giovedì 26 marzo 2015

Pecan pie salata al rosmarino, con panna al pamigiano




Mi sono svegliata con quest'idea mercoledì mattina e mi martellava tanto in testa che ho persino pensato di farla al posto della quiche ai finocchi caramellati. Avevo tutti gli ingredienti, ma ancora non risucivo a concretizzare la ricetta e a risolvere acuni problemi "tecnici". Trasformare in torta salata un qualcosa che nasce dolce per eccellenza rappresentava una sfida nella sfida.
Nella versione originale ci va lo sciroppo di mais o la melassa e, ovviamente, lo zucchero. Tanto zucchero. Alcune versioni prevedono anche lo sciroppo d'acero. Dovevo quindi trovare soluzioni per riuscire ad avere una consistenza più fedele possibile all'originale, eliminando ogni ombra di dolcezza e dovendo trovare l'accompagnamento ideale che sostituisse il gelato alla vaniglia o la panna montata.
Si trattava di stravolgere un classico americano. Flavia, non mi odiare :)
Ho dato quindi priorità ai mini finocchi e alla spigola che era così bella e fresca, che mi dispiaceva congelarla. Ho anche pensato, anzi, ne ero praticamente sicura, che non cel'avrei fatta a realizzare questa ma l'idea era rimasta insistente, e contro il tempo tiranno, ho ultimato i dettagli incrociando le dita perchè funzionasse.
E ha funzionato.





Pecan pie salata al rosmarino, con panna al parmigiano

Ingredienti per una pie di 28 cm di diametro

375 g di pasta brisée

200 g di noci pecan tritate grossolanamente
una ventina di gherigli di noci pecan interi
2 rametti di rosmarino
100 g di burro
100 g di panna fresca
3 uova
sale
pepe nero macinato al momento

150 ml di panna fresca
50 g di parmigiano



Confezionare la pasta brisée e cuocerla in bianco con le istruzioni di Flavia.



Separare le foglie di rosmarino dai rametti e triturarle finemente al coltello,
Sciogliere il burro in un pentolino insieme al rosmarino e lasciarlo intiepidire. Sbattere leggermente le uova e incorporarle alla panna, incorporare anche il burro fuso poco a poco, senza smettere di mescolare con la frusta, poi il sale e il pepe e mescolare.
Sul fondo del guscio di brisée cotto in bianco, sparpagliare le noci pecan tritate e poi versarci sopra il composto di panna. Adagiare sulla superficie le noci pecan intere a modo di decorazione.
Infornare in forno già caldo a 180° per 30-35 minuti. Il ripieno si gonfierà, ma si abbasserà da solo una volta fuori dal forno.

Montare la panna e incorporare delicatamente con una spatola il parmigiano grattuggiato molto finemente.
Servire la pecan pie calda o tiepida, con una generosa cucchiaiata di panna al parmigiano.


Con questa ricetta partecipo al MTC di marzo 2015


mercoledì 25 marzo 2015

Quiche ai finocchi caramellati e spigola






Cara Flavia,
eccomi di nuovo, tutto un record per me. Questa Quiche l'ho fatta, mangiata e pubblicata il giorno stesso. Sto scrivendo il post e il forno è ancora caldo e l'aroma ancora nell'aria.
Mentre la preparavo, mi sentivo un po' come in tempi passati, come se quella fantasia culinaria perduta fosse tornata e i famosi spiriti risvegliati, anche solo per una mezza giornata. Chissà quanto durerà.
In questi giorni, anzi, in questi mesi ho la sensazione che nulla va nel verso giusto, da settembre prendo colpi, batoste e troppe volte faccio fatica a rialzarmi. Troppe cose insieme, la voglia di urlare affogata in un sorriso improvvisato per chi mi sta intorno.
Sai Flavia, in questi momenti vorrei essere come te. Sì, come te che porti luce e risate ovunque vai; come te, che sei la persona più positiva e generosa che conosco. Come te, che hai sempre una parola giusta per sollevare gli animi e sei portatrice di un'allegria senza spazi e limiti.
E a te m'ispiro ogni giorno per ripartire, per farmi forza e per cercare il sole dietro le nuvole nere.
Non te l'ho mai detto, te lo dico oggi anche perchè non sapevo cosa scrivcere su questo post...spero che nessuno lo prenda come una sviolinata con doppi fini.
No, non lo è.
È solo il mio modo oggi di ringraziarti per ogni singola parla dettami, per le canzoni da ballare con i bambini la sera prima di cena, per la tua allegria contagiosa, o semplicemente per esserci quando ho bisogno di quattro chiacchiere. Grazie di esistere Flà!
Due partecipazioni al MTC nello stesso mese, sono solo per te. Stavolta, nella teglia giusta.
un bacio
Ele


