e infornare di nuovo a 180°C per una decina di minuti, o fino a che la meringa sia dorata.
Lasciar raffreddare prima di gustare.



mercoledì 4 febbraio 2015

Una penna per i bambini del Medio Atlante: GRAZIE! MERCI! SHUKRAN!





 GRAZIE.
E innanzi tutto, scusate il ritardo.
Il ritardo di 5 mesi per sbloccare i pacchi dalla dogana, e quello di tre settimane per il post in questo blog.



Ouilouane, 17 gennaio 2015

Nevica.
E ti rendi conto che quel ritardo per il quale hai pregato, ti sei arrabbiata e irritata durante 5 mesi, si può dire che sia stato provvidenziale.
Perchè sotto la neve che ricopre i tetti di questi bambini da gennaio a marzo, capisci di più gli stenti che vivono e quanti bisogni hanno.


Sotto la neve scopri che questa scuola che hai scelto perchè l'unica nel raggio di parecchi kilometri, non è una semplice scuola, ma anche un centro di protezione sociale, dove 80 bambini dormono dal lunedì al venerdì, lontano dalle loro famiglie perchè alcuni abitano nelle foreste, altri vengono da lontano, e altrimenti non avrebbero accesso all'educazione, come succede spesso in queste zone, soprattutto per le bambine.







Ma c'è anche chi ogni giorno, cammina 10 kilometri all'andata e altrettanti al ritorno per venire a scuola, per difendere il proprio diritto allo studio, e malgrado le avversità, ha anche pieni voti, come Suad, la bambina dal velo e le guance rosse, espressione dolce e occhi profondi, sulla quale potrei scrivere un post a parte.

La piccola Suad


I dormitori, dove dormono 40 bambine e 40 ragazzi, sono formati da uno stretto corridoio ai cui lati si aprono delle stanzette appena grandi da contenere due letti a castello. Alla fine del corridoio una parete scalcinata dove appoggia una stufetta a legna in ghisa, poco più grande di una scatola di scarpe, dove due pezzetti di legno si consumano piano piano, ormai quasi brace. Il calore c'è solo intorno alla stufetta, nelle stanze fa freddo.
Il prezzo di un kilo legna, ci spiegano, è lo stesso di quello di un kilo di pane, e a volte, anche sotto la neve, ci sono scelte da fare.


 


 In una gran sala, i pacchi provenienti da tutti voi sono disposti su un tavolo. Il Direttore ha ovviamente l'onore di aprire i primi, con un taglierino ben affilato e con fare visibilmente emozionato. C'è chi comincia  afare l'inventario e chi prepare piccole cose da offrire subito ai bambini in modo simbolico, poi le cose verranno posate, contate e divise in parti uguali. L'eccedente, si discute se tenerlo come provvista o mandarlo ad altre scuole della regione.






Intanto i bambini entrano, in silenzio, la neve nei capelli o sui berretti, gli sguardi curiosi sui pacchi aperti, c'è chi sorride, chi resta serio, pensieroso. Pochi fuggono alla lente della macchina fotografica, molti invece regalano un sorriso o un'espressione di gioia, altri semplicemente guardano verso l'obbiettivo, emozionati, ritorsi contegnosi, timidi, ma pur sempre felici.





 
Poi iniziano i discorsi, del direttore, del Presidente dell'associazione, professori e altri presenti.
In francese, in arabo e in Amazigh, la lingua berbera. Accanto a me, qualcuno traduce a stento in francese perchè io possa capirne qualche cosa.

