Le cicale.
erano anni che non le sentivo ed averle nel giardino, ascoltarle tutti i giorni mi ha riportata indietro nel tempo, come molte altre cose in questa nuova casa.
Quando eravamo piccoli vivevamo in una grande casa bianca circondata di verde, con un gran giardino dove crescevano limoni, aranci, viti e ulivi. E noi scorrazzavamo liberi in giardino, con il cane al seguito, o facevamo passeggiate nei dintorni.
Era ancora un'epoca sana e tranquilla, in cui tutto era genuino. L'olio proveniva dalle olive del giardino, i limoni che mamma usava per fare la maionese, -con le uova del pollaio-, venivano dall'albero di fronte alla finestra del salotto e anche il vino si produceva con la piccola vigna.
Nel terreno incolto accanto, c'erano vari alberi di fichi che non toccammo -per rispetto- la prima estate, ma li osservammo cadere uno dopo l'altro e rinsecchirsi a terra o sulla pianta, inebriati da quell'odore un po' dolce e un po' alcoolico, con le mani in tasca e la voglia in bocca. Non fu così l'estate seguente, ne quelle dopo. I fichi abbandonati vennero subito adottati e ci bastava scavalcare un muretto per farci certe mangiate che a volte finivano anche in indigestione...o in guerra...
Un bel giorno i tre moschettieri (va bene, due moschettieri più la moschina che ero io) scavalcarono il muretto con la richiesta della mamma di andare a raccogliere dei fichi. Quell'estate la produzione era così tanta, che presto le buste che mamma ci aveva dato furono riempite e i tre cominciammo quindi a mangiarne, finchè ai due più piccoli non cominciarono ad arrivarci raffiche di fichi addosso, in faccia, nei capelli... Inevitabilmente quando ancora oggi, dopo più di venticinque anni, si parla di fichi, la famosa guerra viene fuori, causando risate fino alle lacrime, con il ricordo indelebile della faccia di mia madre quando ci ha visti ritornare in condizioni pietose, ridendo come matti, coperti di fichi dalla testa ai piedi e ci ha messo a tutti e tre insieme a mollo nel bagno.
E non ho potuto fare a meno di ridere da sola, quando nel nuovo giardino ho scoperto i tre alberi di fico. Le scorte di bagnoschiuma le ho fatte, ma per ora i miei tre moschettieri non si sono mostrati con intenzioni fico-belliche, il che mi ha dato modo di sperimentare alcune ricette, come questa.
Costolette d'agnello alle erbe
con fichi caramellati alla menta
Ingredienti per 6 persone:
12 costolette d'agnello
olio extra vergine d'oliva
timo fresco
rosmarino fresco
salvia fresca
una quindicina di fichi verdi, non troppo maturi, tagliati a metà
20 gr di burro (circa)
Una cucchiaiata colma di zucchero di canna grezzo
una decina di fogliline di menta fresca
Fare un trito finissimo con le erbe e mischiarlo nella quantità necessaria d'olio per mettere a marinare le costolette. Io ho preferito non usarne troppo, perchè la carne aveva già una bella quantità di grasso. Cospargere le costolette e metterle in frigo a marinare per almeno due ore, meglio se di più.
Per cuocerle potete usare sia il grill, la padella o il forno, come ho fatto io. I tempi dipendono dalla grandezza e lo spessore dei pezzi, le mie erano piccole ed è bastato metterle in forno caldo a 190°, per 20 minuti.
Mentre le costolette cuociono, a parte fate fondere il burro con la metà della menta in una padella e versateci poi i fichi; fateli saltare un poco nel burro e aggiungeteci lo zucchero. Abbassare il fuoco e lasciar caramellare, muovendo con cura di non rompere i frutti. Aggiungere il resto della menta, cuocere ancora per un minuto.
Sevire la carne accompagnata dai fichi caldi.
Questa ricetta partecipa al contest di Stefania