Quiche ai finocchi caramellati e spigola

Ingredienti per una quiche di 28 cm

Per la Brisée di Michel Roux:

250 g di farina
150 g di burro
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 cucchiaino colmo di semi di finocchio macinati al momento
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo

Per il ripieno:

8 finocchi piccoli
20 g di burro
30 g di miele
1 spigola da 1kg circa
250 g di crème fraîche densa
la buccia grattuggiata di un limone grande
1 uovo
pepe bianco macinato al momento
sale 





Mettere la farina  afontana sul piano di lavoro e nel centro metetre il burro morbido tagliato a pezzetti, il sale, i semi di finocchio in polvere, lo zucchero e l'uovo e cominciare a mischiare con la punta delle dita. Impastare piano piano la farina fino ad ottenere un impasto grumoso e quindi incorporare il latte delicatamente con la punta delle dita. Impastare fino ad ottenere una palla liscia. 
Lasciar riposare la pasta avvolta nella pellicola, in frigo.




Sul piano di lavoro infarinato, stendere la pasta ad uno spessore di 2-3 millimetri e rivestirci una tortiera da quiche, possibilmente a fondo rimovibile o, se no, una teglia imburrata e infarinata. Mettere la teglia foderata di pasta in frigo durante 20 minuti.
Scaldare il forno a 180°, bucherellare il fondo della pasta con una forchetta, coprirla con un foglio di carta forno e riempirlo con dei pesi che possono essere dei legumi crudi, delle sfere di ceramica apposite o nel mio caso, dei sassolini di fiume ban lavati che uso solo per questo scopo. Infornare con i pesi per 20 minuti, poi togliere i pesi e la carta forno, abbassare la temperatura a 170° e infornare di nuovo per 10-15 minuti.
Lavare i finocchi e tagliarli a metà nel senso della lunghezza. In una padella, sciogliere il burro e far rosolare i finocchi due minuti da ogni lato fino a fali dorare. Aggiungere il miele e cuocere qualche minuto, fino a farli impregnare ecaramellare. Mettere a parte.
Sfilettare la spigola e tagliare a listarelle i filetti.
 Con una frusta, sbattere la crème fraîche, l'uovo, la buccia del limone, il pepe e il sale. Versare questo composto nel guscio di brisée cotto in bianco e adagiarci sopra i finocchi caramellati con la parte interna rivolta verso l'alto. Sui finocchi, adagiare le listarelle di spigola.
Infornare di nuovo a 180° durante 25 minuti, o fino a che il ripieno sarà ben rappreso e dorato e i filetti di spigola, cotti.
Servire calda.



Per la ricetta della pasta brisée e i suoi trucchi e barbatrucchi vi rimando qui
Per i segreti dellala cottura in bianco, vi rimando qui

