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sabato 18 marzo 2017

Terrina di anatra confit e fegatini, con Berawecka e Confettura di cipolla




Quando l'MTC ha annunciato che la sfida erano le Terrine, proposte da Giuliana, lui ha esultato per un attimo poi è tornato serissimo come sempre.


-Sweetheart- ha esordito, con il suo pefetto accento british.
Dovete sapere che quando il Doc inizia una frase così, io mi siedo, perchè sicuramente c'è qualcosa di importante, una brutta notizia o è quando parte un discorso serissimo o una ramanzina chilometrica.
-Non ti far venire idee strane- ha detto con tono solenne - La terrina è una cosa seria e si deve rimanere nel classico.
Sono scoppiata a ridere. Se la terrina è una cosa seria, meno male che per la sfida del babà non lo conoscevo ancora.
E io che avevo pensato a una terrina di iguana, ricoperta di foglie pandan.
Dai, ci sono cose sacre anche per me.
-Cos'hai in mente? chiedo con certo temore.
-Tradizione- risponde di getto.
Tradizione. L'ultima volta che l'abbiamo usata al MTC ci è andata male :)) ma lui aveva le idee ben chiare. 
Confit de canard et foie gras.
Peccato che il foie gras sia bandito in India. Lo si trova già cotto in scatola o boccali a prezzi esorbitanti e di dubbia provenienza dall'Europa dell'Est. E, soprattutto, non Kosher (e non vorrai mica che il tuo matrimonio duri solo due mesi, vero?)
Si trovano, invece, dei fegatini d'anatra allevata a terra non alimentata forzatamente, che già avevamo usato in una terrina in passato. Per quanto riguarda il confit, quello pure è introvabile. Insomma, ci rimanevano i fegatini. E le faraone, e le anatre intere, e i polli, i bufali e....
-Faraona. Perchè no, ma se ci mettiamo un po' di carne di maiale dici che se ne accorge?
Rido.
-Senti, sei sopravvissuto a due infarti, un'operazione a cuore aperto e recentemente anche a un'altra chirurgia, ma temo che non sopravviverai all'ira di Micol. Trovane un'altra.
-Un'altra moglie?
Qui è quando vorresti buttarlo dalla finestra, ma vuoi troppo bene alla moglie, per farlo.
Poi rimugina. Ci pensa.
-Gli ebrei ashkenazi alsaziani per secoli hanno allevato oche e anatre. Il confit si faceva in casa. Quello, lo possiamo fare noi.
Qui, invece, è quando sgrani gli occhi dall'ammirazione e cominci ad ascoltare la storia:

-Negli shetls e ghetti d'Europa Centrale, gli inverni rigidissimi imponevano agli ebrei Ashkenazi la consumazione di cibi calorici e molto grassi. Per loro, il latte era raro e proibitivo, così come la panna o il burro. Anche la carne di manzo era di raro consumo e l'olio era molto caro. Gli ebrei avevano quindi a disposizione, come alimento grasso, solo le oche e le anatre, animali che hanno la particolarità di costituire, in autunno, delle riserve di grasso che accumulano sotto la pelle e nel loro fegato. Furono gli ebrei Ashkenazi infatti, a diffondere quest'allevamento, dall'Alsazia fino agli Urali e ad apprendere a dominare la tecnica del "gavage". Per loro, il foie gras non era un cibo da ricchi, ma un nurtimento a portata di mano, una questione di sopravvivenza. I giudei di Bohemia, ancora oggi, non si fanno mancare il foie gras a Shabbat e in altri momenti di festa.  Sono stati loro a raggiungere i loro fratelli di Bordeaux e Bayonne, nel Sud Ovest e spiegarne le tecniche di allevamento. Il Sud Ovest Francese oggi è la patria indiscussa del foie gras e non è più un affare ebraico. In Alsazia, invece, la produzione resta ormai molto piccola, di alta qualità e ancora spesso in mano a famiglie ebree.
Per quanto riguarda il confit, si ritorna al discorso di prima, gli inverni, il bisogno di alimenti grassi e, soprattutto, la paura delle penurie alimentari. La conservazione di carne nel proprio grasso è una tecnica molto antica. La carne, una volta cotta, è conservata ricoperta di grasso, che non permette il passaggio dell'aria e così, preservata da qualsiasi microorganismo. Insomma, è nato come modo puramente utilitario di conservazione, per poi essere portata in un secondo momento fino alle tavole dei nobili. Si dice che Henry IV, da quando lo scoprì, non se lo fece mai mancare nei suoi banchetti, e così succede, fino ai giorni nostri, in cui è diventata una vera e propria specialità gastronomica per occasioni speciali.