"Voi avete appoggiato questi bambini, Dio appoggerà i vostri" 

è la frase che mi rimane più impressa e che mi porto dentro da allora, e penso per sempre. 
Tra pochi mesi lascerò per sempre questo Marocco meraviglioso e quest'esperienza la porterò sempre nel cuore, come il ricordo più prezioso che questo paese mi lascia, grazie a tutti voi che avete collaborato.
Vorrei ringraziare ognuno di voi: grazie a chi si è  organizzato per raccogliere, smistare e spedire i pacchi. Grazie a ognuno di voi che ha donato e grazie della pazienza che avete avuto di attendere insieme a me che tutte le pratiche burocratiche per sbloccare i pacchi dalla dogana andassero a buon fine.
Grazie anche a chi ha "malignato" e fatto ironie e sarcasmi durante questi lunghi 5 mesi, perchè mi ha permesso di trovare ancora più determinazione perché arrivasse tutto a destinazione.
E un grazie specialissimo va al Signor El Houssaine Daanoun, senza il cui appoggio e aiuto non sarei mai riuscita in questa impresa e mi sarei persa nei meandri della burocrazia marocchina.

 Un'immagine vale più di mille parole, qui vi mostro alcuni dei volti dei bambini ai quali avete regalato non solo un sorriso, ma soprattutto un'opportunità in più per un futuro migliore.
















 



 GRAZIE, MERCI, SHUKRAN!


martedì 25 novembre 2014

Muffins da Mille e una Notte: allo zafferano e pistacchio, con streusel di ceci profumato alla rosa






Ho sempre immaginato Sherazad con dei lunghi e brillanti capelli neri, coperti da veli di seta ricamati da pietre preziose, seduta su una poltrona d'oro e velluto rosso che raccontava le sue fiabe al re suo marito. Il Re aveva ucciso tutte le sue mogli e lei decise di narrargli un racconto ogni notte per scampare a quel destino e alla fine lui si innamora di lei attraverso quelle storie e le concede la grazia.
Raccontare per vivere è un po' la mia storia o piuttosto scrivere per sopravvivere.
Mentre Sherazad favoleggiava ad alta voce, io l'ho fatto da tempi remoti nel silenzio di una pagina bianca e di un flusso di inchiostro sempre nero.  Mettere nero su bianco versi e storie vere o inventate mi ha mantenuta viva fino ad oggi durante ogni periodo della mia vita, sia roseo o grigio.
Probabilmente è per questo che ho amato da sempre il personaggio di Sherazad, perchè mi ci sono sentita identificata sin dalla prima lettura, nel suo inventare racconti con la speranza di sopravvivere.

Per questi muffins ho cercato di ricreare i sapori della Persia di quel tempo: il profumo dello zafferano, il sapore dei pistacchi e il crumble di ceci che profuma di rose, senza tralasciare significati simbolici come l'oro scuro dello zucchero grezzo, il rosso amore dei pistilli di zafferano e il verde dei pistacchi, verde speranza di non morire.



Muffins da Mille e una Notte



Ingredienti per 12 muffins medi

2 uova
100 g di zucchero grezzo di canna
115 g di burro fuso
200 ml di lben (latte acido)*
50 ml di latte
10 pistilli di zafferano
350 g di farina
7 g di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
80 g di pistacchi tritati grossolanamente

per lo streusel di ceci:
50 g di zucchero grezzo di canna
25 g di zucchero semolato
30 g di burro
70 g di farina di ceci
1 g di cardamomo
1 g di zenzero in polvere
2 g di cannella in polvere
2 g di petali di rosa di Damasco, secchi






*Il latte acido si può fare con del latte fresco intero a temperatura ambiente nel quale si mettono qualche goccia di succo di limone o aceto e lo si lascia riposare qualche ora in modo da farlo cagliare.

