Visualizzazione post con etichetta contorni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta contorni. Mostra tutti i post

mercoledì 8 luglio 2015

Coleslaw, la ricetta originale da New York






Ne sono sempre andata matta. Ammetto che quando vivevo in Costa Rica, andavo al KFC solo per il coleslaw, l'insalata di cavolo originaria di New York.
Per anni ho cercato di riprodurlo in tutti modi, per intuito, o con le mille e una ricette dei blog americani, ma non sono mai riuscita ad igualarlo, fino a che mi hanno dato questa.
La prima volta che l'ho provato non ci credevo. Era proprio lui, quello vero. Quel sapore agridolce, equilibrato che solletica le papille. Se non fosse che gli ingredienti non erano perfettamente triturati da una macchina industriale, avrei pensato ad un inghippo.
Niente inghippo. Michael ha vissuto vari anni a New York prima di trasferirsi in Israele e tra i suoi bagagli, tra le altre cose, si è portato anche questa ricetta.
Dopo qualche tira e molla con l'amico gelossissimo delle proprie ricette, sono riuscita ad averla e poi anche il permesso di condividerla su Burro e Miele.
Il nome  coleslaw deriva dall'olandese Koolsla, che vuol dire insalata di cavolo. Kool vuol dire cavolo e sla è l'abbreviazione della parola salade. Quando gli olandesi hanno fondato la città di New York, tra la fine del XVII e l'inizio del XVII secolo, portarono con loro le ricette tradizionali, tra cui quella dell'insalata di cavolo crudo fredda, che nel tempo si è trasformata in quel che è oggi, un misto di verdure condite con maionese, latticello o crema acida, zucchero e aceto.



Coleslaw


Ricetta di Michael Meyers (GRAZIEEEEE!)

Per 10 porzioni

1 cavolo cappuccio, privato della parte più dura
2 carote medie
1 cipolla bianca tritata finemente
60 g di zucchero
60 ml di latte*
60 ml di latticello*
100 ml di maionese (io fatta in casa)
2 cucchiai di succo di limone
1 cucchiaio e mezzo di aceto bianco
mezzo cucchiaino di sale






Il cavolo e le carote devono essere tritate molto finemente, devono avere una grandezza tra il riso e il couscous per intenderci, anche se si possono anche grattuggiare, ma la sensazione finale non sarà la stessa. Io ho usato il mixer, pochi secondi in varie volte con poca quantità di verdura dentro.
Una volta triturati cavolo e carote, si mettono in un'insalatiera (non di plastica) e si aggiunge la cipolla, mischiando bene. A parte, mischiare fino ad amalgamare il resto degli ingredienti e versarli sulle verdure e mescolare bene il tutto .
Coprire l'insalatiera e lasciare riposare in frigo per un minimo di 3 ore, ma meglio se tutta una notte prima di servire. Il riposo è importantissimo, anche se la tentazione di mangiarla subito a cucchiaiate è forte.

*La ricetta credo che la si possa rendere parve, utilizzando una parte di latte vegetale e un'altra parte di latte vegetale fatto riposare con del succo di limone o aceto, ma sinceramente sono sicura che andrebbe a discapito del sapore originale.

mercoledì 30 aprile 2014

Sarde con crumble di mandorle alla curcuma e insalata di finocchio e arance

 


È tornato il quaderno in cucina. Quello per annotare improvisazioni, dosi e sensazioni. Insieme alla penna sempre e rigorosamente nera, è di nuovo lì, tra il cesto della frutta e quello delle uova, pronto a ricevere una parola, un'emozione, un brivido scaturito da un'idea improvvisa o una storia che si comincia ad intrecciare tra le lunghe foglie di cipolla o nella profonda fragranza della polvere di mandorle.
È tornato dopo più di un anno di pensione forzata al buio di un cassetto, affamato di idee nell'attesa che anche l'ultimo spirito abitante della cucina si svegliasse e cominciasse a cantare.
Con il quaderno sono tornata anche io ad ispirarmi con gli ingredienti del mercato, ad improvvisare e in un certo senso creare, mettendo insieme ingredienti mai mischiati prima solo per provare, solo per pura curiosità.
Dalla curiosità è nata questa ricetta, la prima annotata sul quaderno dopo tanto tempo.





Sarde con crumble di mandorle alla curcuma e insalata di fiocchio e arancia

Per 8 persone:

1,5 kg di sardine
150 g di mandorle in polvere
4 ciuffi di prezzemolo, tritati
2 cucchiaini di curcuma in polvere
3 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
sale
pepe

per l'insalata:

3 bulbi di finocchio
3 arance 
1 cipolla rossa
olio extra vergine d'oliva
1 cucchiaino di semi di coriandolo in polvere
sale 





Pulire e sfilettare le sardine. Unire le mandorle in polvere con la curcuma, il prezzemolo e il pepe. In una piccola padella, scaldare l'olio e urvici la polvere di mandorle speziata e smuovere con un cucchiaio di legno, fino ad ottenere una pasta "sabbiosa" e grumosa" che lascerete raffreddare.
Ungere d'olio il fondo di una pirofila e coprire di filetti di sardine, spolverizzare di crumble e annaffiare con un filo d'olio e un po' di sale. Fare tanti strati come possibile alternando i filetti e crumble fino a finire con il crumble. Infornare in forno caldo a 170° per mezz'ora.
Per l'insalata, lavare e affettare finemente i finocchi, pelare a vivo le arance e affettarle e pelare ed affettare le cipolle. Mischiare il resto degli ingredienti e versarli sulle verdure. Mischiare bene e servire.



Con questa ricetta partecipo al contest di Stefania



lunedì 10 dicembre 2012

Gratin di cardi






È un po' che non scrivo, o che scrivo a "spizzichi e mozzichi". Ho tante cose per la testa, tanti progetti e storie da scrivere, ma quando la penna incontra il foglio o le mie dita trovano la tastiera tutto si blocca. Non riesco a pescare le parole giuste da quel fiume di parole che scorre nelle vene, né a metterle insieme correttamente come con gli ingredienti di una ricetta.
Eppure malgrado la stanchezza tipica del sesto mese di gravidanza, in cucina sono abbastanza produttiva di questi tempi. 
Mentre cerco di ricaricarmi di parole e frasi di senso compiuto per i prossimi post, vi lascio questa ricetta, semplicissima, ottima come contorno o come piatto unico vegetariano.
È tempo di cardi, se riuscite a trovarli dalle vostre parti, approfittatene.



