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giovedì 10 marzo 2016

Quel Brodetto che si credeva Rondón (ricetta taref)






 Di Eleonora

Il Rondón costaricano ha incontrato il Broeto alla ciosòta.
Si sono incontrati in India, questi due colleghi. Ci volevano l'MTChallenge e Anna Maria, per farli ritrovare. Così diversi e distanti, così simili nella loro storia.
Si sono innamorati.
E hanno avuto un figlio. Latinoamericano. Caraibico. Chioggiota. E anche un po' Indiano, diciamolo.

Il Rondòn ha le sue origini nella cucina tradizionale africana, arrivato ai Caraibi con la deportazione di schiavi da parte dei coloni Europei che dominarono la regione a partire dalla scoperta dell'America. Le prime menzioni scritte su questo piatto, rivelano che era già preparato nel XVII secolo dai pescatori dell Antille, della costa Centroamericana e della costa caraibica Colombiana. 
Alle origini, consisteva nella cottura di frutta e radici disponibili in un brodo fatto a base di latte di cocco, al quale, secondo disponibilità, si aggiungeva il pesce.
Il nome deriva dal patois caraibico "run down" che indica il cercare qualcosa, raccogliere o racimolare, riferendosi alle radici, verdure e al pescato del giorno che si avevano alla mano per preparare il piatto.
La vasta varietà di pesci, frutti, radici e carni selvatiche o domestiche che gli abitanti delle coste avevano a disposizione, matenevano la popolazione ben alimentata. Preparare un pasto raramente supponeva un'andata al mercato. Era appunto solamente questione di racimolare gi ingredienti nella selva, il mare o nei loro piccoli poderi. Le casalinghe parsimoniose mettevano tutto insieme in una sola pentola, lo cuocevano nel latte di cocco e lo chiamavano "run down" per tutto ciò che erano riuscite a racimolare quel giorno. 
Mentre il brodetto nasce cucinato direttamente in barca con il rimanente del pescato della giornata, il rondòn è un piatto che si cucinava in spiaggia. Si faceva un fuoco, si metteva un calderone e si aspettava, seduti riposando sotto una palma o su uno scoglio. La ricetta variava di giornata in giornata dipendendo da quegli ingredienti che la gente fosse riuscita a racimolare. Ciò che non mancava mai, perchè sulla costa dei caraibi ce n'è in abbondanza, erano il cocco con cui produrre il latte, e le banane acerbe, sia da cuocere direttamente nella zuppa, o da friggere in accompagnamento.
La fortuna ha voluto che qui in India, trovassi due dei pesci più comunemente pescati su quella costa: il Pargo (red snapper) e la Corvina (sea bass), oltre a qualche gamberone, piccoli calamari e granchi, facili da trovare vicino alla costa dei caraibi centroamericani.
La cucina centroamericana è in genere caratterizzata dalla sua semplicità e quasi assenza di spezie. Il sapore è dato dagli ingredienti al naturale e dal soffritto criollo (peperone, coriandolo, cipolla). Non è una cucina che vanta piatti complicati o tecniche complesse. I piatti più tradizionali infatti, vogliono solo un fuoco, una pentola e gli ingredienti da metterci dentro.
In questo caso, ho adattato il Rondòn alla tecnica del Brodetto, seguendo il regolamento della sfida di questo mese, ho solo lasciato la pelle al pesce, come si fa laggiù. In realtà, il rondòn si prepara cuocendo tutti gli ingredienti insieme nel latte di cocco e alcune volte il pesce viene grigliato o affumicato fino a metà cottura prima di essere aggiunto nel pentolone.

Identità e diversità è il tema di questa gara. 
Mi sono spesso chiesta qual è la mia identità in cucina e non ho mai trovato risposta. 
Sono andata via dall'Italia a 17 anni e ancora oggi non conosco bene i piatti tipici della mia città. La mia cucina si è impregnata dei vent'anni trascorsi tra Centroamerica e Messico, della Francia di mio marito, dell'Europa dell'Est degli ashkenazi, del Marocco e oggi dell'India e di tutti gli amici diversi che son passati nella mia vita. Ho imparato a fare il couscous in Costa Rica dalla generosità di un amico algerino, ho scoperto i pomodori verdi fritti da una vicina del sud degli USA e qualche giorno fa mi sono immersa in profumi diversi, grazie a un'amica serba, per esempio.
Tutte queste esperienze inevitabilmente mi si attaccano al cuore, alle mani, alla testa e alle pentole, convincendomi che probabilmente la mia identità culinaria è proprio fatta di diversità.
È questa diversità che mi ha permesso di unire il Rondón con il Brodetto, due culture così distanti ma due piatti con una storia troppo simile, che non poteva non essere raccontata.

 Mi scusino i miei lettori ebrei osservanti, la ricetta di oggi è taref.
E mi scusino tutti i lettori, i nomi dei pesci non sono traducibili all'italiano.



il Rondón che si credeva Brodetto

Per 4-6 persone

1 Kg di Red Snapper
1 Kg di Sea Bass
2 carote
2 gambi di sedano 
1 peperone rosso
1 grossa cipolla rossa
1 mazzetto di coriandolo fresco
1/2 kg di calamari piccolissimi
4 grossi gamberi
4 grossi Granchi
1 patata dolce (patata americana)
1 Manioca
4 taro roots (Xanthosoma sagittifolium)
4 platani acerbi (grosse banane di forma squadrata)
200 ml di latte di cocco
 sale
olio di cocco
3 lime 