Per la nostra terrina, siamo voluti rimanere nello spirito antico e campagnolo. Abbiamo interpretato la nostra Terrina in modo rustico, rimanendo nella tradizione Giudeo-Alsaziana, adattandoci però alle regole della sfida e agli ingredienti reperibili a New Delhi.
Abbiamo scelto quindi di fare una terrina al confit d'anatra, fegatini di anatra, spugnole e noci, accompagnandola con i due più classici complementi giudeo-alsaziani per foie gras e terrine: confit d'oignon e berawecka.

La sua terrina era più buona. :)
ma non ditelo al dottore ;)




Anatra confit
(Confit de Canard)


4 cosce di anatra, crude
sale grosso
700 g di grasso d'anatra o d'oca

Strofinare le cosce di anatra con abbondante sale grosso su tutti i lati. Lasciare le cosce macerare nel sale per 24 ore in frigo, coperte con pellicola alimentare.
L'indomani, far fondere il grasso d'anatra in una pentola capiente a fuoco molto lento. La quantità di grasso dipende ovviamente dalla grandezza delle cosce, che dovranno essere interamente coperte dal grasso per una cottura ottimale. Le nostre erano piccole.
Sciacquare abbondantemente le cosce d'anatra per eliminare ogni residuo di sale e lasciarle a bagno in acqua fresca per due o tre ore, cambiando l'acqua ogni ora, in modo da assicurarsi che non siano troppo salate.
Asciugarle con un panno da cucina pulito o con della carta assorbente da cucina, per eliminare al massimo l'umidità.
 Quando il grasso avrà raggiunto una temperatura di 70/80°C, aggiungete le cosce, badando che siano completamente coperte di grasso. Lasciate cuocere per due ore, tenendo a bada che la temperatura non salga a più di 80°C. Se non avete un termomentro per sorvegliare la temperatura, non lasciate che il grasso "frigga". Le cosce devono cuocersi lentamente nel grasso.
In due ore dovrebbero essere cotte, ma questo dipende molte volte dalla grandezza, peso e persino dalla razza di anatra. Se i denti di una forchetta entrano nella carne senza nessuna resistenza, allora sono pronte. Se no, proseguite ancora la cottura per il tempo necessario.
Il "confit de canard" si conserva benissimo per mesi, ricoperto totalmente del suo grasso, in boccali di vetro sterilizzati e a chiusura ermetica. Si può anche congelare, sempre nel loro grasso, o mettere sottovuoto.







Berawecka

Il berawecka è in Alsazia l'accompagnamento classico di terrine di carne e foie gras, come lo è il pain d'épice nel resto della Francia. Consiste in un panetto non lievitato di frutta disseccata lasciata macerare nello Schnaps (acquavite alsaziana di frutta) e in cui la farina serve solo da legante.
La frutta utilizzata può variare: potete usare ciliegie, albicocche, datteri, o altro, sempre rispettando le proporzioni, ma pere e mele non possono mancare e devono essere predominanti. Se no, non sarebbe un berawecka. Noi non abbiamo trovato né mele né pere essiccate, così le abbiamo disseccate in casa, nel forno, a bassa temperatura.
In assenza di Schnaps, (in genere di quetsch, mirabelle o pere), il kirsch può essere un valido sostituto.
Il berawecka nasce come dolce corroborante per la Pasqua ebraica, da lì, il non utilizzo di farina e lieviti, e fu adottato in un secondo momento dai cristiani e diffuso in Alsazia come dolce di Natale.
In rete esistono migliaia di ricette di questa specialità che usano paste lievitate, paste di brioche, con lievito chimico o bicarbonato e versioni ultramoderne con mango disseccato al posto delle pere. Diffidate, perchè non sono le originali e tradizionali.
La farina di Matzah si può però sostituire con farina normale, o di segale, o di grano saraceno o è possibile duplicare la dose di quella di mandorle. La nostra ricetta viene dal  diario di Sarah, l'abbiamo solo dimezzata. Con il doppio degli ingredienti lei faceva tre panetti. Noi, due più piccoli.