Gratin di Cardi

Per 6  persone, come contorno

2 kg di cardi (pesati con le foglie)
2 limoni
500 ml di latte
50 gr di burro
50 gr di farina
sale
pepe nero
un pizzico di noce moscata
100 gr di gruyère di buona qualità
50 gr di pecorino 

Prima di tutto pulire i cardi. Tagliare ed eliminare le foglie, togliere la parte rugosa dei gambi e poi tutta la parte filosa, con l'aiuto di un coltellino. I gambi devono rimanere di un bel colore verde chiaro e allo spezzarli non devono rimanere filamenti. Mettere i cardi fatti a pezzi in acqua con il succo dei due limoni, in attesa della cottura.
Preparare la besciamelle: sciogliere il burro a fuoco medio e aggiungere la farina ben setacciata, e cucinarla per qualche minuto, mischiando continuamente senza farla colorire. Togliere dal fuoco e aggiungere il latte caldo, poco a poco, senza smettere di mischiare con un cucchiaio di legno. Rimettere sul fuoco sempre mescolando finchè non si addensa. Condire con sale, pepe nero e un pizzico di noce moscata.
Portare ad ebollizione acqua salata sufficiente per cuocere i cardi, e scolateli a cottura ultimata. Mischiare i cardi alla besciamelle e al formaggio gruyère. Mettere il tutto in un piatto da forno e cospargere la superficie con il pecorino.
Infornare in funzione grill fino a doratura. Servire subito.







mercoledì 10 ottobre 2012

Insalata multicolore di rape, carote e melograno




Semplice. Colorata.
Rape e carote, due ingredienti così poveri, e a volte persino disprezzati, prendono una nuova vita in quest'insalata, ingioiellandosi con i rubini di melograno e le piccole foglie di menta, che creano contrasto di colore. Li ho aspettati tanto i melograni. Quest'anno sono stata sorpresa dai fiori rossi vivo, che non avevo ancora mai visto in vita mia, e li ho seguiti con gli occhi, dalla finestra della cucina, formarsi e maturare, poco a poco, mentre l'attesa si faceva sempre più snervante. Non posso farci nulla, li adoro, forse è perche, alcuni di voi lo sanno, il melograno costudisce i sogni. Anche perchè sa arricchire senza pretese il piatto più semplice, con le sue gemme simili a grezzi rubini.
Mi fa pensare a una metafora della vita. Tanto per cambiare. Di quanto ci lamentiamo, per quello che non va, per quello che non abbiamo, di quanto non ci rendiamo conto in realtà delle fortune che abbiamo giuto accanto a noi. Quel che voglio dire è che siamo più ricchi di quanto crediamo, che le pietre preziose di cui realmente abbiamo bisogno, sono cose semplici e meravigliose, come il sorriso dei nostri bambini, l'abbraccio dei nostri compagni, le prime goccie di pioggia, un arcobaleno quando esce il sole. Dovremmo soffermarci di più a guardare e godere di queste cose, preziose come gemme, semplici e vicine come chicchi di melograno.




Insalata di rape, carote e melograno


Molto liberamente ispirata da un'idea della rivista Saveur

Per 6 persone, come contorno

400 gr di rape bianche
3 carote
i semi di due melograni
una manciata di foglie di menta
il succo di un limone
1 cucchiaio di olio di sesamo
1 cucchiaio di olio d'oliva extra vergine
sale
2 cucchiaini di miele




Lavare, pelare e tagliare in julienne le verdure. In un'insalatiera, mischiare le verdure con i semi di melograno. A parte, mischiare bene il succo di limone, gli olii e il sale e condire con questo composto le verdure. Incorporare le foglie di menta appena prima di servire, o semplicemente sparpagliarle sopra l'insalata.



lunedì 8 ottobre 2012

Chana Masala, con le cicerchie



Ci si può emozionare davanti a un piatto povero, di una terra ancora più povera, dal momento in cui si guarda la ricetta in una rivista? La risposta è sì, almeno per me. Anche perchè questa volta avevo tutti gli ingredienti per farlo come si deve.
Per me è uno di quei piatti dei ricordi, di quell'India raccontata da chi ci andò con l'intenzione di restare qualche mese, e rimase anni, tendendo mani a cambio di sorrisi. Per quello mi è rimasta nel cuore, insieme ai suoi racconti tanto attesi quando tornava, anche se la maggior parte erano storie tristi, di quelle che ti fanno riflettere per giorni, mesi, anni e che non dimenticherai mai. Le storie dell'India rimangono nel cuore, nella tua coscienza, perchè tu possa ogni giorno ringraziare per ogni piccola cosa che hai e sorridere al mondo, malgrado quei piccoli "problemi" che possiamo incontrare sul percorso.
Il Chana Masala è il cibo povero dei più poveri, delle caste più basse e dimenticate, dei trainatori di rickshaw. Si tratta di un semplice stufato di ceci che viene chiamato in vari modi: chana, chole, o hara matar, quando è fatto con il curry verde. Può essere servito più o meno brodoso, arricchito con patate o pomodori come in questa versione, e , sotto qualsiasi nome, alimenta l'India.
E i ricordi.

Ho voluto fare di questo piatto una versione fusion utilizzando la cicerchia al posto dei ceci, a voi lascio la scelta di fare lo stesso, o provare prima la maniera tradizionale.




Chana Masala, con le cicerchie


dalla rivista Saveur, numero 50, ottobre 2012

Per 4 persone, come piatto unico:

2 cucchiai di zenzero fresco tritato
3 cucchiaini di garam masala
2 cucchiaini di curcuma in polvere
8 spicchi d'aglio
60 ml di olio vegetale (io due cucchiai, circa, di extra vergine d'oliva)
2 cucchiaini di semi di coriandolo interi
1 cucchiaino di semi di cumino interi
3 baccelli di cardamomo verde
1 peperoncino rosso, privato dei semi
1 stecca di cannella
2 cipolle grandi
1 scatola da 400 gr di pomodori pelati (io ho messo pomodori freschi)
2 cucchiai di pasta di tamarindo*
3 scatole da 400 gr di ceci (io cicerchia, 250 gr, messa a bagno un giorno prima)
2 cucchiai di succo di limone
1/4 di cucchiaino di amchoor (polvere di mango verde)*
sale
coriandolo fresco, per decorare
riso basmati, per accompagnare

*La pasta di tamarindo si trova in negozi etnici, ma per questo piatto è sostituibile con chicchi di melograno. Il mango verde in polvere anche, in negozi di prodotti etnici, ma se non lo trovate, potete non metterlo, il risultato non cambierà notevolmente.