Eviscerare e pulire i pesci, i calamari, e i granchi. Sfilettare i pesci. Riservare le lische e teste dei pesci. Riservare in frigo il pesce sfilettato, i calamaretti puliti e i granchi.
In una pentola, scaldare qualche cucchiaio di olio di cocco e farci tostare le teste e lische dei pesci. Io ho aggiunto anche altre teste e lische che avevo in freezer perchè avevo bisogno di più fumetto per cuocere le verdure.
Coprire con 5 litri di acqua ghiacciata e qualche cubetto di ghiaccio e portare a ebollizione. Aggiungere la carota e il sedano, schiumare e quindi abbassare il fuoco e far cuocere finchè il liquido non sarà ridotto alla metà. Filtrare e tenere in caldo.
Prelavare una parte di fumetto e cuocerci tutte le radici (patata dolce, manioca e taro) pelate e tagliate a pezzi grossi. Le taro roots sono piccole e le ho lasciate intere. Le radici che ho scelto hanno lo stesso tempo di cottura, quindi le ho cotte tutte insieme.
All'altra metà del fumetto, aggiungere il latte di cocco e riservare in caldo.
Tritare finemente al coltello la cipolla, il peperone e il coriandolo. In un tegame largo e dai bordi alti, scaldare qualche cucchiaio di olio di cocco e soffriggere dolcemente il trito aromatico. Aggiungere i calamari, bagnare con qualche mestolata di fumetto al latte di cocco, cuocere per cinque minuti. Aggiungere i gamberi interi e i granchi, cuocere a fuoco lento con coperchio per 15 minuti. Unire le radici cotte a parte. Tagliare i filetti di pesce a tocchetti, aggiungerli nel tegame e cuocere altri 5 minuti senza mescolare.
Salare.
Pelare le banane verdi, tagliarle in largo in pezzi di circa 4 centimetri di altezza. In una padella, scaldare abbondante olio di cocco e friggere i pezzi di banana per 5 minuti. Prelevarli dall'olio, schiacciarli con il fondo di un bicchiere largo. Rimetterli nell'olio bollente fino a doratura. Salare leggermente. Prima di servire, aggiungere il succo dei lime.
Servire il brodetto caldo, con le banane fritte (patacones o tostones, a seconda del paese).



Con questa ricetta partecipo al MTC di Marzo 2015, Il Broeto di Anna Maria


lunedì 21 febbraio 2011

Pilaf di granchio e zafferano...e le storie che galleggiano in cucina

Ho sempre un taccuino in cucina. E no, non serve a fare appunti su dosi, pesi e passaggi di ricette inventate, per quello ho ancora una buona memoria e un quaderno a parte.
Il taccuino che vive in cucina è custode di appunti di quelle storie che galleggiano leggere nell'aria della mia cucina, ogni volta che senza farlo apposta, qualche ingrediente o una ricetta mi porta a sognare a occhi aperti, a inventare, pensare o ricordare una storia.
Mi capita molto spesso di pensare alle vite che s'incrociano nella mia cucina. Ogni prodotto ha dietro di se tante storie, persone e mani che han lavorato per farlo arrivare fino a me.
E come se ad un tratto potessi vedere i loro volti, le loro mani e le loro storie, sfocate e sbiadite, sospese fra il piano di lavoro e i fornelli.
Mentre preparavo questa ricetta ho visto quei forti, coraggiosi e muscolosi uomini che lasciano le loro vite e famiglie per imbarcarsi verso l'Alaska, alla pesca del granchio, il lavoro miglior pagato al mondo e il più pericoloso. Uomini che con la nostalgia nel cuore, partono per vari mesi all'anno ad affrontare la furia di onde giganti e temperature algide in situazioni tese, dove un piccolo errore può costare la vita.
E il mio pensiero raggiunge poi quelle famiglie nel lontano Kashmir, che nel mese di novembre escono tutti insieme per la raccolta dei crochi da zafferano. Uomini donne e bambini, famiglie intere si recano in allegria a partecipare a questa festa annuale. Immagino quei campi viola, distese ripide, un delicato tappeto di fiori, un filo di vento che li muove piano e la luce magica e dorata dell'alba e del tramonto, le ore di raccolta, perchè i fiori devono essere raccolti chiusi per proteggere quei tre preziosi pistilli, oro commestibile.
E poi le donne d'esperienza, il capo coperto, il viso segnato dal passare del tempo che con mani rugose e delicate, sedute sulle soglie delle case,  staccano e mettono da parte lo zafferano, unico sostegno economico delle loro famiglie, durante un lungo anno, fino a una nuova raccolta.
Quante storie, quanto lavoro e quante mani si incontrano in una cucina, come piccoli spiriti che arrivano, ti raccontano un segreto, ti strizzano un occhio e se ne vanno silenziosi.
Vite distanti, culture completamente distinte, da due angoli di mondo così lontani, sotto due lembi dello stesso cielo, si sono incontrati ignari in questo piatto.





Ingredienti per 4 persone
200 gr di polpa di granchio (io granchio d'Alaska)
300 gr di riso basmati
1 cipolla
30 gr + una noce di Burro
Pistilli di zafferano
Polvere di zafferano
sale
pepe

Tagliare finemente la cipolla. Far riscaldare i 30 gr di burro in una pentola a doppio fondo e farci soffriggere la cipolla. Quando la cipolla sarà dorata, aggiungere il riso e farlo ben impregnare di burro. Aggiungere acqua fino a coprire il riso (normalmente due volte il suo volume), il sale e il pepe. Aggiungere la polpa di granchio e i pistilli di zafferano. Portare a ebollizione, quindi coprire e abbassare il fuoco. Lasciar cuocere a fuoco lento fino al completo assorbimento dell'acqua. Prima di servire, incorporare una noce di burro e spolverare di zafferano in polvere.




E con questa ricetta partecipo al Contest Il Mare nel Piatto del Blog