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venerdì 27 gennaio 2012

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio...auguri Ale!





"Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, 
ego me baptizzo contro il malocchio. Puh! Puh! 
E con il peperoncino e un po' d'insaléta 
ti protegge la Madonna dell'Incoronéta; 
con l'olio, il sale, e l'aceto 
ti protegge la Madonna dello Sterpeto; 
corrrrrno di bue, latte screméto, 
proteggi questa chésa dall'innominéto".




Oggi c'e in linea un gran vudù
per dirti insieme che grande sei tu
in tutte le cucine qualcosa si cuoce
per allontanar ciò che ti nuoce
peperoncino, ali di gufo e ferri di cavallo
tanto da madar blogger in impallo 
cornuucopie, quadrifogli e coccinelle
perchè oggi tu rida a crepapelle
elefanti, biscotti e pure la cacca
giusto per darti sulla spalla una pacca
perchè oggi mia cara Ale
noi siamo usciti dall'abituale
perchè in questi quarantasei
tu sappia per noi quanto speciale sei
riuniti gli amici tutti in un coro
ti offriamo ognuno un capolavoro
a viva voce e in tono eguale
diciamo insieme Auguri Ale!

che ti voglio bene è ormai risaputo
oggi ti dedico un risotto cornuto.



bell'idea la mia, un pesto per una genovese 
spero non mi mandi... a quel paese!


Risotto al finocchio con pesto di prezzemolo agli anacardi

Ingredienti per 6 persone:

5 piccoli finocchi, affettati finissimi
400 gr di riso per risotti
1 cipolla media
20-30 gr di burro
peperoncino al gusto
sale
brodo vegetale
4 manciate abbondanti di foglie di prezzemolo
4 cucchiai di anacardi
2 spicchi d'aglio
il succo di un limone
olio d'oliva extra vergine, quanto basta




Sciogliere il burro e far soffriggere la cipolla fino a farla diventare trasparente, aggiungere i finocchi e farli soffriggere fino a quando saranno quasi trasparenti anche loro. Aggiungere il peperoncino e il riso e procedere con il brodo, come un normale risotto.
Nel mixer, mettere il prezzemolo, gli anacardi, il succo di limone e l'aglio e azionarlo, diluirlo poco a poco con l'olio fino ad ottenere una conistenza cremosa. Servire il risotto, spolverato di peperoncino e sormontato da una cucchiaiata di pesto di prezzemolo.


Augurissimi da:

Fabio e Annalù,
Mapi  Flavia (ELI/Fla)
Stefania P&S
Stefania
Mai
Alessandra (Ginestra)
Giulia
Greta
Cristina B.
Mario
Emanuela
Muscaria
Roberta
Loredana
Cristina G.
Patty
Simonetta
Alessandra

venerdì 10 giugno 2011

Paella de mariscos (frutti di mare)




Ci sono volte in cui non ho una storia particolare per un piatto. Soprattutto per quelle preparazioni della tradizione, altrui, come questa, la Paella spagnola, o meglio, una dei tanti tipi di Paella che si fanno in Spagna.
Paella ne avevo fatte tante prima di questa, ma avendo adesso un blog di cui curare la riputazione, questa volta, prima di lancirarmi ai fornelli, ho studiato il piatto su libri, ricette nel web e appunti presi da amici spagnoli nel corso della mia vita. Insomma, niente è stato lasciato al caso, ho semplicemnte solo avuto la sfortuna di volerla fare in un'epoca in cui le cozze, qui in Francia, scarseggiano perchè non è la loro stagione. La ricetta però le prevede, e la scrivo come l'avrei voluta fare se ne avessi avute di bone.

Eccovi il prodotto dei miei "studi" paellari:




Paella de Mariscos (frutti di mare)


Ingredienti per 8 persone
250 gr di coda di rospo (rana pescatrice)
250 gr di gamberi
olio extra vergine d'oliva
1 cipolla tritata
2 pomodori, sbucciati e senza semi e tagliati a dadini
1 kg di cozze (io non le ho messe)
1 peperone verde, tagliato a dadini piccolissimi
2 calamari
600 gr di riso
1 spicchio d'aglio
zafferano
prezzemolo
1 peprone rosso tagliato in julienne
100 gr di piselli sgranati
8 scampi
1 chorizo a fette
sale
pepe bianco