Lessare la cicerchia. Sbucciare, privare dei semi e tagliare a pezzetti i pomodori.
Nel mixer, fare un puré con un cucchiaino di garam masala, lo zenzero, la curcuma, l'aglio e 3 cucchiai d'acqua. Scaldare l'olio e aggiungere i semi di coriandolo e cumino, il peperoncino, cardamomo e cannella e cuocere fino a farne scaturire gli olii essenziali, badando bene di non bruciarli, circa un minuto. Aggiungere le cipolle tritate, cuocere fino a farle colorire un poco. Aggiungere la pasta di zenzero e spezie e cuocere per altri tre minuti, a fuoco moderato. Aggiungere poi i pomodori e cuocere fino a farne ridurre il liquido. Mettere la cicerchia e la pasta di tamarindo, portare a ebollizione e ridurre il fuoco al minimo fino a far ridurre il liquido di almeno un quarto del suo volume. Aggiungere il resto del garam masala, il succo di limone, la polvere di mango e il sale, cuocere altri 5 minuti e servire caldo, accompagnato di riso basmati e decorato di foglie di coriandolo fresco.


lunedì 25 giugno 2012

Ombrina al forno con patate al limone e acciughe




Ho sempre amato scrivere, da quando ho imparato a farlo. Da bambina le parole erano per me come pezzi di lego, amavo giocarci e costruire con loro frasi e sogni. Scrivevo dappertutto, anche sui muri, la mia camera era spezzo "decorata" da piccole poesie e disegni di alberi e foglie cadute, disegnavo solo quello, oggi so anche il perchè, ma me lo tengo in fondo al cuore come un segreto.
La scrittura va nutrita come il corpo, e il suo alimento sono parole e libri scritti da altri. Ho il vizio di leggere, di divorare i libri senza pietà, non solo romanzi, anche quelli che parlano di cibo.
Da un po' di tempo a questa parte seleziono con molta più cura i libri di cucina che compro. Non mi soddisfa più leggere solamente di ingredienti e procedimenti, ma cerco chi mi apporta qualcosa di più, un racconto, una descrizione, una storia legata al piatto.
È così che Nigel Slater è arrivato nella mia biblioteca, conquistandomi dalla prima pagina. Il "foodwriter" britannico rapisce con la sua scrittura fresca, mai monotona né repetitiva e con la sua cucina semplice e stagionale, una cucina di mercato, di giardino, di ogni giorno.
Conquista.
Dal suo libro "The kitchen Diaries" vi regalo questa ricetta. L'unica modifica che ho apportato è il tipo di pesce. Lui usa un breme, pesce di acqua dolce simile alla carpa, a testa. Io ho preferito l'ombrina, perchè è quello che mi offriva il mercato ed è deliziosa.
Son sicura che non me ne vorrà.



Ombrina al forno con patate al limone e acciughe

da: The Kitchen diaries di Nigel Slater

Per 8 persone:

1 ombrina grande, circa due kg
olio extra vergine d'oliva
origano secco 
sale
pepe nero appena macinato

1kg e mezzo di patate
4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
2 limoni grandi
12 filetti di acciuga
750 ml di brodo vegetale




Per le patate, lavarle, sbucciarle e tagliarle a bastoncini. Scaldare l'olio in una teglia che resista il forno e aggiungere le patate e farle rosolare bene da tutti i lati fino ad ottenere un colore oro pallido. Si cuociono meglio se le si lasciano rosolare per qualcheminuto senza muoverle. Taggiare il limone a spicchi e aggiungerlo alle patate insieme alle acciughe, che man mano si dissolveranno nella cottura, e quindi aggiungere il brodo. Passare il tutto in forno caldo a 200°C, fino a che le patate saranno tenere e ben dorate.

Pulire e sciacquare bene il pesce e adagiarlo su una teglia da forno appena un po' unta di olio. Condirlo con l'origano, sale e pepe e bagnarlo con appena un filo d'olio. Infornare in forno già caldo a 200°C fino a che la carne si separi dalla lisca in grandi e succosi pezzi. Circa un'ora per me, ma dipende dal forno e dal peso esatto del vostro pesce.


martedì 3 aprile 2012

Tartare di fragole e pomodoro alla menta...e una lettera al mare



I ricordi volano, liberi come gabbiani, mi apparto un attimo dal tempo, facendo glirlande, intrecciando i tuoi silenzi e corro all'indietro.
La mia infanzia continua a giocare sulle tue ginocchia, alle corse sulla spiaggia, perdendosi ancora in quell'azzurro chiaro dei tuoi occhi che non smettevano mai di sorridere, anche se nelle profondità c'era amarezza e un diavolo, un mostro bianco distruttore che non voleva andarsene.
La mia memoria si perde tra una carezza di tabacco e lavanda, la stella d'oro sul tuo petto e la pioggia di stelle ad agosto e quel desiderio che non si avverava mai.
I miei pensieri viaggiano fino a quel tempo in cui ancora eri tu il mio unico mondo, insieme ai tuoi strani e profondi silenzi, i giochi e la spiaggia, dove non veniva mai nessuno. E le liti, i ripensamenti, le promesse vane e i giuramenti, nascosti ormai sotto la tua sabbia, all'ombra delle canne.
Sulla mia pelle porto il sapore amaro di un pianto eterno, amaro e salato come il mare, perchè son nata dal mare, e tu sei il mare.
Mare perchè sei capace di alzare onde giganti e distruggere ogni cosa a tuo passo, perchè dipingi d'azzurro ogni giorno, pe la tua anima profonda e scura, perchè vieni e vai e sai regalare conchiglie e collane di alghe, così come portar via tutto in un'onda.
E vai e vieni, come il mare che si ama, che lo si conosce, del quale si ha nostalgia e anche paura.
Io potrei maledirti, odiarti e amarti ancora, per tutto il bene e il male che mi hai fatto, per avermi insegnato a danzare in mezzo a foreste disegnate a pastello, a costruire castelli di sabbia su spiagge lontano dal mare e a cancellare i numeri dagli orologi, per vivere senza tempo.
Ed io son sirena, che per istanti eterni può vivere lontano, su terra e montagne, ma quando il mare torna, lei torna al mare.
Perchè il mare è suo padre. 

אבא, סלח לי 
בוא לא נשמור בפנים יותר ונדבר


Una ricetta lontano dal mare.




Tartare di fragole e pomodoro alla menta


Ingredienti per 6 verrine da 150 ml:

200 gr di fragole
200 gr di pomodoro
il succo di un limone
le foglie di 3 rametti di menta
olio extra vergine d'oliva
aceto balsamico di modena
sale




Lavare pomodori e fragole accuratamente. Sminuzzare la menta, lasciando solo sei belle foglie intere. Sbucciare e privare dei semi i pomodori. Tagliare tutto a pezzetti molto piccoli. Irrorare il tutto di olio extra vergine d'oliva, il succo di limone e aggiungere il sale, la menta sminuzzata e una piccola spruzzatina di aceto balsamico. Mischiare il tutto per impregnare bene le fragole e pomodori e lasciar riposare in frigo per una mezz'oretta. Servire la tartare nelle verrine, e decorare con una bella foglia di menta su ognuna.


mercoledì 14 marzo 2012

Curry di manzo, curry di melanzane e la miscela del Garam Masala, un omaggio a una donna più che straordinaria