Con questa ricetta partecipo al MTC di marzo 2015

martedì 24 marzo 2015

Quiche allla bieta, con Bleu d'Auvergne, pere e noci



Quando ero piccola detestavo la bieta. Non c'era verso di farmela mangiare sebbene fosse un contorno molto (e fin troppo) comune sulla nostra tavola, soprattutto a inizio della primavera, epoca in cui cresceva riglogliosissima in una parte del giardino senza che nessuno l'avesse mai seminata o piantata. Erba gratis. Mia madre ne faceva uso e abuso, ma sempre e solo bollita e condita con olio e limone. Che gioia.
Da grande, non l'ho mai neanche guardata o considerata prima della Pasqualina di Vittoria, proprio al MTC. E fu amore.
Quest'anno in Marocco la bieta è stata straordinariamente buona e abbondante durante la seconda metà dell'inverno e quest'inizio di primavera. L'ho proposta in tanti modi, dal metterla nella pasta, al farci il risotto, o gratinata, insieme a broccoli e fagioli e altro ancora. Un altro mondo. Mi manca solo il coraggio di provarla lessata con olio e  limone. Ma anche no.
Ancora una volta ho dovuto scegliere tra l'uso del burro o della carne e come al solito ha vinto il burro, perchè diciamocelo, la brisée all'olio o alla margarina non esiste proprio almeno a casa mia.
Sono allora andata al mercato in cerca d'idee per la quiche e quel fascione di bieta propostomi dal mio verduraio di fiducia mi ha dato la risposta per la mia quiche obbligatoriamente vegetariana.
Hanno completato il resto il Bleu d'Auvergne, formaggio erborinato che adoro e che, stranamente anche i bambini amano e le pere, piccole e dolci, prodotte in Marocco a dare una nota di dolcezza che spezzasse con il resto. Le noci sono state aggiunte in corso d'opera per avere un gioco di consistenze e una nota croccante nel ripieno morbido.
Il sapore di questa quiche era per me straordinario, modestia a parte. Sébastien che compiva due anni il giorno in cui l'ho fatta, ne ha mangiate due fette dopo averci spento la candelina a forma di due. Lolo, che in questi ultimi mesi vive d'aria e frutta, l'ha mangiata volentieri...un gran traguardo!
La tecnica di cottura in bianco spiegata dalla Mapi (link più giù) mi ha permesso di avere una quiche perfettamente cotta il cui fondo non è rimasto più morbido del resto come spesso mi accade. 
Gusto e consistenza da sballo insomma.
Ma, e c'è un ma, ho commesso due errori: Ho usato uno stampo da crostata da 30 cm invece di 28 come da ricetta di Flavia, perchè con fondo amovibile avevo solo quello e quindi la pasta è stata stesa troppo sottile. L'altro errore è che ho distribuito male il ripieno, per cui da una parte è straripato, causando una differenza notevole di cottura in superficie, come si può vedere dalla foto.
Adesso ho uno stampo da crostata più piccolo e credo che mi prenderò una rivincita personale su questa pasta brisée del Maestro Roux, perchè merita davvero. Personalmente, credo che l'adotterò anche per il futuro, come fu per la pasta delle crêpes del MTC, adottata e mai più cambiata.
 

Quiche alla bieta, Bleu d'Auvergne, pere e noci

Ingredienti per una quiche di 28 cm

375 g di basta brisée di Michel Roux (ricetta e trucchi da Flavia)

250 g di Bleu d'Auvergne
400 g di bieta
1 manciata di gherigli di noci
2 pere piccole
250 ml di crème fraîche densa
2 uova sbattute
1 spicchio d'aglio
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe


Per la ricetta della pasta brisée e i suoi trucchi e barbatrucchi vi rimando qui
Per i segreti dellala cottura in bianco, vi rimando qui



Lavare, asciugare e tagliare sottilmente la bieta, usando le foglie e la parte più tenera delle coste. In una padella, riscaldare l'olio e far soffriggere l'aglio senza bruciarlo e aggiungere la bieta, salare  e pepare al gusto e abbassare il fuoco e cuocere fino a che la verdura rarà "appassita" e le coste cotte.
Mischiare la crème fraîche con le uova, aggiungendo un po' di sale, tenendo in conto che già ce n'è nella bieta. Tagliare le pere a cubetti. Sbriciolare il Bleu d'Auverge. Sminuzzare grossolanamente i gherigli di noci.
Nel guscio di pasta cotto in bianco, adagiare la bieta, avendo tolto lo spicchio d'aglio, poi sparpagliare sopra di essa il resto degli ingredienti. Coprire con il composto di crema e uova.


Infornare in forno caldo a 180°C per 45 minuti circa o fino a che il ripieno si sia rappreso e dorato.