100 g di pere essiccate
100 g di mele essiccate
50 g di prugne secche
75 g di fichi secchi
75 g di uvetta di Corinto
50 g di scorza d'arancia o di limone candita
250 ml di Schnaps Alsaziano di pere
50 g di noci
50 g di mandorle
15 g di nocciole
150 g di farina di matzah
100 g di farina di mandorle
2 cucchiaini di cannella in polvere
5 g di anice in polvere
2 g di chiodo di garofano in polvere



Tagliare a pezzettini le pere, mele, prugne, fichi e scorza d'arancia. Aggiungere l'uvetta e bagnare tutto con lo Schnaps. Lasciare macerare per 24 o 48 ore a temperatura ambiente. Non eliminate il poco liquido di macerazione che ne resterà.
Riscaldare il forno a 140°C
Tritare grossolanamente le mandorle, le noci e le nocciole e mescolarle con il resto della frutta. 
Mescolare le due farine e aggiungerle alla frutta poco a poco, amalgamando a mano. Avrete l'impressione che la farina sia troppa, ma continuate a impastare a mano e vedrete che la incorporerete tutta.
È stata una sorpresa anche per me, avrei giurato che non si sarebbe mai incorporata e invece...
Una volta incorporata la farina, formare due panetti e adagiarli sopra una leccarda rivestita di carta da forno. Infornare per un'ora, fino a doratura. 
In teoria, bisognerebbe avvolgerlo in carta stagnola e metterlo in frigo per almeno 10 giorni a maturare, prima di affettarlo. In questo modo, si ottengono fette più sottili. Purtroppo, noi non avevamo tutto questo tempo e lo abbiamo fatto maturare solo 48 ore.



Confit d'oignon
(confettura di cipolla)

 In realtà confit e confettura sono due cose diverse, ma dovevamo tradurlo in qualche modo. La gran differenza risiede nella percentuale di zucchero e nella presenza di grasso. Il confit ha molto meno zucchero e si conserva grazie alla presenza di vino e aceto. Questa è la nostra versione tipicamente alsaziana, presa dal diario di Sarah, alla quale abbiamo cambiato solo il tipo di miele.

250 g di cipolle rosse
20 g di zucchero
1 cucchiaio di miele di pino d'Alsazia IGP
20 g di grasso d'oca
50 ml di Sylvaner
50 ml di aceto di sidro
1 cucchiaio di crème de cassis (liquore di ribes nero)
sale
pepe

Pelare e tagliare le cipolle a metà. Affettarle finemente e farle fondere in una padella con coperchio, coperte, insieme al grasso d'oca, mescolando ogni tanto. Quando saranno morbide, aggiungere due pizzichi di sale, lo zucchero, il miele, l'aceto il vino e coprire di nuovo. Cuocere a fuoco basso 50 minuti, aggiungere il pepe e la crème de cassis. Scoprire e lasciar addensare ancora cinque minuti.
Questa ricetta rende circa 200 g di confit.
Si conserva 2 mesi in frigorifero in contenitore ermetico o 6 mesi in congelatore.