Scaldare i 50 ml di latte fino a quasi ebollizione, spegnere il fuoco e lasciarci i pistilli di zafferano in infusione per un paio d'ore.
Preparare tutti gli ingredienti a temperatura ambiente, pesati e pronti all'uso, la farina setacciata con il bicarbonato, lievito e sale. 
Scaldare il forno a 190°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro fuso intiepidito e i due latti.
A parte, aggiungere i pistacchi alla farina, in modo da infarinarli bene. Fare un buco nella farina e aggiungere gli ingredienti liquidi, mescolare con un cucchiao una decina di volte, non di più, appena per amalgamare gli ingredienti. L'impasto deve rimanere grumoso.
Per lo streusel, passare tutte le spezie nel macina caffé per ottenere una polvere fina che poi va setacciata; amalgamare dunque con la punta delle dita tutti gli ingredienti fino ad amalgamarli.
Riempire i pirottini disposti negli appositi stampi fino a 3/4, con l'aiuto di un cucchiaio. Distribuire lo streusel sui 12 muffins. Infornare, abbassando la temperatura del forno a 180° per circa un quarto d'ora o fino a che uno stecchino inserto nel centro dei muffin ne esca pulito, ma umido. Lasciar riposare i muffins fino a raffreddamento.



Con questa ricetta partecipo al MTC di Novembre 2014, I Muffins di Francesca



venerdì 21 novembre 2014

I muffins di Bianconigio: con carote candite e farina d'orzo

Acquerello su carta di Frédéric Dufresne



Alice: Per quanto tempo è per sempre?
Bianconiglio: A volte, solo un secondo.
-Lewis Carroll, Alice in Wonderland"-             

Se il Bianconiglio di Alice avesse mai avuto bisogno di un dolcino per festeggiare un suo non compleanno, sono sicura che sarebbe stato un muffin. Con la sua smania frettolosa é senza dubbio la prepararazione che avrebbe fatto al caso suo.
Alice nel paese delle Meraviglie in versione integrale arrivò nelle mie mani proprio grazie al mio personale Bianconiglio, che anni dopo mi avrebbe anche apetro le porte del mio proprio Wonderland, rendendomi un passato inseguito e un futuro tutto da costruire.
Rincorrendolo, il Bianconiglio mi ha mostrato il sentiero giusto del ritorno a casa e quello errato che finiva dalla regina di cuori, liberandomi dalla via sbagliata, salvandomi la vita in un momento balordo di totale abbandono.
Al contrario di quello di Alice, il mio Bianconiglio non aveva mai fretta e non guardava mai l'orologio; mi ha insegnato che nessun artefatto inventato dall'uomo avrebbe potuto mai misurare il tempo dell'allegria, o quello del dolore e come nel libro mi è stato vicino e lontano, regalandomi il suo tempo fino alla fine.
In Alice on the Stage, il proprio Carrol descrive questo personaggio come un coniglio bipede e vecchio che porta gli occhiali che rappresenta l'alter ego anziano di Alice. 
Vorrei che fosse così e che ogni secondo che passi non misurato da un orologio, desidero somigliare sempre di più a quel vecchio coniglio che mi ha offerto i regali più meravigliosi, di quelli che non si aprono e non si scartano, ma si conservano nel cuore solo un secondo o per sempre.

Il mio muffin è dunque bianco, farina di grano tenero mischiata a farina d'orzo e zucchero raffinato. Le carote, il cibo preferito dai conigli sono cotte e candite, più digeribili per un coniglio anziano e più caloriche per un coniglio che corre e rappresntano anche il dolce tempo che il mio bianconiglio mi dedicava.
La farina d'orzo e le noci pecan sono per il mio Bianconiglio: la prima per le sue origini polacche askenazite, dove l'orzo è re di una cucina povera e le ultime per quel suo essere così fragile dentro un involucro durissimo, solo in superficie. E poi perchè di noci pecan ne andava matto.


A mio padre il Bianconiglio, che mi ha regalato il suo tempo e il mio Wonderland


I Muffins di Bianconiglio


Ingredienti per 12 muffins
2 uova
100 g di zucchero semolato
115 g di burro fuso
250 ml di yogurt 
100 g di farina d'orzo
250 g di farina 00
7 g di lievito chimico per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
carote candite
una manciata di noci pecan

per le carote candite
350 g di carote
300 g di zucchero semolato
500 ml di acqua minerale
1 cucchiaio colmo di miele