Con questa ricetta partecipo al MTC di marzo, 2015.



martedì 10 febbraio 2015

Crostata meringata al limone, per uno sbattito di ciglia



Da mercoledì scorso Lolo è a casa. Si è beccato un bel combo: laringo-faringite, otite e congiuntivite, tutte insieme. Quindi ci sono i soliti antibiotici e altre cose da prendere e come parte della cura, ovviamente, tante coccole e riposo a casa, almeno fino a giovedì.
Al contrario di tanti altri bambini, a Lolo quando sta male l'appetito si sveglia e con lui, le voglie. Qualche settimana fa, con la febbre a quasi 40, mi chiese che, visto che stava male, avrei potuto fargli una lasagna. Mica una minestrina...
Ma la particolarità non è ciò che chiede, è il come lo fa. Come sbatte le ciglia lui, quando vuole qualcosa, nessun altro al mondo. Quando ha un'idea o s'impunta su qualcosa, tira fuori la sua arma letale, lo sbattito delle sue ciglia lunghe e l'espressione languida dei suo occhioni neri che solo lui sa fare.
Ieri mattina, annoiato dalla mancanza dell'asilo, tra uno sbattito di ciglia e l'altro, mi ha chiesto: "Mammina, me la fai una crostata meringata al limone, magari con qualche lampone?"
Impossibile resistere, impossibile negarsi.
Solo che i lamponi freschi sono spariti misteriosamente mentre la pasta raffreddava, quelli congelati fanno troppa acqua e così, questa crostata di lamponi non ne ha visti.

Come ogni volta che la faccio, non sono riuscita a conservarne un pezzo per la foto. Ho solo quest'unica fotografia, scattata con l'Ipad, della crostata appena uscita dal forno. Nessuna dell'interno. La pubblico lo stesso perchè in molti mi hanno chiesto la ricetta e anche perchè è collaudatissima: da più di dieci anni faccio sempre la stessa ricetta, senza cambiamenti e il risultato ormai è più che garantito.
Il ripieno, grazie ai tuorli e al burro è di un bel giallo limone sgargiante, e ha un sapore dolce, senza note troppo acide. La consistenza è soda e non cola al taglio.
Prometto che la prossima volta aggiungo delle foto dell'interno, magari al prossimo sbattito di ciglia.


Crostata Meringata al Limone

Ingredienti per uno stampo da 23 cm

Per la pasta:
185 g di burro
4 cucchiai di zucchero
185 g di farina
80 g di amido di mais

Per il ripieno cremoso al limone:
4 cucchiai di farina
4 cucchiai di amido di mais
2 cucchiaini di buccia di limone grattuggiata
170 ml di succo di limone
250 g di zucchero semolato
310 ml di acqua
90 g di burro
4 tuorli, leggermente sbattuti

Per la meringa:
4 albumi
2 cucchiai d'acqua
180 g di zucchero

Scaldare il forno a 180°C.
Per la pasta, rlavorare lo zucchero con il burro fino ad ottenere una consistenza cremosa. Aggiungere la farina e l'amido gradualmente e impastare fino ad ottenere una palla. Stendere la pasta su una superficie leggermente infarinata e foderarci uno stampo da crostata di 23 cm di diametro. Con una forchetta, fare dei buchi sul fondo e i lati della pasta. Infornare in forno caldo a 180°C tra i 20 e i 25 minuti, o fino a che sia dorata. Lasciarla raffreddare completamente.
Per il ripieno cremoso al limone, mettere in una pentola la farina, l'amido, la buccia grattuggiata e il succo di limone, lo zucchero e l'acqua e mescolare fino a che il composto sia omogeneo e senza grumi. Portare la pentola sul fuoco medio e cuocere senza smettere di mescolare fino ad arrivare a bollitura e che la crema si addensi. Dopo i primi cenni di bollitura, ci vorranno circa tre minuti. Togliere quindi la pentola dal fuoco e aggiungere subito i tuorli e il burro, mescolando fino a che il burro si sciolga completamente. Lasciar raffreddare e poi versarla sulla pasta della crostata già cotta e fredda.
Per la meringa, mettere gli albumi e l'acqua in una ciotola e sbattere con forza o con la planetaria, fino a che cominci a indurire, versare quindi lo zucchero e continuare a sbattere il composto fino ad ottenere una meringa dura e brillante.
Con una spatola, o con la sac à poche, se preferite, mettere la meringa sulla crema e infornare di nuovo a 180°C per una decina di minuti, o fino a che la meringa sia dorata.
Lasciar raffreddare prima di gustare.



mercoledì 4 febbraio 2015

Una penna per i bambini del Medio Atlante: GRAZIE! MERCI! SHUKRAN!





 GRAZIE.
E innanzi tutto, scusate il ritardo.
Il ritardo di 5 mesi per sbloccare i pacchi dalla dogana, e quello di tre settimane per il post in questo blog.