Terrine de confit et foie de canard, aux morilles et aux noix
(Terrina di anatra confit e fegatini, alle spugnole e noci)


Per una terrina da un litro di capienza

Per il fondo bianco:
1 kg di carcasse di pollo
6 zampe di pollo
3 lt d'acqua
1 cipolla tagliata grossolanamente
1 porro tagliato grossolanamente
1 carota tagliata grossolanamente
qualche rametto di prezzemolo

Per la terrina:
4 cosce di anatra confit (700 g, pesate con le ossa)
300 g di fegatini d'anatra
75 g di spugnole secche
150 ml di Armagnac
3 scalogni, finemente tritati
una manciata di prezzemolo finemente tritato
100 g di noci
600 ml di fondo bianco
3 fogli di gelatina*
sale
pepe



Preparare il fondo bianco. Alla ricetta del fondo, abbiamo aggiunto delle zampe di pollo perchè il collageno contenuto in esse gelificasse naturalmente una volta raffreddato. In questo modo, abbiamo potuto usare meno gelatina del previsto. Mettere le carcasse e le zampe in una pentola capiente, coprire d'acqua e portare a ebollizione. Ritirare varie volte la schiuma che si formerà, poi aggiungere la cipolla, il porro, la carota e il prezzemolo. Lasciarlo bollire lentamente per due ore, scoperto, a fuoco tenue. Il liquido deve ridursi alla metà. Passare al chinois e conservare. Rende 1,5 litri di fondo, del quale useremo 600 ml nella terrina e il resto si congela per il prossimo uso.
Pulire i fegatini da eventuali nervetti (questo è compito del chirurgo) e metterli a marinare in 100 ml di Armagnac per due-tre ore, girandoli di tanto in tanto. Intanto, preparare le spugnole.
Mettere le spugnole secche in un bagno di acqua tiepida, sciacquarle per eliminare sabbia, terra e qualsiasi altro residuo o impurità. Metterle in un pentolino, coprirle d'acqua e cuocerle a fuoco lento per qualche minuto, senza cuocerle del tutto. Filtrare e separare le spugnole dal succo di cottura. Filtrare nuovamente il succo. Controllare i piedi dei funghi ed eliminare eventuali resti di terra. Cuocere di nuovo nel succo filtrato per due minuti e filtrare di nuovo.
In una padella, scaldare una noce del grasso d'oca del confit, soffriggere uno degli scalogni, saltare le spugnole, bagnarle con 50 ml di Armagnac, salare, pepare e cuocere a fuoco lento una decina di minuti, fino a quando saranno tenere e l'acol sarà evaporato. Lasciarle raffreddare e tagliarle a pezzetti non troppo piccoli.
Togliere i fegatini dalla marinatura e ascugarli per bene. Prelevare un'altra noce di grasso di anatra dal confit, scaldarlo e cuocere in padella i fegatini, fino a farli ben dorare in superficie. tagliarli a pezzettini.
Scaldare a fuoco lentissimo il confit d'anatra per sciogliere il grasso. Prelevare le cosce dal grasso, dissossarle e sfilacciarle in una ciotola. Aggiungere i due scalogni restanti, il prezzemolo (lasciandone un cucchiaio abbondante a parte), i fegatini, le noci tritate e le spugnole, sale e pepe. Mescolare bene.
Mettere i fogli di gelatina a bagno in acqua fredda per 5 minuti, per farli ammorbidire. Scaldare il fondo bianco fino a portarlo a ebollizione e spegnere il fuoco. Strizzare bene i fogli di gelatina e incorporarli al fondo.
Nella terrina, versare una mestolata di fondo, aggiungere un terzo del misto di anatra e bagnare di nuovo con un mestolo abbondante di fondo, premendo bene il misto d'anatra in modo da renderlo compatto. Ripetere l'operazione per gli altri due terzi di misto di carne. Finire con un il prezzemolo rimasto e con un'abbondante mestolata di fondo.
Mettere la terrina in frigorifero per almeno 24 ore, o anche due o tre giorni prima di degustarla.
Noi abbiamo aspettato due giorni.
Dopo averla messa in frigo, una volta rappresa la gelatina in superficie, coprirla con pellicola alimentare.
Servirla fredda, con il berawecka a fettine e il confit di cipolla.

*Geliko: Gelatina Kosher, a base di collageno di manzo.