 Scaldare il forno a 190°C
Per le carote candite, lavare, pelare e tagliare le carote in dadini di circa 3 mm. Cuocerle per cinque minuti in acqua bollente e poi scolarle. In una pentola di rame o di acciao a doppio fondo, mettere lo zucchero e l'acqua minerale e portare ad ebollizione. Immergere le carote nello scirioppo formatosi e lasciare cuocere tre minuti, dopodichè aggiungere il miele e cuocere altri due minuti. Scolare le carote e metterle ad asciugare su una gratella.
Preparate tutti gli ingredienti a temperatura ambiente, tutti pesati e pronti all'uso.
Per i muffins, sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro fuso e incorporarlo a zucchero e uova, poi aggiungere lo yogurt.
A parte, miscelare gli ingredienti secchi: le farine setacciate con il lievito, il bicarbonato e il sale. Fare un buco nel centro degli ingredienti secchi ed aggiungerci quelli umidi. Mescolare delicatamente, con meno giri possibili con cucchiaio di legno, fino a che gli ingredienti siano appena incorporati. 
All'ultimo, incorporare le carote candite.
Riempire con un cucchiaio i pirottini da muffins negli appositi stampi fino a 3/4 e spolverarci sopra un po' di noci pecan macinate al coltello molto grossolanamente.
Infornare, abbassando la temperatura a 180°C per una quindicina di minuti.

Per tutti i consigli di come preparare dei muffins perfetti, andate a leggere da Francesca.



Con questa ricetta partecipo al MTC di Novembre 2014, I Muffins di Francesca




 

martedì 21 ottobre 2014

Lasagna vegetariana di grano verna al "ragù" bianco di radici autunnali e caprino fresco





Una mattina presto, al mercato.
Il cielo terso, il sole che comincia a scaldare, il fango sulle scarpe, ricordo della pioggia del giorno prima. Un via vai di veli colorati, di borse piene e vuote e il profumo del pane di semola che arriva dal forno comune.
Ottobre, mese generoso di sapori, comincia a regalare i primi grandi cesti di paglia pieni di patate dolci dalla buccia bianca e rossa, di pastianche, topinambur e piccole rape bianche, tutti ancora sporchi di terra, magari raccolti il giorno prima, probabilmente dietro l'angolo, ce ne si accorge dalla terra bagnata e dal profumo di fresco.
Cammino immersa nel groviglio di pensieri che ultimamente mi assilla. Due figli lasciati partire in vacanza che il giorno previsto del ritorno hanno semplicemente deciso di non rientrare. Doloroso. Difficile da accettare, difficile da digerire, ma è la loro vita, loro è la scelta di tornare alle radici.
Io invece di radici non ne ho. Mi sono state tolte, strappate, lo stesso giorno in cui sono nata e quando ho provato a rifarle ho realizzato che non mi appartenevano e sono ogni giorno alla ricerca delle mie anche attraverso la cucina, malgrado viva una vita che non le contempla.
Tutti questi pensieri si incrociavano nella mia testa quella mattina al mercato alla vista delle primizie autunnali, mentre l'odore del forno mi ricordava che c'era una lasagna da preparare per l'MTC. È stato in questo modo che ho deciso che la mia lasagna sarebbe stata con le radici, quelle che a me mancano, quelle che loro inseguono.



Note:  
In realtà non so se questo si può chiamare ragù, da qui la decisione di metterlo tra virgolette; quello che sì so è che le patate dolci non sono radici, ma tuberi, ma rientrano nell'idea di ciò che cresce sotto il suolo, quindi son comunque parte nel mio "ragù" autunnale.

Sabrina, lo so che ci tieni e ci tengo anche io: tutti i prodotti usati sono Meknesiani, a km zero :) tranne il grano verna, che è stato un graditissimo regalo di Patty e che ho voluto assolutamente usare per questa sfida.





