All'inizio può metterti in soggezione. È un gigante alto quasi due metri, un pozzo di scienza e di cultura inarrivabile. Può intimidirti con lo sguardo, con quegli occhi blu scuro, un colore mai visto prima di sei mesi fa, quando trepidantemente, in cerca di me stessa, mi sono rivolta a lui.
I capelli totalmente grigi, come i maghi e i saggi delle favole e dei film. Le poche parole.
Sì, Michael potrebbe mettere in soggezione chiunque lo conosca solo in superficie. Anche perchè può sembrare burbero, con risposte monosillabe o frasi da tre parole.
Poi sotto la corazza scopri che sa parlare, anche più lingue e anche fino alle quattro del mattino, sui temi più svariati e che di gigante ha anche il cuore, l'anima e la generosità. Sotto l'armatura puoi scoprire una persona disponibile a dividere i suoi pensieri, certezze e sapere.
Può farti ridere e piangere nel giro di due minuti. Può condividere un segreto che non volevi ascoltare, o una storia profonda o un consiglio, guardandoti sempre negli occhi quando parla.
Michael (il suo nome non si legge all'inglese ma alla tedesca o, se volete, alla yiddish) era il miglior amico di Robert dall'infanzia, un fratello praticamente, nonché suo oncologo negli ultimi anni, nel tentativo disperato di compiere un miracolo mai avvenuto.
Robert era il mio faro, la mia bussola e il marito di Sarah, la donna che scriveva memorie di cucina su un diario che oggi mi appartiene. Lui ha conosciuto entrambi e mi accompagna per ricostruire un puzzle e legare nodi sciolti dal tempo e dal silenzio.
E forse, chi mi legge da tempo, può trarre le sue conclusioni.
Oggi è il mio migliore amico, colui che mi spinge a tornare a scrivere, a cucinare, a fotografare e ad essere quella di prima; colui che mi appoggia, mi riconosce e mi tiene a galla.
Se non ho più Robert, adesso ho lui. Le nostre strade si sono incrociate al momento giusto e ognuno di noi ha accolto l'altro nel cuore e i sentimenti sono cresciuti in un batter d'ali.
E no, non è il mio amante, come qualcuno ha ben voluto insinuare facendoci passare un brutto quarto d'ora. Quarto d'ora si fa per dire.
Forse è per quello che scrivo questo post, o forse è solo per presentarvelo come coautore di questo blog e nuova leva al MTC. Non lo so.
Vorrei dire tanto di più, se solo me lo permettesse, ma gli angeli agiscono in silenzio.
Domani parte e mi manca già.
Questa zuppa parla di lui. Del suo amore smisurato per il miele, che considera la sua unica "droga", tanto da avergli fatto meritare il soprannome di Winnie the Pooh. Parla del suo "vegetarianismo flessibile" e della sua semplicità.
Grazie di esserci.
Passato di carote e zucca arrostite, al miele di flora dell'Himalaya
per 6 porzioni
mezzo chilo di carote
mezzo chilo di zucca
2 cipolle gialle
2 cucchiai di miele (io di flora dell'Himalaya)
1 bicchiere d'acqua bollente
sale (se necessario)
pepe nero macinato al momento
olio extra vergine di oliva
1 litro di brodo vegetale fatto in casa, caldo
semi di zucca al naturale
Riscaldare il forno a 180°C. Lavare, pelare e tagliare le carote e la zucca in pezzi di circa due cm. Condire le verdure con olio extra vergine di oliva e il pepe e metterle in forno durante un quarto d'ora.
In un pentolino, mischiare il miele con un bicchiere di acqua bollente e intiepidirlo a fiamma moderata.
Togliere le verdure dal forno e abbassare la temperatura a 170°C. Affettare le cipolle e aggiungerle alle verdure, e aggiugere anche l'acqua e miele e mescolare il tutto. Rimettere nel forno e cuocere ancora per 20-30 minuti o fino a che le verdure saranno cotte, morbidema non troppo colorite.
Versare le verdure in una pentola con il brodo caldo. Frullare finemente e poi passare per un colino a maglie non tanto strette. Deve risultarne una crema, né troppo solida, né troppo liquida. Servire caldo, con una manciata di semi di zucca per ogni piatto.
Con questa ricetta partecipo al MTC di gennaio 2016, Zuppe e minestroni di Vittoria

