Ouilouane, 17 gennaio 2015

Nevica.
E ti rendi conto che quel ritardo per il quale hai pregato, ti sei arrabbiata e irritata durante 5 mesi, si può dire che sia stato provvidenziale.
Perchè sotto la neve che ricopre i tetti di questi bambini da gennaio a marzo, capisci di più gli stenti che vivono e quanti bisogni hanno.


Sotto la neve scopri che questa scuola che hai scelto perchè l'unica nel raggio di parecchi kilometri, non è una semplice scuola, ma anche un centro di protezione sociale, dove 80 bambini dormono dal lunedì al venerdì, lontano dalle loro famiglie perchè alcuni abitano nelle foreste, altri vengono da lontano, e altrimenti non avrebbero accesso all'educazione, come succede spesso in queste zone, soprattutto per le bambine.







Ma c'è anche chi ogni giorno, cammina 10 kilometri all'andata e altrettanti al ritorno per venire a scuola, per difendere il proprio diritto allo studio, e malgrado le avversità, ha anche pieni voti, come Suad, la bambina dal velo e le guance rosse, espressione dolce e occhi profondi, sulla quale potrei scrivere un post a parte.

La piccola Suad


I dormitori, dove dormono 40 bambine e 40 ragazzi, sono formati da uno stretto corridoio ai cui lati si aprono delle stanzette appena grandi da contenere due letti a castello. Alla fine del corridoio una parete scalcinata dove appoggia una stufetta a legna in ghisa, poco più grande di una scatola di scarpe, dove due pezzetti di legno si consumano piano piano, ormai quasi brace. Il calore c'è solo intorno alla stufetta, nelle stanze fa freddo.
Il prezzo di un kilo legna, ci spiegano, è lo stesso di quello di un kilo di pane, e a volte, anche sotto la neve, ci sono scelte da fare.


 


 In una gran sala, i pacchi provenienti da tutti voi sono disposti su un tavolo. Il Direttore ha ovviamente l'onore di aprire i primi, con un taglierino ben affilato e con fare visibilmente emozionato. C'è chi comincia  afare l'inventario e chi prepare piccole cose da offrire subito ai bambini in modo simbolico, poi le cose verranno posate, contate e divise in parti uguali. L'eccedente, si discute se tenerlo come provvista o mandarlo ad altre scuole della regione.






Intanto i bambini entrano, in silenzio, la neve nei capelli o sui berretti, gli sguardi curiosi sui pacchi aperti, c'è chi sorride, chi resta serio, pensieroso. Pochi fuggono alla lente della macchina fotografica, molti invece regalano un sorriso o un'espressione di gioia, altri semplicemente guardano verso l'obbiettivo, emozionati, ritorsi contegnosi, timidi, ma pur sempre felici.





 
Poi iniziano i discorsi, del direttore, del Presidente dell'associazione, professori e altri presenti.
In francese, in arabo e in Amazigh, la lingua berbera. Accanto a me, qualcuno traduce a stento in francese perchè io possa capirne qualche cosa.

"Voi avete appoggiato questi bambini, Dio appoggerà i vostri" 

è la frase che mi rimane più impressa e che mi porto dentro da allora, e penso per sempre. 
Tra pochi mesi lascerò per sempre questo Marocco meraviglioso e quest'esperienza la porterò sempre nel cuore, come il ricordo più prezioso che questo paese mi lascia, grazie a tutti voi che avete collaborato.
Vorrei ringraziare ognuno di voi: grazie a chi si è  organizzato per raccogliere, smistare e spedire i pacchi. Grazie a ognuno di voi che ha donato e grazie della pazienza che avete avuto di attendere insieme a me che tutte le pratiche burocratiche per sbloccare i pacchi dalla dogana andassero a buon fine.
Grazie anche a chi ha "malignato" e fatto ironie e sarcasmi durante questi lunghi 5 mesi, perchè mi ha permesso di trovare ancora più determinazione perché arrivasse tutto a destinazione.
E un grazie specialissimo va al Signor El Houssaine Daanoun, senza il cui appoggio e aiuto non sarei mai riuscita in questa impresa e mi sarei persa nei meandri della burocrazia marocchina.