Lasagne di grano verna, con "ragù" bianco di radici autunnali e caprino fresco


per il "ragù"
olio extra vergine di oliva
300 g di pastinaca
300 g di rape bianche
500 g di topinambur
500 g di patate dolci
4 carote
1 cipolla rossa grande
1 gambo di sedano
2 foglie di alloro
1 bicchiere generoso di vino bianco
300 ml circa di buon brodo vegetale fatto in casa
pepe nero macinato fresco
sale

per la sfoglia
200 g di farina di grano verna
100 g di semola di grano duro
3 uova

per la besciamella (ricetta di Sabrina)
1 lito e mezzo di latte intero fresco
120 g di burro
150 g di farina
noce moscata
sale

200 g di caprino fresco
una manciata abbondante di gherigli di noci




Per il "ragù", lavare, spellare e tagliare a dadini di circa 3 mm di spessore le pastinache, rape, carote, topinambur e patate dolci. A parte, tritare la cipolla e il sedano. In una pentola capiente, scaldare l'olio e far appassire il trito di cipolla e sedano, poi, far rosolare un pochino le verdure. Sfumare con il vino, e una volta che questo sia evaporato, bagnare con il brodo fino a coprire. potare a ebolizione, poi abbassare il fuoco al minimo, aggiungere le foglie di alloro, il sale e il pepe e lasciar cuocere circa un'ora a fuoco lento. Le verdure devono essere cotte, ma non sfatte. Io l'ho lasciato "riposare" per tutta la notte, ma volendo lo si può usare subito.



Per la besciamella, bollire il latte e nel frattempo sciogliere il burro a fuoco lento. Lontano dalla fiamma, aggiungere la farina poco a moco e amalgamarla con il burro, lavorando con energia in modo da non lasciar formare grumi. Aggiungere il latte bollente poco a poco sempre mescolando e riportare il tutto su fuoco basso, fino a bollore. Salare, aggiungere la noce moscata e stemperare il caprino fresco sbriciolato quando la besciamella è ancora calda.

Per la sfoglia, fare una fontana con le farine e mettere al centro le uova. Lavorare le uova con la farina prima con una forchetta e poi a mano, impastando con forza, amalgamando bene tutti gli ingredienti. Lasciar riposare la pasta sotto una ciotola per mezz'ora. Stendere la sfoglia sottile con il mattarello, io l'ho fatto in sei parti, perchè non ho il mattarello lungo e ho steso sul piano di marmo invece della spianatoia. Lasciar asciugare la sfoglia, dopodichè tagliarla in grandi rettangoli.




Bollire abbondante acqua salata e cuocere pochi rettangoli alla volta nell'acqua bollente e toglierli appena riprende il bolllore, passarli in una ciotola con acqua gelata per raffreddarli e poi metterli a scolare in uno scolapasta.



In una teglia da forno, versare un mestolo di besciamelle e uno di ragù e stenderli su tutta la superficie, adagiare i rettangoli ben scolati fino a coprire il fondo e ricoprirli di altro ragù e beasciamelle, fino a terminare gli strati. Sull'ultimo strato ho messo solo besciamelle.
Tostare e macinare le noci e spolverizzarle sulle lasagne.
Infornare in forno già caldo a 180° per 20 minuti.



Con questa ricetta partecipo al MTC di ottobre 2014, La Lasagna al forno di Sabrina



mercoledì 28 maggio 2014

Una penna per i bambini del Medio Atlante



Innanzi tutto voglio ringraziarvi.
Ringraziare il buon cuore della community MTC, che si muove dovunque ci sia un bisogno speciale, e a tutti i miei lettori che in un modo o nell'altro mi hanno fatto sapere che vogliono partecipare al progetto di cui ho parlato ieri.
Grazie anche a chi è passato qui per la prima volta, grazie al tam tam della community e mi ha lasciato un commento, un messaggio in attesa di sapere come fare a mandare queste penne ai bambini meno fortunati.

Non sono e non ho un'associazione onlus quindi non posso ricevere danaro, ma posso ricevere le penne e tutto ciò che invierete direttamente qui in Marocco e donarle alla o alle scuole del posto, il primo giorno di scuola del prossimo anno scolastico, il 15 settembre.