Nota: La gelatina nelle prime ore in frigo, si era rappresa formando un bellissimo effetto di trasparenza. Con il passare delle ore, si è opacata, probabilmente dovuto ai grassi contenuti nel confit di anatra e nei fegatini, o al fatto che non abbiamo chiarificato il fondo bianco, perchè a prima vista non ci sembrava necessario. La copertura di gelatina c'è, ma non si vede. :(

martedì 27 maggio 2014

Babà allo sciroppo di ciliegie e crema al latte di mandorla... una penna, per i bambini del Medio Atlante




Oggi vorrei raccontarvi di un Marocco distante dalle città imperiali, dai musei, dai colori sgargianti dei mosaici e dai profumi dei suk. Vorrei raccontarvi un Marocco che il turista difficilmente vede, di piccole e grandi realtà nascoste tra le montagne dove chi va, rischia di lasciare un pezzo di cuore, come è successo a noi.
Siamo sul medio Atlante, la cordigliera montagnosa che su allunga su circa 350 km, dal Sud-ovest al nord-est del Marocco. Un posto meraviglioso dove contrastanto panorami mozzafiato e grandi stenti.



È lì che li abbiamo incontrati, sulla strada che congiunge il villaggio di Ain Leuh con le Fonti di Oum Rabia, con i loro visi polverosi e gli enormi sorrisi.
Sono i bambini del Medio Atlante.
Sul bordo delle strade strette, vendono timo fresco, mazzetti di menta selvatica, uova del giorno o latte appena munto, ancora tiepido, in bottiglie che una volta contenevano acqua. Altri non offrono nulla, stanno solo lì ad aspettare, a far cenni di fermarti.

Vivono in condizioni di estrema povertà, in ruderi di pietra o in case di legno e plastica in una regione che d'inverno è sepolta dalla neve, almeno durante tre mesi l'anno.  





Vestono abiti sdruciti dall'uso dei vari bambini che li hanno portati prima di loro e molti lavorano già, nei pascoli o nei campi, e quello è l'unico futuro che si prospetta, per la maggior parte di loro.
Eppure non chiedono soldi. Quando ti fermi, ti chiedono biscotti, dolcini e una caramella, con il loro francese sforzato e incerto, e poi chiedono una penna. Con un 'insistenza disperata "un stylo, un stylo" (una penna, una penna) e alcuni si aggrappano al fiestrino aperto, o al retrovisore, insistendo, urlando, piangendo, senza rassegnarsi a un no, senza credere che non ne hai, o che le hai finite un kilometro prima. E quei pianti, quella disperazione ti accompagna per giorni, perché per loro una penna rappresenta il diritto ad andare a scuola, quella penna che molti genitori non vedono la necessità o l'utilità di comprare, rappresenta un'opportunità, una finestra verso il futuro.

senza elettricità né acqua corrente, il bucato si fa al fiume, d'estate come d'inverno

La prima volta che siamo passati di lì, siamo andati via con il cuore appesantito senza avere nulla da dare e la richiesta di quella penna ci è risuonata nell'anima per giorni e notti.
Questo e lo scorso fine settimana siamo saliti con un bustone pieno di biscotti e caramelle e due pacchetti di penne da 10 ognuno, e quando dai una penna ad ogni bambino, senti che non bastano mai e il nodo in gola ritorna.
E ritornano alla mente l'inistenza, gli stenti, i piedi nudi, le lacrime e la disperazione...per una penna.

Una penna, simbolo di un'opportunità di cambiamento, di vita migliore, di apprendere.

E allora mi chiedevo, miei cari lettori, sareste disposti a donare una penna, blu, verde o nera o una matita a questi bambini?
QUI troverete le informazioni per come fare
Penne e matite saranno donate direttamente alla scuola del posto, per una distibuzione equa.

È solo una goccia nel mare dei bisogni della regione.
Un gesto piccolissimo per noi, un regalo importantissimo nelle loro mani.

Una penna per i bambini del medio Atlante, che non smettono mai di sorridere e ringraziare, anche se gli hai dato solo una caramella.



Dal Medio Atlante vengono anche le ciliegie.