 Un'immagine vale più di mille parole, qui vi mostro alcuni dei volti dei bambini ai quali avete regalato non solo un sorriso, ma soprattutto un'opportunità in più per un futuro migliore.
















 



 GRAZIE, MERCI, SHUKRAN!


martedì 25 novembre 2014

Muffins da Mille e una Notte: allo zafferano e pistacchio, con streusel di ceci profumato alla rosa






Ho sempre immaginato Sherazad con dei lunghi e brillanti capelli neri, coperti da veli di seta ricamati da pietre preziose, seduta su una poltrona d'oro e velluto rosso che raccontava le sue fiabe al re suo marito. Il Re aveva ucciso tutte le sue mogli e lei decise di narrargli un racconto ogni notte per scampare a quel destino e alla fine lui si innamora di lei attraverso quelle storie e le concede la grazia.
Raccontare per vivere è un po' la mia storia o piuttosto scrivere per sopravvivere.
Mentre Sherazad favoleggiava ad alta voce, io l'ho fatto da tempi remoti nel silenzio di una pagina bianca e di un flusso di inchiostro sempre nero.  Mettere nero su bianco versi e storie vere o inventate mi ha mantenuta viva fino ad oggi durante ogni periodo della mia vita, sia roseo o grigio.
Probabilmente è per questo che ho amato da sempre il personaggio di Sherazad, perchè mi ci sono sentita identificata sin dalla prima lettura, nel suo inventare racconti con la speranza di sopravvivere.

Per questi muffins ho cercato di ricreare i sapori della Persia di quel tempo: il profumo dello zafferano, il sapore dei pistacchi e il crumble di ceci che profuma di rose, senza tralasciare significati simbolici come l'oro scuro dello zucchero grezzo, il rosso amore dei pistilli di zafferano e il verde dei pistacchi, verde speranza di non morire.



Muffins da Mille e una Notte



Ingredienti per 12 muffins medi

2 uova
100 g di zucchero grezzo di canna
115 g di burro fuso
200 ml di lben (latte acido)*
50 ml di latte
10 pistilli di zafferano
350 g di farina
7 g di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
80 g di pistacchi tritati grossolanamente

per lo streusel di ceci:
50 g di zucchero grezzo di canna
25 g di zucchero semolato
30 g di burro
70 g di farina di ceci
1 g di cardamomo
1 g di zenzero in polvere
2 g di cannella in polvere
2 g di petali di rosa di Damasco, secchi






*Il latte acido si può fare con del latte fresco intero a temperatura ambiente nel quale si mettono qualche goccia di succo di limone o aceto e lo si lascia riposare qualche ora in modo da farlo cagliare.

Scaldare i 50 ml di latte fino a quasi ebollizione, spegnere il fuoco e lasciarci i pistilli di zafferano in infusione per un paio d'ore.
Preparare tutti gli ingredienti a temperatura ambiente, pesati e pronti all'uso, la farina setacciata con il bicarbonato, lievito e sale. 
Scaldare il forno a 190°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro fuso intiepidito e i due latti.
A parte, aggiungere i pistacchi alla farina, in modo da infarinarli bene. Fare un buco nella farina e aggiungere gli ingredienti liquidi, mescolare con un cucchiao una decina di volte, non di più, appena per amalgamare gli ingredienti. L'impasto deve rimanere grumoso.
Per lo streusel, passare tutte le spezie nel macina caffé per ottenere una polvere fina che poi va setacciata; amalgamare dunque con la punta delle dita tutti gli ingredienti fino ad amalgamarli.
Riempire i pirottini disposti negli appositi stampi fino a 3/4, con l'aiuto di un cucchiaio. Distribuire lo streusel sui 12 muffins. Infornare, abbassando la temperatura del forno a 180° per circa un quarto d'ora o fino a che uno stecchino inserto nel centro dei muffin ne esca pulito, ma umido. Lasciar riposare i muffins fino a raffreddamento.