 Ognuno si può organizzare localmente, con gli amici, i parenti, conoscenti e inviare quanto raccolto al seguente indirizzo: 

Eleonora Colagrosso. 
c/o Frédéric Dufresne 
BP 7142
50000 MEKNES
MAROCCO

O se no, ci si sta organizzando in vari punti di raccolta che per ora sono questi e che aggiornerò conforme se ne organizzano altri. La raccolta finisce il 30 giugno 2014.


BARI
PERLA PAPADIA
perlapapadia@libero.it

BERGAMO-LECCO
(Medolago, Cisano Bg, Merate, Dolzago, Rovagnate)
GENNY GALLO
genny.gallo@gmail.com

BOLOGNA
FRANCESCA CARLONI
Via Emilia, 257
40068 San Lazzaro di Savena (BO)
cellulare (per concordare il ritiro): 335-6060381 

CATANIA
c/o DOLCI AIUTI
VIA MONTI SICANI 17
TREMESTIERI ETNEO - CT

COSENZA
(e dintorni)
LUCI SERENA
Via Metaponto 36
Roseto capo spulico
87070 (CS)
Oppure chiamate al 3931903172

FIRENZE
GAIA INNOCENTI
gaia@profumodimamma.it

GENOVA
COMMON LAB
Via dei Giustiniani 9R 
16123 Genova 
Telefono 010 859 3550

GENOVA- BASSO PIEMONTE (Alessandrino)
Alessandra Gennaro
alessandra.gennaro@gmail.com

MASSA - LUCCA - PISA - FIRENZE
ANNARITA ROSSI
via C. Battisti 88
55041 Camaiore (LU)
ilboscodialici@gmail.com
cell 3939523470

MILANO NORD EST
MARIA PIA BRUSCIA
c/o MBE 810
Via San Domenico Savio, 19/21
20861 Brugherio (MB)
Per ogni penna consegnata, 10 Ave Maria per il donatore. :-) (e non scherzo)

MILANO SUD OVEST
LABORATORIO BETEAVON (Michela)
Zona Foppa/Solari ( indirizzo in PVT)
Aperitivo Kasher in omaggio ogni 10 oggetti di cancelleria

NAPOLI SUD-SALERNO
Farmacia San Carlo-Gallerani
Via G. Cosenza, 194
80053 Castellammare di Stabia (NA)

PALERMO
c/o casa CARCIA/SIMONCINI
VIA INGEGNEROS 98
90146 PALERMO

PERUGIA
Noemi E. Pinketts
noefitchef@gmail.com

ROMA
Gelateria VICE
viale Marconi 207
tutti i giorni dalle 12 alle 22

TRIESTE
(e dintorni)
MARIA LUISA
lasagnapazza@gmail.com


Si ha bisogno soprattutto di penne biro verdi, blu e nere. Quelle rosse sono di uso esclusivo degli insegnanti, ma se capitano, non è che le buttiamo :)
Se volete aggiungere qualcosa, anche pastelli (matite colorate), matite da disegno, temperamatite e gomme da cancellare saranno benvenuti.
I quaderni purtroppo quelli italiani non vanno bene, sono diversi, vanno bene quelli francesi, in formato quadernone se qualcuno ne avesse a disposizione.

Su Facebook si è creato un gruppo che si chiama #amicidipenna al quale potete richiedere l'iscrizione dove ci si sta organizzando e le informazioni si aggiornano in tempo reale.

Sentitevi liberi di utilizzare la foto di questo post per condividerla, per fare volantini, per metterla in vetrina se avete un negozio...per quello che volete!