Chi mi legge da tempo, sa che l'India è una parte importante della mia vita, grazie a lui e i suoi racconti, che non erano diari di viaggio, colorati di seta da sari o profumati di spezie, ma vicende umane vere, di chi lotta tutti i giorni contro la fame, la malattia e la morte e di persone straordinarie capaci di lasciare tutto per andare li a tendere una mano disinteressata, spogliandosi di ogni pregiudizio raziale o religioso e guardando l'uomo in ogni singolo individuo.
Una di queste persone è Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, conociuta come Madre Teresa di Calcutta, che già da tenera età, verso i dieci anni, sentì la vocazione nel suo piccolo grande cuore di aiutare le persone povere nella sua natale Albania attraverso la sua parrocchia. Fu proprio in quel periodo che l'India entrò nella sua vita, attraverso le lettere dei missionari gesuiti in Bengala.
E così, dopo aver preso i voti, Madre Teresa fece studi di aiuto-infermiera e imparò nozioni sanitarie, convinta che l'igiene e una miglior alimentazione potevano cambiare la vita delle persone emarginate, gli abitanti degli slums di Calcutta. Fu li dove si svolse il resto della sua storia, tra i poveri e i malati di Calcutta, una vita senza più interessi che l'amore da dare, l'aiuto da offrire, la vita da salvare.
Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della Carità, che aveva la missione di prendersi cura dei "poveri più poveri" e "di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti".
La mia ammirazione verso questa donna straordinaria, piccola piccola, ma dal cuore ed anima immensa, nasce principalmente perchè non la si vide mai, Bibbia in mano, a cercare di evangelizzare o di cambiare i non cristiani tra cui viveva, nel suo quotidiano non esisteva nessun proselitismo, solo un gran altruismo e un gran rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa dava amore a chi ne avesse bisogno, a chi ne fosse carente, aldilà di ogni credo e colore, perchè amare il prossimo non è solo un precetto cristiano, ma principalmente umano e di tutte le religioni.
Era un'anima piena di luce di D-o, che bruciava d'amore e si consumava in un solo desiderio: apagare la sete d'amore dei dimenticati dal mondo, fino al suo ultimo giorno.
Per me resta sempre una donna straordinaria, un esempio da imitare anche nel nostro piccolo quotidiano, di altruismo e generosità verso un estraneo, verso chi è differente, ma ha bisogno di aiuto. Perchè non importa essere cattolico, ebreo, indù, nero, asiatico o europeo, ciò che conta è che siamo tutti umani e l'amore e l'aiuto al prossimo prescindono da qualsiasi credo e razza.

"Sono più sante le mani che aiutano, di quelle che pregano".
antico proverbio Yiddish



Una cena Indiana, da quella terra di forti contrasti e grandi bisogni è il mio omaggio culinario alla donna (st)raordinaria che fu Madre Teresa di Calcutta.


Curry di Melanzane

Ingredienti per 6 persone:

1,5 kg di melanzane
40 gr di burro*
3 cipolle tritate finemente
4 spicchi d'aglio
1 pezzo di 5 cm di zenzero fresco, grattuggiato
2 peperoncini verdi, puliti da semi e filamenti e tritati
1 bouquet di coriandolo fresco
1 cucchiaino di curcuma in polvere*
1 cucchiaino di cumino in polvere*
sale
175 ml di yogurt bianco
2 cucchiaini di zucchero






Scaldare il forno a 180°. Fare tre incisioni in lungo sulle melanzane e infornarle fino a che diventino morbide, più o meno un'ora. Spellarle e ridurle in purè.
Far sciogliere il burro in una padella e farci dorare la cipolla, aggiungere quindi l'aglio, lo zenzero e i peperoncini e cuocere per qualche minuto senza spettere di smuovere. Aggiungere quindi il coriandolo, la curcuma, il sale e il cumino. Lasciar insaporire un poco e mettere nella padella il purè di melanzane. Lasciate cuocere ancora per 5 minuti circa e poi alla fine giusto prima di servire, aggiungere yogurt e zucchero, mischiare per incorporare e servire immediatamente.


Curry di Manzo

Ingredienti per 6 persone

Olio
2 peperoncini verdi tritati, privati dei semi e dei filamenti
1,5 kg di carne di manzo magra, tagliata in piccoli pezzi
sale
2 pomodori pelati, sbucciati, privati dei semi e tagliati a pezzetti
1 cucchiaino di curcuma in polvere*
1 cucchiaino di coriandolo in polvere*
1 cucchiaino e mezzo di Garam Masala (segue ricetta della miscela)
300 ml di yogurt bianco
riso basmati, come accompagnamento




Riscaldare l'olio in una pentola capiente e soffriggere i peperoncini, aggiungere la cipolla fino a farla indorare. Aggiungere la carne e il sale e far dorare bene la carne fino a quando sarà dorata uniformemente. Aggiungere i pomodori e ciocere fino all'evaporazione completa dei liquidi.
A parte, mischiare bene lo yogurt con la curcuma, il cumino, il coriandolo e il Garam Masala. Aggiungere lo yogurt speziato alla carne e far cuocere a fuoco lento e coperto a metà per circa mezz'ora. Dopodichè, scoprire e lasciar cuocere ancora a fuoco basso per un'altra mezz'ora o fino all'evaporazione completa del liquido. Se il liquido dovesse evaporare troppo in fretta, coprire di nuovo. Servire caldo, spolverato di garam masala e accompagnato dal curry di melanzane e riso basmati.

* Se preparate questi piatti per un celiaco, assicuratevi che i prodotti utilizzati siano listati nel Protuario del AIC (Associazione Italiana Celiachia) o che abbiano la spiga barrata sulla confezione. Per le spezie, le ho usate intere, macinate al momento.


Garam Masala

 Il Garam Masala è una delle miscele più tipiche della cucina indiana. A differenza dei curry, non contiene curcuma né peperoncino, ed ha un sapore intenso e deciso. Questa ricetta, me la porto dietro da anni, scritta su un foglio, in inglese, attaccata al mio quaderno di ricette sparse. E viene proprio da li, da Calcutta, dove Madre Teresa e altre anime buone, hanno curato e ancora curano persone desinteressatamente. Ci voleva Il Marocco per poter trovare tutte le spezie intere, come tradizione vuole, per poterla eseguire in tutto il suo splendore



20 gr di semi di cumino
6 gr di semi di coriandolo
5 gr di cardamomo
4 gr di pepe nero
3 gr di zenzero secco
2 gr di stecche di cannella
2 gr di chiodi di garofano
2 gr di macis
4 gr di noce moscata
2 gr di foglie di alloro secche




Miscelare il tutto al mortaio o in un macina-caffé. Conservare in un recipiente ermetico in un posto fresco e asciutto.
Ho preparato il Garam Masala con tutte spezie intere per garantire che fosse totalmente senza glutine.