Con questa ricetta partecipo al MTC di Novembre 2014, I Muffins di Francesca



venerdì 21 novembre 2014

I muffins di Bianconigio: con carote candite e farina d'orzo

Acquerello su carta di Frédéric Dufresne



Alice: Per quanto tempo è per sempre?
Bianconiglio: A volte, solo un secondo.
-Lewis Carroll, Alice in Wonderland"-             

Se il Bianconiglio di Alice avesse mai avuto bisogno di un dolcino per festeggiare un suo non compleanno, sono sicura che sarebbe stato un muffin. Con la sua smania frettolosa é senza dubbio la prepararazione che avrebbe fatto al caso suo.
Alice nel paese delle Meraviglie in versione integrale arrivò nelle mie mani proprio grazie al mio personale Bianconiglio, che anni dopo mi avrebbe anche apetro le porte del mio proprio Wonderland, rendendomi un passato inseguito e un futuro tutto da costruire.
Rincorrendolo, il Bianconiglio mi ha mostrato il sentiero giusto del ritorno a casa e quello errato che finiva dalla regina di cuori, liberandomi dalla via sbagliata, salvandomi la vita in un momento balordo di totale abbandono.
Al contrario di quello di Alice, il mio Bianconiglio non aveva mai fretta e non guardava mai l'orologio; mi ha insegnato che nessun artefatto inventato dall'uomo avrebbe potuto mai misurare il tempo dell'allegria, o quello del dolore e come nel libro mi è stato vicino e lontano, regalandomi il suo tempo fino alla fine.
In Alice on the Stage, il proprio Carrol descrive questo personaggio come un coniglio bipede e vecchio che porta gli occhiali che rappresenta l'alter ego anziano di Alice. 
Vorrei che fosse così e che ogni secondo che passi non misurato da un orologio, desidero somigliare sempre di più a quel vecchio coniglio che mi ha offerto i regali più meravigliosi, di quelli che non si aprono e non si scartano, ma si conservano nel cuore solo un secondo o per sempre.

Il mio muffin è dunque bianco, farina di grano tenero mischiata a farina d'orzo e zucchero raffinato. Le carote, il cibo preferito dai conigli sono cotte e candite, più digeribili per un coniglio anziano e più caloriche per un coniglio che corre e rappresntano anche il dolce tempo che il mio bianconiglio mi dedicava.
La farina d'orzo e le noci pecan sono per il mio Bianconiglio: la prima per le sue origini polacche askenazite, dove l'orzo è re di una cucina povera e le ultime per quel suo essere così fragile dentro un involucro durissimo, solo in superficie. E poi perchè di noci pecan ne andava matto.


A mio padre il Bianconiglio, che mi ha regalato il suo tempo e il mio Wonderland


I Muffins di Bianconiglio


Ingredienti per 12 muffins
2 uova
100 g di zucchero semolato
115 g di burro fuso
250 ml di yogurt 
100 g di farina d'orzo
250 g di farina 00
7 g di lievito chimico per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
carote candite
una manciata di noci pecan

per le carote candite
350 g di carote
300 g di zucchero semolato
500 ml di acqua minerale
1 cucchiaio colmo di miele




 Scaldare il forno a 190°C
Per le carote candite, lavare, pelare e tagliare le carote in dadini di circa 3 mm. Cuocerle per cinque minuti in acqua bollente e poi scolarle. In una pentola di rame o di acciao a doppio fondo, mettere lo zucchero e l'acqua minerale e portare ad ebollizione. Immergere le carote nello scirioppo formatosi e lasciare cuocere tre minuti, dopodichè aggiungere il miele e cuocere altri due minuti. Scolare le carote e metterle ad asciugare su una gratella.
Preparate tutti gli ingredienti a temperatura ambiente, tutti pesati e pronti all'uso.
Per i muffins, sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro fuso e incorporarlo a zucchero e uova, poi aggiungere lo yogurt.
A parte, miscelare gli ingredienti secchi: le farine setacciate con il lievito, il bicarbonato e il sale. Fare un buco nel centro degli ingredienti secchi ed aggiungerci quelli umidi. Mescolare delicatamente, con meno giri possibili con cucchiaio di legno, fino a che gli ingredienti siano appena incorporati. 
All'ultimo, incorporare le carote candite.
Riempire con un cucchiaio i pirottini da muffins negli appositi stampi fino a 3/4 e spolverarci sopra un po' di noci pecan macinate al coltello molto grossolanamente.
Infornare, abbassando la temperatura a 180°C per una quindicina di minuti.

Per tutti i consigli di come preparare dei muffins perfetti, andate a leggere da Francesca.



Con questa ricetta partecipo al MTC di Novembre 2014, I Muffins di Francesca