Tagliare le code di rospo a pezzi e conservarne la spina. Togliere il carapace e le teste ai gamberi e conservarle a parte. Pulire i gamberi del filo intestinale sul dorso, praticando una piccola incisione. Mettere in una pentola le spine di pesce, e teste e carapacei di gambero e coprirli di acqua abbondante che salerete un poco e porterete ad ebollizione. Pulire e cuocere le cozze  con 50 ml di acque e portare a ebollizione. Quando si saranno aperte, scolarle e conservarne l'acqua, che si aggiungerà al fumetto anteriormente fatto. Gettare le cozze che non si sono aperte e conservare le altre in una sola metà di conchiglia. Filtrare il fumetto di pesce in una ciotola, attraverso un canovaccio pulito e tenere a parte, completare con dell'acqua , se necessario, per ottenere un litro e 750 ml.
In una padella da Paella, far scaldare l'olio e far soffriggere la cipolla, i pomodori  e il peperone verde e cuocere il tutto 5 minuti, schiacciando la polpa dei pomodri con un cucchiaio di legno. 
Aggiungere il pesce, i calamari tagliati ad anelli e il riso. Cuocere qualche minuto senza smettere di giarare e smuovere, ma senza lasciar dorare. Salare e pepare e versare il fumetto caldo. Scuotere un poco la padella per distribuire bene il liquido.
In un mortaio, schiaciare l'aglio, il prezzemolo e lo zafferano con un poco di sale e aggiungere il tutto alla paella. Rimuovere dolcemente il tutto con un cucchiaio di legno perchè gli ingredienti si mischino bene. Una volta che la metà del fumetto sarà assorbita, disporre in maniera armonica il peperone rosso, le cozze, i piselli, gli scampi e le fette di chorizo. Lasciar cuocere a fuoco lento, finchè il liquido non sarà del tutto assorbito. 

Note :
Il segreto della buona riuscita della paella, secondo gli spagnoli è di farla riposare 5 minuti su un canovaccio umido prima di portarla in tavola.
Alcuni servono la paella con del limone tagliato in quarti. Altri, perferiscono aggiungere qualche goccia di limone al riso e al fumetto, poichè il succo di limone impedisce che il riso si attacchi.

mercoledì 25 maggio 2011

Risi e bisi: cronaca della riscoperta di di sapori smarriti nel tempo




1° Maggio: una domenica qualunque, malgrado il giorno nel calendario. Nulla di distinto alle altre se non fosse per il fatto che è un primo del mese,  e che alla fine della giornata ci saranno delle sorprese. Alle ore 21:00 in punto, scocca l'allarme che mi porta verso lo schermo, mi fa digitare "men", e il resto si scrive da sè: Menù Turistico...andiamo a vedere chi ha vinto.  Questa volta tocca ad Annamaria, che aveva già conquistato un po' tutti con quegli gnocchi neri... i verdetto dell'Araba non ha fatto che confermarlo.
Adesso, c'è da aspettare fino al 5 Maggio per sapere cosa proporrà Annamaria per l'MTC di maggio.
Giovedì 5 Maggio: un altro appuntamento imperdibile: l'annuncio della ricetta da scomporre, interpretare o rifare uguale durante questo mese: una vera sorpresa mi attende, un post ricco di storia, tradizioni, sensazioni e sentimenti. Non solo è un piatto semplice e ricco di storia, non solo è un piatto di stagione, è anche una preparazione tipica, nostrana, che sa di quell'Italia che ho lasciato anni or sono e che mi manca, ogni volta che la lascio dietro le spalle.
E sa di casa.
E mentre la mia fantasia comincia a danzare, tra il post di Annamaria e le regole di Menù Turistico, tanti flash riempiono la mia testa. I piselli sgranati... le cipolle fresche...l'odore del soffritto, quel pezzo di me che ha origine venete, e il nonno.
Non ho mai conosciuto mio nonno paterno e anche mio padre ne ha ricordi molto vaghi. Se ne andò via quando mio padre aveva cinque anni, ma ho sempre sentito un'affinità con quell'uomo dagli occhi verdi che guardavo nelle fotografie. E in un certo senso, è come se avesse guidato le mie scelte dall'aldilà facendomi percorrere strade simili alle sue: il nonno era giornalista, aveva diverse riviste, scriveva poesie d'amore meravigliose per una donna dai capelli neri e produceva cinema. Grandi del vecchio cinema italiano come Anna Magnani e Gino Cervi, avevano cominciato lavorando per Schermi nel mondo, la sua compagnia produttrice. Anche lui aveva inchiostro nel sangue, e me lo ha ereditato.
Cosa c'entra con il risi e bisi? Nonno era di San Donà di Piave e molto probabilmente è la ragione per la quale il risi e bisi è sempre stato un piatto che arrivava spesso sulla nostra tavola, anche fuori stagione, grazie ai surgelati, ma sempre fatto come un risotto normale, mai con il brodo a base di baccelli. Probabilmente la ricetta si era estinta con lui e cambiata o semplificata all'arrivo al sud.
Io non  ne mangiavo da una vita.
Mi trovavo dunque a dibattermi tra la mia fantasia culinaria che costruiva castelli in aria e la voglia di casa e di sapori smarriti nel tempo che mi richiamava a eseguire la ricetta il più fedele possibile alla proposta di Annamaria. La notte, si sa, porta consiglio. E sogni del nonno, risi e bisi e l'odore inconfondibile dei piselli sgranati.
Sabato 7 Maggio: È giorno di mercato qui a Bourges, esco presto, quando l'aria è ancora frizzante e il sole cammina di traverso sulle facciate degli edifici. Sono a caccia di piselli mangiatutto o della cosa che possa somigliargli di più. Piselli in baccello ce ne sono a bizzeffe dappertutto, di tutte le qualità e tutti i prezzi, ma i mangiatutto non ci sono. In un bancone un uomo dalle mani rugate e terrose ne vende di bellissimi, che li produce lui si vede e tento di spiegargli cosa cerco. Mi fa vedere delle taccole, dolcissime e finissime, piccolissime tanto da non potersi sgranare, e dei meravigliosi piselli, vedissimi e senza macchia, ma dalle bucce non troppo tenere. Impossibile trovare una via di mezzo, mi dice con un sorriso quasi tutto d'oro. Torno a casa con un'idea che prende forma, ma ancora con le mani vuote.