Con questa Cena Indiana partecipo al contest di Stefania




giovedì 29 settembre 2011

Il mio menù per Rosh Hashanah (Capodanno Ebraico)




Ieri sera al tramonto, la comunità ebraica ha iniziato la festa di Rosh Hashanah, il capodanno. La celebrazione dura due giorni e apre il periodo chiamato delle Feste Maggiori che conduce fino a Yom Kippur, Il Giorno del Perdono, la più importante festività per gli ebrei osservanti.
Le abitudini culinarie per l'anno nuovocambiano di casa in casa, ma mantengono certe particolarità. Il miele, i cibi dolci e quelli che simboleggiano la prosperità e l'abbondanza, come i fichi, il sesamo e il melograno sono parte essenziale del menù.
Inoltre, è importante mangiare dei frutti "nuovi" nel senso di frutti di stagione che ancora non abbiamo mangiato quest'anno. I datteri, l'uva e il melograno sono stati i nostri frutti nuovi per questo 5772 che comincia.
Il pesce è tradizionalmente la base della cena di Rosh Hashanah, preferibilmente intero e con la testa, a simboleggiare appunto "la testa dell'anno". 
Un'altro simbolo del capodanno è la Challah, il pane intrecciato del venerdì sera, che in quest'occasione prende forma rotonda, simbolo del ciclo della vita e della vita e dell'integrità dell'universo creato. I semi, sia di sesamo o di papavero blu, sono invece simbolo di fertilità e prosperità. Sebbene il coltello sia presente a tavola, la Challah non si taglia, ma si spezza subito dopo la Benedizione del Pane, per distribuirla ai commensali.
Con questo menù, auguro a tutti gli amici ebrei e non, un sereno e dolcissimo anno 5772:


Salmone ripieno di datteri e mandorle

Fagiolini al miele e sesamo

Challah rotonda all'uvetta 

Tartalette alle mele, con mandorle e miele





Shana Tova Umetuka.






Salmone ripieno di datteri e mandorle


Ingredienti per 8 persone:


1 Salmone di circa 2 kg, pulito 
150 gr circa, di datteri, snocciolati e tritati
50 grammi circa, di riso cotto
foglie di coriandolo tritate
mezzo cucchiaino di zenzero
mezzo cucchiaino di cannella
50 gr di mandorle "sbiancate' tritate grossolanamente
1 cipolla bianca, finemente tritata
50 gr di burro ammorbidito
sale e pepe







Riscaldare il forno a 180°. Sciacquare bene il pesce all'interno ed esterno e asciugarlo, condirlo poi con sale e pepe. In una terrina, mischiare i datteri, il riso, il coriandolo, lo zenzero, la cannella, la metà della cipolla e la metà del burro burro. Condire con sale e pepe e mischiare il tutto per ben distribuire gli ingredienti.
Farcire il salmone e metterlo su un foglio di alluminio ben unto di olio, abbastanza grande da poter avvolgerlo tutto. Ungere il pesce con il burro rimasto e metterci sopra il resto della cipolla. Chiudere il pesce in un cartoccio fatto con il foglio d'alluminio e infornarlo per circa 45 minuti, ma facendo attenzione alla cottura già passati i primi 20 minuti.
Anche delle trote in monoporzione saranno perfette per questo piatto.




Fagiolini al miele e sesamo

Ingredienti per 8 persone:

1 kg di fagiolini, lavati e senza punte 
50 gr di burro
2 cucchiai di miele
3 cucchiai semi di sesamo
sale



Lessare i fagiolini in acqua salata fino a farli cuocere "al dente". A parte, sciogliere il burro in una padella e saltare i fagiolini. Aggiungere quindi il miele e cuocere fino a far caramellizzare il tutto. Spolverare di semi di sesamo.




Challah tonda all'uva passa 

500 gr di farina
2 uova grandi o 3 piccole
2 cucchiai di zucchero + 1 cucchiaino
2 cucchiai di lievito secco
125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d'oliva
10 gr di sale
100 gr di uva passa
un tuorlo d'uovo
un cucchiaio di acqua
semi di sesamo o papavero




Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
lasciar lievitare per almeno due ore, dopodichè, sggonfiare l'impasto e tagliarlo in tre parti uguali.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 20. Spargere l'uva passa sulle tre parti e arrotolarle sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lungi "salsicciotti". Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare come se fossero ciocche di capelli, dopodichè, formare una corona con la treccia ottenuta, unendo i due estremi. Lasciare lievitare ancora due ore. Io ho costruito un anello di alluminio da mettere nel centro in modo che in lievitazione e in cottura il buco nel centro non fosse compromesso. Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla challa; spolverare di semi di sesamo o papavero.
Infornare in forno già caldo a 200°C per circa 15-20 minuti.




Tartalette di mele con mandorle e miele

Per 8 tartelette:

Per la frolla
200 gr di farina
100 gr di zucchero
100 gr di burro
2 tuorli d'uovo

Per la crema:
100 gr di polvere di mandorle
100 gr di zuccheo in polvere
75 gr di burro
1 uovo
1 cucchiaio di amido di mais

2 mele golden
4 cucchiaini di miele




Preparare la frolla lavorando tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta con la quale farete una palla e conserverete una mezz'ora in frigo.
Durante questo tempo, sbattete energicamente per una decina di minuti gli ingredienti della crema fino ad ottenere un composto omogeneo e rigonfio.
Stendete la frolla e ricoprite 8 stampi da tartelette, distribuire la crema negli stampi. Sbucciare e affettare le mele e adagiarne 4 fettine su ogni tartelette, anche se il numero dipende dalla grandezza dello stampo che state usando e dalla grandezza della mela.
Cospargere ogni crostatina con un filo di miele e infornare a 180° per 15 minuti circa, fino a che la frolla prenda un bel colore dorato.

mercoledì 20 aprile 2011

Insalata di riso e lenticchie con pinoli e spinaci...e chi mi aiuta a raccogliere l'insalata?