Babà allo sciroppo di ciliegie e crema al latte di mandorla

per il babà
la ricetta di Antonietta, con le spiegazioni dettagliate

per la bagna, lo sciroppo di ciliegia
600 g di ciliegie
1lt di acqua
1kg di zucchero

per il latte di mandorla fatto in casa
150 g di mandorle sgusciate
acqua

per la crema
500 ml di latte di mandorle
1 stecca di vaniglia
4 tuorli
4 cucchiai di farina
4 cucchiai di zucchero
60 g di burro

per la gelatina di ciliegia, per rifinire il babà
1/2 kg di ciliegie
il succo di un limone
un bicchiere d'acqua
zucchero, pari al peso del succo ottenuto




Per organizzarmi meglio, ho diviso il lavoro su due giorni:

Il giorno prima:

lo sciroppo:
In una pentola, possibilmente di rame o se no di acciaio a fondo spesso, mettere lo zucchero, l'acqua e le ciliegie e mettere sul fuoco medio, senza mescolare. Quando arriva a ebollizione, abbassate il fuoco al minimo possibile e lasciare sobbollire per 45 minuti. Spegnere poi il fuoco e sgocciolare le ciliegie e metterle ad asciugare su una gratella durante tutta la notte. Filtrare e mettere da parte lo sciroppo ottenuto, farlo raffreddare completamente e conservarlo in frigo. Riscaldarlo fino a intiepidirlo prima di usarlo.

il latte di mandorle:
mettere a bagno le mandorle in 750 ml di acqua durante 8 ore. Sgocciolarle, eliminare l'acqua, sciacquarle e frullarle con altri 750 ml di acqua pulita. Con un chinois rivestito di garza o di un pezzo di stoffa leggerissimo, filtrare il tutto, aiutandovi prima con un cucchiaio per far uscire più liquido possibile, e poi strizzando bene la garza chiudendola per non far uscire la pasta di mandorle.
Conservare in frigo. Da 150 g di mandorle, esscono poco più di 500 ml di latte.

la gelatina di ciliegia:
lavare, asciugare e snocciolare le ciliegie. Metterle in un pentolino di rame o di acciaio dal fondo spesso con un bicchiere di acqua e il succo del limone. Portare ad ebollizione durante dieci minuti. Frullare le ciliegie e passarle al chinois a maglie fine per ricuperarne solo il succo. Pesare quindi il succo e aggiungerci pari peso di zucchero, mischiare il tutto e far cuocere mescolando di tanto in tanto fino a che la temperatura avrà raggiunto i 104°C, una mezz'ora circa.
Si può conservare come una marmellata, in vasetti sterili, o usarla e conservarla in frigo per una settimana.

Il giorno stesso:

la crema:
scaldare il latte di mandorla con dentro una stecca di vaniglia fino ad ebollizione. Filtrarlo subito e mantenere in caldo. In una pentola, mischiare i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata con una frusta e versarci a filo il latte, sempre mescolando. Portare la pentola sul fuoco dolce e lasciar cuocere senza mai smettere di mescolare fino a che si sarà addensata. Togliere dal fuoco e mescolarci rapidamente il burro a pezzetti. Lasciar raffreddare e conservare in frigo fino al momento dell'uso.

Preparare il babà, nel mio caso 6 monoporzioni, sformarli e quando sono ancora tiepidi, gli si versa lo sciroppo intiepidito sopra, rigirandoli su sé stessi ogni 15 minuti, fino a che prenderanno la consistenza di una spugna piena d'acqua. Una volta ben bagnati, sistemarli sul piatto di portata.
Spennallare i babà con tre cucchiai di gelatina di ciliegie precedentemente riscaldata fino a farla sciogliere. Decorare a piacere i babà con la crema al momento di servirli, e decorare con le ciligie semicandite dello sciroppo.




Potete tagliare il babà a metà e mettere la crema dentro, o decorarli solo esternamente. Io con il primo (quello della foto) ho messo la crema solo nella fessura del taglio, per poi mostrarne l'interno, la sua alveolatura e come risultano una volta inzuppati nella bagna.
Il resto delle ciliegie semicandite si può conservare in frigo per qualche giorno e utilizzarle in altre preparazioni o mangiarle così come sono.
Non ho usato alcool, e lo so, è un'eresia, ma l'ho fatto per non privare i più piccoli di casa di questo dolce che è troppo buono per perderselo.



Con questa ricetta partecipo al MTC di maggio 2014, il Babà