Sabato 14 maggio: si ritorna al mercato dal signore dal sorriso dorato. Un kilo di piselli e mezzo kilo di taccole sono in mio possesso. Sono tentata a comprare della pancetta di maiale e cucinare altrove, ma non cedo al pensiero. Questo risi e bisi lo voglio mangiare, sfido chiunque a far la differenza con la mia pancetta bovina... Un mazzo di cipolline bianche fresche finisce anche lui nel paniere, insieme al prezzemolo.
Domenica 15 maggio: Si comincia con sgranarli. E la memoria corre verso i pomeriggi di primavera sotto la pergola di glicine, sedute a un tavolo di ferro battuto dipinto di bianco che traballava di qua e di la, aiutavo mia madre a sgranare i piselli. È il primo "pop" che me lo ricorda e quell'odore acre e dolce paricolare che ne scaturisce subito dopo. E come amavo questo "lavoro" quando ero bambina, ne assaporo ogni istante oggi e come allora, ne prendo qualcuno e me lo porto alla bocca, crudo; sono teneri, dolci, è il primo incontro con quei sapori smarriti. Il tempo è inesorabile, ci fa dimenticare facilmente ma l'olfatto è il senso che ci lega alla memoria, che ci riporta indietro con un semplice aroma e ti ricongiungi con quell'infanzia perduta, fatta di piccole cose e grandi amori. Metto le mani nella ciotola dei legumi sgranati, una sensazione antica che fa tornare bambini, quando tutto si prende per gioco e solo esiste il presente.