Arrivano i giorni caldi, e con loro la voglia di sapori freschi, di piatti colorati e preparazioni veloci. E anche voglia di perdere qualche chiletto per non dover punare tutto sulla simpatia quest'estate...
Non sia mai che invece della prova costume, dovremo fare la prova del velo, perchè abbiamo lievitato troppo...
Allora mi son detta che forse sarebbe stata una buona idea raccogliere l'insalata! Mi aiutate?
No, non si tratta di andare nell'orto del vicino a tagliare grossi cespi, ma di una raccolta con un PDF da scaricare come unico premio per tutti.
Non si tratta dell'ennesimo contest, questa volta nessuno verrà giudicato, vorrei solo raccogliere le vostre idee per la stagione estiva che si avvicina, perchè sapete, io di insalate ci vivrei tutto l'anno.
E quindi... insalate intese come contorno, come piatto unico, come dessert di frutta...insalate tiepide o fredde, come volete, la fantasia e gli ingredienti li mettete voi, senza nessuna restrizione.
  • Non dovete neanche essere lettori fissi per partecipare. 
  • L'unica cosa che chiedo e che nel post ci sia il banner e il link a questo blog, perchè da cosa nasce cosa e più gente partecipa, più ricco sarà il PDF alla fine. Se vi va, potete esporre il banner nella vostra Home, insieme ai contest.
  • Cercate di non utilizzare ricette già postate, ma nuove. Se vengono da un libro, da un altro blog o da qualcuno che vi ha dato la ricetta, o anche se ve l'hanno passata su facebook e magari nessun altro sen'è accorto, per favore ditelo nel post, si chiama correttezza.
  • Per partecipare la modalità è sempre la stessa, un commento a questo post e il gioco è fatto.
  • Vale qualsiasi tipo di insalata, non necessariamente con lattuga. Insalata cotta, cruda, tiepida, fredda, di riso, di pasta, di verdure, insalate di contorno, di piatto unico e persino insalate di frutta per dolce! Sbizzarritevi con la fantasia perchè non c'è limitazione all'uso degli ingredienti che volete.
  • Potete mandate tutte le ricette che volete.
Vi aspetto numerosi da oggi fino al 31 luglio , 30 settembre


E intanto, vi lascio una ricetta:




Insalata di riso e lenticchie con pinoli e spinaci

Ingredienti per 6-8 persone
2 pomodori
1 cipolla rossa
2 carote
1 costa di sedano
200 gr di riso integrale grano lungo
olio d'oliva extra vergine
2 spicchi d'aglio
200 gr di lenticchie verdi (o quelle che volete)
foglie di coriandolo tritate grossolanamente
menta tritata grossolanamente
aceto balsamico di Modena
1 cucchiaio di succo di limone
50 gr di pinoli tostati
100 gr di foglioline giovani di spinaci
sale e pepe

Sbucciare e tagliare a cubettini i pomodori. Tagliare a cubettini uguali anche il sedano, le carote e la cipolla. Fate cuocere il riso in abbondante acqua salata e rinfrescarlo sotto l'acqua fredda. Metterlo in un'insalatiera insieme ai pomodori. 
In una pentola, scaldate un pochino d'olio e fare soffriggere le carote, l'aglio schiacciato, la cipolla e il sedano per un paio di minuti e quindi aggiungere le lenticchie e dell'acqua per ricoprirle. Fate cuocere il tempo necessario fino a che le lenticchie saranno tenere. Scolare e lasciar raffreddare. (Potete anche abbreviare usando lenticchie in sactola e mettendo gli altri ingredienti a crudo nell'insalata).
Aggiungere il tutto al riso e pomodori nell'insalatiera , insieme alle erbe tritate. Aggiungere le foglie di spinaci e i pinoli precedentemente tostati in una padella senza aggiunta di grassi.
A parte, mischiate due cucchiai d'olio, l'aceto, il succo di limone, sale e pepe a piacere e versate il composto nell'insalata. Mischiare il tutto per incorporare bene il condimento.

lunedì 28 marzo 2011

Insalata di acciughe (alici) marinate...e qualche ricordo

 Quando sento parlare di acciughe o alici, il mio pensiero vaga immediatamente varie pagine indietro nel libro della mia vita.
A volte sono strani i collegamenti che facciamo con sapori e odori, allacciati, quasi abbracciati a momenti particolari del sentiero già percorso.
La mia vita comincia qui, in questa cittadina sul Tirreno, che vive e respira per il mare. Situata al centro del Golfo di Gaeta, Formia ha origini talmente antiche che riportano ai miti greco-romani dei viaggi fantastici di Ulisse ed Enea. Solo il mare è vivo testimone della storia e potrebbe raccontare tante cose, eppure se ne sta li in silenzio, timido spettatore degli eventi.




Ed è del mare che la città vive, sogna e lavora.
Il piccolo porto dei pescatori si trova a pochi passi dal vecchio mercato. Il largo Paone è una grande piazza di ciottoli di basalto, costruita dove una volta c'era il mare. Li si teneva il mercato di tutti i giorni, che si trasformava in gran mercato i giovedì, con esplosione di colori, forme, odori.



Ma torniamo alle acciughe... in un angolo della piazza, quando ero piccola, si ergeva una specie di corridoio con un altro tetto a volta e banconi di pietra ai lati. I banchi freddi dell'antico mercato del pesce offrivano uno spettacolo indescrivibile ai nostri occhi, e devo dire, non solo agli occhi. Il mercato profumava di fresco e di mare, tutto era genuino e appena arrivato dal mare, i polipi si muovevano nelle vasche e i frutti di mare aprivano e chiudevano delicatamente la loro conchiglia producendo bollicine nell'acqua. 
All'epoca erano gli stessi pescatori che vendevano il pesce senza intermediari, se eri cliente "stretto" ti offrivano il meglio, l'ultimo arrivo, la qualità migliore. 
Era li che mia madre comprava le alici. Fresce e brillanti, occhi vivi, sfumate di azzurro, grigio, nero. Ricordo come pazientemente mi insegnò a pulirle, quel rumeore sordo allo spezzare la testa, il dito che scivolava nell'interno, la lisca che veniva via da sola, come per magia.
Le acciughe a casa si facevano quasi sempre 'in tortiera" con prezzemolo, olio, pan grattato e un filo di aceto e poi al forno, e in contate occasioni si facevano marinate, cotte nel succo di limone, con un poco di aglio, peperoncino, olio e aceto. Le adoravo e le adoro da sempre.


Per il contest di Cristina ho fatto una lunga ricerca sui mercati e supermercati, anche fra i surgelati e non trovavo null'altro che le acciuge sott'olio che compro sempre da mettere sulla pizza. Neanche fra lo scatolame...al naturale esisteva solo lo sgombro e le sardine e le aringhe, le aringhe in tutte le salse e anche senza.
Quando le ho viste sul bancone del mercato ho dovto trattenere l'urlo di gioia. 
E quella sorprendente rarità è diventata prima un piatto di alici marinate, trasformandosi poi in una colorata insalata.


Insalata di acciughe marinate 




Ingredienti per 8 persone
1 kg di acciughe
il succo di 4 limoni
origano
prezzemolo
peperoncino
olio extra vergine d'oliva
sale
aceto
...
3 pomodori
250 gr fagiolini
olio extra vergine d'oliva
aceto balsamico bianco
& ciuffo di prezzemolo
sale e pepe





Preparere il giorno prima le acciughe marinate, stendendole su un piatto, bagnandole di succo di limone e aceto e condendole con il resto degli ingredienti. Lasciarle marinare in frigo almeno per 12 ore, minimo.
Il giorno dopo, togliete le acciughe dalla loro marinata. Cuocere i fagiolini "al dente" in acqua bollente e farli raffreddare, tagliare i pomodori a dadini e mischiarli ai fagiolini. Mischiare le acciughe sgocciolate e condire con l'olio, sale, pepe, aceto bianco e prezzemolo grossolanamente tritato.
 