Aggiornerò questo post ogni volta che si aggiunge informazione preziosa.
Siete meravigliosi, grazie con tutto il cuore.




martedì 27 maggio 2014

Babà allo sciroppo di ciliegie e crema al latte di mandorla... una penna, per i bambini del Medio Atlante




Oggi vorrei raccontarvi di un Marocco distante dalle città imperiali, dai musei, dai colori sgargianti dei mosaici e dai profumi dei suk. Vorrei raccontarvi un Marocco che il turista difficilmente vede, di piccole e grandi realtà nascoste tra le montagne dove chi va, rischia di lasciare un pezzo di cuore, come è successo a noi.
Siamo sul medio Atlante, la cordigliera montagnosa che su allunga su circa 350 km, dal Sud-ovest al nord-est del Marocco. Un posto meraviglioso dove contrastanto panorami mozzafiato e grandi stenti.



È lì che li abbiamo incontrati, sulla strada che congiunge il villaggio di Ain Leuh con le Fonti di Oum Rabia, con i loro visi polverosi e gli enormi sorrisi.
Sono i bambini del Medio Atlante.
Sul bordo delle strade strette, vendono timo fresco, mazzetti di menta selvatica, uova del giorno o latte appena munto, ancora tiepido, in bottiglie che una volta contenevano acqua. Altri non offrono nulla, stanno solo lì ad aspettare, a far cenni di fermarti.

Vivono in condizioni di estrema povertà, in ruderi di pietra o in case di legno e plastica in una regione che d'inverno è sepolta dalla neve, almeno durante tre mesi l'anno.  





Vestono abiti sdruciti dall'uso dei vari bambini che li hanno portati prima di loro e molti lavorano già, nei pascoli o nei campi, e quello è l'unico futuro che si prospetta, per la maggior parte di loro.
Eppure non chiedono soldi. Quando ti fermi, ti chiedono biscotti, dolcini e una caramella, con il loro francese sforzato e incerto, e poi chiedono una penna. Con un 'insistenza disperata "un stylo, un stylo" (una penna, una penna) e alcuni si aggrappano al fiestrino aperto, o al retrovisore, insistendo, urlando, piangendo, senza rassegnarsi a un no, senza credere che non ne hai, o che le hai finite un kilometro prima. E quei pianti, quella disperazione ti accompagna per giorni, perché per loro una penna rappresenta il diritto ad andare a scuola, quella penna che molti genitori non vedono la necessità o l'utilità di comprare, rappresenta un'opportunità, una finestra verso il futuro.

senza elettricità né acqua corrente, il bucato si fa al fiume, d'estate come d'inverno

La prima volta che siamo passati di lì, siamo andati via con il cuore appesantito senza avere nulla da dare e la richiesta di quella penna ci è risuonata nell'anima per giorni e notti.
Questo e lo scorso fine settimana siamo saliti con un bustone pieno di biscotti e caramelle e due pacchetti di penne da 10 ognuno, e quando dai una penna ad ogni bambino, senti che non bastano mai e il nodo in gola ritorna.
E ritornano alla mente l'inistenza, gli stenti, i piedi nudi, le lacrime e la disperazione...per una penna.

Una penna, simbolo di un'opportunità di cambiamento, di vita migliore, di apprendere.

E allora mi chiedevo, miei cari lettori, sareste disposti a donare una penna, blu, verde o nera o una matita a questi bambini?
QUI troverete le informazioni per come fare
Penne e matite saranno donate direttamente alla scuola del posto, per una distibuzione equa.

È solo una goccia nel mare dei bisogni della regione.
Un gesto piccolissimo per noi, un regalo importantissimo nelle loro mani.

Una penna per i bambini del medio Atlante, che non smettono mai di sorridere e ringraziare, anche se gli hai dato solo una caramella.



Dal Medio Atlante vengono anche le ciliegie.