Ma è quando comincio ad affettare le cipolle e tagliare la pancetta che mi accorgo che c'è un ospite in cucina. Lo sento, non lo vedo, ma so che è li e ha gli occhi verdi... Mi guarda, attento ad ogni movimento, anche lui riscopre questo piatto.
Il burro caldo diffonde il suo aroma inconfondibile e mentre il soffritto scricchiola e il cucchiaio di legno compie gesti antichi di un sapere rinnovato, l'aroma comincia a risvegliare in me altri ricordi. C'è in cucina un tavolone di legno, lungo come il mondo e un caminetto acceso. È quasi ora di cena e la casa si riempie di vita. L'ora di cena è importante, ci siamo tutti, ognuno il suo posto intorno al tavolone che a me sembra enorme ma oggi non lo è più. Crescere fa rimpicciolire gli oggetti, si sa.
L'odore del soffritto delle mamme è qualcosa di particolare, è sinonimo di casa, quella che hai lasciato anni fa ma alla quale dirigi sempre almeno un pensiero al giorno. E sa di famiglia, di tempi andati, sapori fuggiti, diluiti nel tempo, fin quasi a sbiadirsi. E quando ho gettato i piselli nel soffritto quei sapori sbiaditi si son ridipinti tutto di un tratto, un rinnovo, un ristauro di un vecchio quadro, i gusti di una volta che riappaiono e lo spirito presente curiosa sotto il coperchio della mia pentola insieme a me, mentre il riso cuoce, bagnato dal brodo di taccole. Occhi verdi mi guardano, sembra quasi tangibile.
Il risi e bisi è pronto. La sua fragranza ben conosciuta si disperde in questo angolo di mondo che le vicende della vita ci fan chiamare casa. I vapori profumati si associano ai ricordi e nella mia mente non so più cosa appartiene ad oggi e cosa a ieri, cosa viene da me e cosa dall'essenza che mi ha accompagnato in cucina. Riscopro sapori smarriti nel tempo, ma indelebili nella memoria.
Mentre faccio le foto e ci mettiamo a tavola, lo spirito si allontana e annuisce, lo stesso gesto di approvazione con la testa che so che fa ogni volta che mi metto a scrivere.






Risi e bisi

 Ingredienti per 6 persone:
1 kg di piselli da sgranare
1/2 kg di taccole
350 gr di riso arborio
60 gr di burro chiarificato
60 gr di pancetta bovina
2 cipolline bianche novelle
1 ciuffo di prezzemolo
Parmigiano Reggiano
sale 
pepe appena macinato







Lavare e sgranare i piselli. Intanto, versare le taccole in due litri di acqua salata e farle bollire per un'ora. Passare il brodo e le taccole al mixer e setacciare il tutto. Conservare il liquido ottenuto con il quale si cuocerà il riso. Tritare la cipolla e la pancetta e farle soffriggere in 30 gr di burro. Unire i piselli e qualche mestolo di brodo e cuocere una quindicina di minuti. Aggiungere il riso e bagnarlo di brodo.  Cuocere altri quindici minuti. Incorporrare il prezzemolo tritato e cuocere per altri due minuti. Togliere dal fuoco, aggiungere sale se necessario, il pepe a piacere e burro e parmigiano. Mantecare e far riposrae due minuti prima di servire.
Nota: È consigliato di usare la stessa quantità di riso e di piselli sgranati.



Questa è la mia partecipazione al 



lunedì 16 maggio 2011

Riso rosso di Camargue con calamari



 

Lui sa raccontare miracoli sussurrati al'orecchio e leggende che galleggiano immortali tra le onde.
Nasconde segreti impregnati di mistero, storie antiche di tempi andati. Conosce lamenti, promesse, giuramenti e legge lunghe lettere disperate, lche fluttuanto in bottiglie senza destino.
Testimone di desideri annegati, la notte in silenzio lui racconta vicende prodigiose. 
Hai mai ascoltato il mare? 


Riso rosso di Camargue ai calamari

Ingredienti per 4 persone:
4 calamari
2 coste di sedano
2 spicchi d'aglio
300 gr di riso rosso di Camargue (sostituibile con un mix di tre risi o basmati)
1 bicchiere di vino bianco
olio extra vergine d'oliva
circa mezzo litro di brodo vegetale
sale e pepe quanto basta. 
prezzemolo tritato



Pulire i calamari e tagliarli a pezzi. Lavare e affettare i gambi di sedano e tritare l'aglio. Scaldare l'olio e farci soffriggere il sedano e l'aglio e aggiungere il riso. farlo rosolare un poco e sfumare quindi con il vino bianco e lasciarlo evaporare. Aggiungere quindi il brodo e i calamari e portare a ebollizione. Salare e pepare. Quindi, abbassare il fuoco, coprire e lasciar cuocere a fuoco lento finchè il riso sarà cotto e il liquido completamente evaporato. Spolverare di prezzemolo tritato.

Nota: il riso rosso di Camargue è un riso selvatico molto aromatico che anche cotto resterà sempre un po'croccante. Volendo, si può mischiare in parti uguali con del riso bianco a chicco lungo per migliorarne la consistenza.