Con questa ricetta e ricordi acciugosi, partecipo alla raccolta di Cristina


venerdì 18 febbraio 2011

Frikadelle Sudafricane...il mondo a testa in giù

Ho provato a camminare sulle mani, come un improvvisato saltimbanco e guardare il mondo a testa in giù: avevo un tappeto di nuvole e un pavimento di stelle, come in quei sogni dove si vola come gli angeli. Un gabbiano si è posato sulla suola delle mie scarpe, per sfrecciare sul mare e tuffarsi nel cielo, con quella libertà che solo con le ali si può conquistare.
Volevo guardare al dritto un mondo che credevo storto e ho avuto una gran sorpresa...
Camminando sulle mani ho appreso che voler conoscere il futuro, è un po' come leggere un libro cominciando dalla fine, si perde il gusto della lettura e della vita; ho imparato quanto importante sia saper ribaltare certi comportamenti per non far male agli altri o alcune nostre certezze, quando si scopre di aver torto.
Guardando la vita a testa in giù diventa anche più facile capire che in realtà il mondo non è poi così storto, che qualche persona lo è, ma che in realtà esiste ancora molta più bontà che malvagità.
Il mondo sottosopra mi ha svelato che il male è piccolo ma ha il fragore di un tuono e il bene è tanto grande ma silenzioso, come una piuma che cade sulla neve.


Tornando con i piedi per terra ho riflettuto sul fatto che in un mondo a testa in giù il nord diiventa sud, e le Kottbullar, o polpette svedesi si sono trasformate in  Frikadelle sudafricane.




 Frikadelle sudafricane con pilaf alla curcuma, 
chutney di mango e peperoni speziati


Frikadelle 
Ingredienti per 24 polpette
1/2 cucchiaio di finocchietto
2 cucchiai di semi di coriandolo
1 cucchiaio di pimento in grani (pepe garofanato)
6 chiodi di garofano
350 gr di carne macinata di manzo
350 gr di carne macinata di agnello
125 gr di pane appena macinato
1 cipolla bianca tritata
2 spicchi d'aglio tritati
un poco di noce moscata grattuggiata
pepe nero appena macinato
80 ml di aceto di banana (se no, qualsiasi aceto bianco)
1 uovo sbattuto
sale
2 cucchiai di olio vegetale
qualche cucchiaino di maizena (io ho fatto a occhio)

Macinare al mortaio o in robot le prime spezie. Mischiare con la carne e aggiungere il resto degli ingredienti nell'ordine dato, omettendo l'olio e la maizena. Fare delle polpette con l'impasto di carne.
Scaldare l'olio in una padella antiaderente e far rosolare le polpette, magari in più riprese, dispende dalle dimensioni della padella. Mettere a parte le polpette, sglassare la padella con un bicchiere d'acqua nel quale avrete sciolto la maizena e girare e rimuovere gino all'addensarsi della salsa. Rimettere le polpette nella salsa a fuoco bassissimo finchè non saranno cotte. Aggiungere un poco di acqua, se necessario.






Pilaf alla curcuma
Ingredienti per 6 persone
400 grammi di riso a grano lungo
1 cipolla finemente tritata
1 buon cucchiaio di curcuma
sale
un filo d'olio.

Mettere un filo di olio sul fondo di una pentola, aggiungere il riso ed acqua fino a coprirlo. Aggiungere la cipolla, il sale e la curcuma. Mischiare. Portare a ebollizione a fuoco alto e poi abbassare il fuoco, coprire con il coperchio e lasciar cuocere fino all'assorbimento dell'acqua.





Chutney di mango
Ingredienti per 6 persone
un filo d'olio
un pezzo di zenzero (circa 20 gr)
3-4 manghi non troppo maturi
3 cipolle rosse
3 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di aceto bianco (possibilmente di banana)
un pizzico di peperoncino

Scaldare l'olio e far soffriggere lo zenzero e le cipolle tagliate prima a metà e poi a fette. Aggiungere il mango tagliato a dadini e far cuocere per circa 5 minuti. Aggiungere zucchero, aceto, peperoncino e un bicchiere di acqua. Far cuocere a fuoco basso per circa un'ora. Far raffreddare. Servire a temperatura ambiente.







Peperoni speziati
Ingredienti per 6 persone
un filo d'olio
4 grossi peperoni verdi (o 6 normali)
1 cipolla bianca
3 spicchi d'aglio
1 peperoncino verde
2 cucchiaini di semi di coriandolo in polvere
2 cucchiaini di cumino in polvere
un mazzetto di foglie di coriandolo tritate

Scaldare l'olio e farci soffriggere i peperoni tagliati a dadini, l'aglio tritato e la cipolla tritata finemente. Aggiungere il peperoncino verde, tagliato in dadini di uguali dimensioni dei peperoni. Aggiungere il resto delle spezie ed erbe e far cuocere finoa  che i peperoni saranno teneri.




Servire le polpette adagiate sul riso, bagnate di salsa e il chutney e i peproni a parte, come contorno.


E con questa ricetta, con un poco di mal di testa, partecipo per la prima volta a un 


venerdì 10 dicembre 2010

Peperoni ripieni vegetariani

Ho seri dubbi sul fatto che io possa forse un giorno diventare vegetariana. La carne mi piace ma, soprattutto, mi piace sperimentare e provare su qualsiasi ingrediente esistente, persino quelli che non mi piacciono o che in teoria non potrei o dovrei mangiare.
Però ogni tanto mi piace mangiare vegetariano, trovo che sia gustoso, che depuri l'organismo e che in fondo, si possono realizzare piatti sfiziosi, sani, coloratissimi e per giunta economici, senza l'aggiunta di carne.
Avevo preso al mercato dei bellissimi peperoni rossi, erano carnosi e grandi, di quelli che ti comunicano a grida: farciscimi, riempimi! Insomma, avete capito il tipo di peperone urlatore. E avevo anche voglia di cambiare modo di cucinarli.
E allora ho chiamato la musa della cucina, che stavolta, anche con il sole, è venuta in mio soccorso e mi ha aiutata a creare questi peperoni ripieni:



Ingredienti per 6 porzioni
3 peperoni rossi grandi
125 grammi di pan grattato
3 cipolle tritate
2 zucchine o una grande, grattate
1 carota grande grattata
2 gambi di sedano finemente tritati
2 spicchi di aglio tritati
100 grammi di nocciole a pezzetti
un vasetto di yogurt magro
60 gr di gruviera grattugiato
sale e pepe a piacere

Prima di tutto, quando facciamo i peperoni ripieni siamo abituati a tagliarli in modo che la parte superiore faccia da tappo. Questa volta ho voluto cambiare anche quello, li ho tagliati a metà trasversalmente e li ho puliti togliendo i semi avendo cura di non asportare il gambo, una faticaccia, degna da neurochirurgo, ma ne è valsa la pena. Poi ho mischiato tutte le verdure con il pan grattato e lo yogurt, ho salato e pepato e con questa preparazione ho riempito i peperoni. Alla fine ho messo il formaggio grattato su ogni metà di peperone e li ho infornati a 180° per una ventina di minuti, quando il formaggio era fuso e cominciava a dorarsi.