Babà allo sciroppo di ciliegie e crema al latte di mandorla

per il babà
la ricetta di Antonietta, con le spiegazioni dettagliate

per la bagna, lo sciroppo di ciliegia
600 g di ciliegie
1lt di acqua
1kg di zucchero

per il latte di mandorla fatto in casa
150 g di mandorle sgusciate
acqua

per la crema
500 ml di latte di mandorle
1 stecca di vaniglia
4 tuorli
4 cucchiai di farina
4 cucchiai di zucchero
60 g di burro

per la gelatina di ciliegia, per rifinire il babà
1/2 kg di ciliegie
il succo di un limone
un bicchiere d'acqua
zucchero, pari al peso del succo ottenuto




Per organizzarmi meglio, ho diviso il lavoro su due giorni:

Il giorno prima:

lo sciroppo:
In una pentola, possibilmente di rame o se no di acciaio a fondo spesso, mettere lo zucchero, l'acqua e le ciliegie e mettere sul fuoco medio, senza mescolare. Quando arriva a ebollizione, abbassate il fuoco al minimo possibile e lasciare sobbollire per 45 minuti. Spegnere poi il fuoco e sgocciolare le ciliegie e metterle ad asciugare su una gratella durante tutta la notte. Filtrare e mettere da parte lo sciroppo ottenuto, farlo raffreddare completamente e conservarlo in frigo. Riscaldarlo fino a intiepidirlo prima di usarlo.

il latte di mandorle:
mettere a bagno le mandorle in 750 ml di acqua durante 8 ore. Sgocciolarle, eliminare l'acqua, sciacquarle e frullarle con altri 750 ml di acqua pulita. Con un chinois rivestito di garza o di un pezzo di stoffa leggerissimo, filtrare il tutto, aiutandovi prima con un cucchiaio per far uscire più liquido possibile, e poi strizzando bene la garza chiudendola per non far uscire la pasta di mandorle.
Conservare in frigo. Da 150 g di mandorle, esscono poco più di 500 ml di latte.

la gelatina di ciliegia:
lavare, asciugare e snocciolare le ciliegie. Metterle in un pentolino di rame o di acciaio dal fondo spesso con un bicchiere di acqua e il succo del limone. Portare ad ebollizione durante dieci minuti. Frullare le ciliegie e passarle al chinois a maglie fine per ricuperarne solo il succo. Pesare quindi il succo e aggiungerci pari peso di zucchero, mischiare il tutto e far cuocere mescolando di tanto in tanto fino a che la temperatura avrà raggiunto i 104°C, una mezz'ora circa.
Si può conservare come una marmellata, in vasetti sterili, o usarla e conservarla in frigo per una settimana.

Il giorno stesso:

la crema:
scaldare il latte di mandorla con dentro una stecca di vaniglia fino ad ebollizione. Filtrarlo subito e mantenere in caldo. In una pentola, mischiare i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata con una frusta e versarci a filo il latte, sempre mescolando. Portare la pentola sul fuoco dolce e lasciar cuocere senza mai smettere di mescolare fino a che si sarà addensata. Togliere dal fuoco e mescolarci rapidamente il burro a pezzetti. Lasciar raffreddare e conservare in frigo fino al momento dell'uso.

Preparare il babà, nel mio caso 6 monoporzioni, sformarli e quando sono ancora tiepidi, gli si versa lo sciroppo intiepidito sopra, rigirandoli su sé stessi ogni 15 minuti, fino a che prenderanno la consistenza di una spugna piena d'acqua. Una volta ben bagnati, sistemarli sul piatto di portata.
Spennallare i babà con tre cucchiai di gelatina di ciliegie precedentemente riscaldata fino a farla sciogliere. Decorare a piacere i babà con la crema al momento di servirli, e decorare con le ciligie semicandite dello sciroppo.




Potete tagliare il babà a metà e mettere la crema dentro, o decorarli solo esternamente. Io con il primo (quello della foto) ho messo la crema solo nella fessura del taglio, per poi mostrarne l'interno, la sua alveolatura e come risultano una volta inzuppati nella bagna.
Il resto delle ciliegie semicandite si può conservare in frigo per qualche giorno e utilizzarle in altre preparazioni o mangiarle così come sono.
Non ho usato alcool, e lo so, è un'eresia, ma l'ho fatto per non privare i più piccoli di casa di questo dolce che è troppo buono per perderselo.



Con questa ricetta partecipo al MTC di maggio 2014, il Babà