Trovo che questa ricetta possa essere un contorno originale ma anche un piatto per una cena vegetariana leggera duplicando le dosi per persona, un peperone a testa, invece di mezzo.

Grazie alla musa della cucina, con questa ricetta partecipo alla raccolta di Una Stella tra i fornelli:



E a proposito di musa della cucina: sembrerebbe che una piccola musa della cucina, in versione combinaguai, pasticcina e birichina, abbia visitato il Capo Cuoco in questi giorni.
Guardate voi stessi:


Studio approfondito del forno
Pacchetto di spagetti in lavatrice

Patate "sbattute"


Prove sulla malleabilità del formaggio.


Ma secondo voi, cosa avrà in mente di fare?  Pasta e patate in centrifuga al forno?

venerdì 3 dicembre 2010

Guacamole

Non è facile etichettare questo piatto. In America Latina, c'è chi lo utilizza come stuzzichino, mentre aspetta a tavola che arrivino i piatti, o chi lo mangia accompagnando una bibita alcolica, un po' come l'idea delle tapas spagnole, altri, invece, lo usano come contorno.
Quello che non tutti sanno è che il Guacamole, è un mole, vale a dire, una salsa. Il termine mole, deriva dalla parola molli o mullin che in náhuatl, la lingua indigena del Messico centrale, significa salsa, nel suo significato di origine. Dunque, il Guacamole nelle sue origini, non era altro che una salsa di avocado.
Nella cucina tradizionale messicana, la parola mole si riferisce, nel suo significato attuale, a un gruppo di piatti speciali che hanno in comune il fatto di essere preparati a base di peperoncino e spezie varie, che si usano principalmente per accompagnare le carni. Il più famoso di questi, il mole poblano, è considerato il piatto nazionale messicano.
Ma tornando al nostro guacamole, difficile dunque categorizzarlo, ma facile da fare, gustoso da provare in qualsiasi delle versioni che oggi vorrei proporvi.

Nella tradizione, qualsiasi mole, come il nostro pesto, dovrebbe farsi a regola d'arte nel mortaio...
Ma non vi preoccupate...non fatemi quella faccia...ho usato il robot!!!!





Guacamole Messicano  (in foto)
Ingredienti per 4 persone 
4 avocado maturi (morbidi al tatto, senza macchie sulla buccia)
un pomodoro maturo
una cipolla
un mazzetto di foglie di coriandolo
peperoncino piccante a piacere (50 gr in teoria)
sale
un pizzico di zucchero
succo di limone

Sbucciare gli avocado e macinarli insieme al resto degli ingredienti.

Guacamole in Costa Rica
La base è la stessa, ma: l'avocado si schiaccia con la forchetta, il peperoncino non cè, il pomodoro si aggiunge tagliato a cubetti e si elimina lo zucchero.

Guacamole in Nicaragua
Di nuovo qualche differenza: in questo caso non c'è peperoncino, nè pomodoro, nè succo di limone, ma si aggiungono due o tre uova sode quasi macinate. Le cipolle son tagliate finamente e l'avocado schiacciato con la forchetta. Nulla è macinato ne al mortaio, ne al robot, semplicemente mischiato all'avocado schiacciato
Una nota importante: l'avocado si annerisce all'aria come le mele. Il succo di limone serve infatti a evitarne l'ossidazione. Nella versione del Nicaragua il limone non viene messo, ma, al suo posto, viene introdotto un seme di avocado dentro la preparazione fino al momento di portarlo a tavola.
Strano ma vero. E funziona.  Questa versione meno acida, con l'aggiunta delle uova è la mia preferita.
Me la insegnò Jorge, un ragazzo del Nicaragua che lavorò a casa mia in Costa Rica per un bel po' di tempo e ci fece scoprire che in quell'immenso giardino, c'erano due alberi di avocado che se ne cadevano di frutti.


Ma una menzione speciale, la merita questa versione:

Guacamole FEROCE della Martinica (Féroce d'avocat)
Ingredienti per 6 persone:
2 avocado belli maturi
1 limone tipo lime
1 cipolla 2 spicchi d'aglio 3 chiodi di garofano, olio
1 pezzetto di baccalà secco (tipo 150G)
2 c.a.s. di farina di manioca
peperoncino antillano "bondà man jacques" (può sostituirsi con un qualsiasi peperoncino verde molto forte)

Dissalare il baccalà bollendolo due volte in acqua fredda cambiata.
Raffreddarlo sotto l'acqua e sbriciolarlo. Mettere in una padella la cipolla, l'aglio e le spezie (chiodi di garofano e pezzetto di peperoncino) e far dorare con il baccalà sbriciolato.
Quando il tutto prende un aspetto bello dorato spegnere e lasciar raffreddare. Quando freddo, sbriciolare ancora il tutto con la mezzaluna e riservare.
Prendere poi gli avocado, schiacciarli con la forchetta a lungo mettendo prima il succo di mezzo limone o, se necessario, di un limone intero. L'aspetto della crema deve essere un po' acquoso. Aggiungere la farina di manioca, mescolare bene e poi aggiungere la preparazione di baccalà.
L'impasto deve essere abbastanza denso per essere appallottolato e servitaocome mini polpettina, o allora spalmata su toasts croccanti.
Fate attenzione al grado del peperoncino, non è per niente che si chiama féroce!!

ps: si spegne con una bella sorsata di rhum delle Antille!!!

buon appetito!

Nutrizionalmente parlando sull'avocado: Sebbene l'avocado sia un frutto parecchio ricco di materie grasse, 15grammi (un grammo in più di un cucchiaio d'olio) su una porzione di 100 grammi, ha anche moltissimi benefici: un bassissimo contenuto di sodio e una fonte ricchissima di fibra, vitamina C (17% del fabbisogno giornaliero in 100 gr), Vitamina K, vitamina E, vitamina B6 e acido folico (vitamina B9) e anche il 14% del fabbisogno giornaliero di potassio.
Per il suo elevato contenuto di calorie precedenti da lipidi, il consumo di avocado non è dunque raccomandabile durante diete ipocaloriche, a meno che non sia parte di un'insalata o come accompagnamento di altre portate. Tuttavia, all'avere un indice glicemico bassissimo e quasi zero carboidrati, l'avocado potrebbe essere utile per equilibrare un pasto che contenga abbastanza carboidrati ma poche calorie.
Tutto sommato, nel quadro di un'alimentazione variata ed equilibrata, l'avocado, senza aggiunta di grassi supplementari, è un alimento assai benefico per l'organismo.