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lunedì 19 settembre 2016

Gnocchi al cacao, ciliegie e pepe rosa





Lei non si regge ancora in piedi per più di cinque minuti. E ha insistito che, per questa volta, riposassi anche io, dopo le avventure provanti degli ultimi mesi.
Ma la sfida del MTC di settembre degli gnocchi di AnnaRita, non volevo saltarla. Per la semplice ragione che è una sfida con me stesso perché a me, gli gnocchi, non sono mai piaciuti. Questione di consistenze, quella consistenza che non è solida ma non è crema, spesso viscida, mi ha sempre dato fastidio. Lei dice che è perché, probabilmente, ho mangiato solo gnocchi cattivi.
E allora, vuoi non provarli, quelli buoni?
Poco tempo per riflettere su una ricetta degna di una sfida. Poco tempo anche per realizzarla, visto che ogni pensiero e ogni azione da un paio di settimane si concentrano su una paziente speciale, le ventiquattro ore del giorno.
L'idea è venuta a lei, dicendomi che, quella bevanda energetica che le faccio bere, a base di cacao e pepe rosa, forse poteva trasformarsi in ricetta per gli gnocchi. Il problema è stato trovare il come formulare la ricetta e il tempo per realizzarla, nello stato attuale delle cose.
Io li chiamerei quasi quasi, gli gnocchi del miracolo.



Gnocchi al cacao, ciliegie e pepe rosa


per gli gnocchi:

La ricetta di Annarita, alla quale abbiamo sostituito 10 grammi di farina con la stessa quantità di cacao puro. Le patate le abbiamo cotte al forno, tra due strati di sale e non hanno assorbito tutta la farina. Per la ricetta e tutti i consigli, andate a farvi un giro da lei.


per il fondo di anatra
(per circa due litri di fondo)

2 kg di carcasse di anatra
4 litri d'acqua
250 g di cipolle a pezzi 
100 g di coste di sedano a pezzi
150 g di carote a pezzi

per il jus di anatra
(per circa 600 ml di jus)

3 cucchiai d'olio
1 kg di carcasse ed ali di anatra
1 cipolla tritata
100 grammi di funghi affettati
1 carota media, affettata
1 spicchio d'aglio tritato grossolanamente
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 rametto di timo
1 foglia di alloro
300 ml di vino bianco, secco
600 ml di acqua
1,5 litri di fondo d'anatra
1 cucchiaio di arrow root, mischiato a un po' d'acqua.

per finire:

2 cucchiai d'olio
200 g di ali di anatra
200 ml di Cognac Remy Martin V.S.O.P.
50 g di ciliegie secche
jus d'anatra
1 cucchiaio di pepe rosa
sale e pepe






Prima di tutto, si prepara il fondo. Si accende il forno a 200° e quando ha raggiunto la temperatura, si arrostiscono le carcasse per 30 minuti. Poi, si trasferiscono le carcasse a una pentola, e nel recipiente dove sono state arrostite, si versano circa mezzo litro di acqua e si porta ad ebollizione, grattando sempre il fondo. Poi, si versa quest'acqua nella pentola con le ossa, insieme al resto dell'acqua. Quindi, si porta ad ebollizione, si fa attenzione a togliere la schiuma, e infine si aggiungono le verdure. Si prosegue la cottura durante otto ore, a fuoco lentissimo e a pentola scoperta. Alla bisogna, si può aggiungere dell'acqua e continuare a togliere la schiuma di tanto in tanto. Una volta raffreddato a temperatura ambiente, sgrassatelo del grasso visibile e mettetelo nel frigo. A contatto con il freddo, la preparazione si trasformerà in gelatina, che useremo poi per il jus d'anatra.

Per preparare il jus, si riscalda l'olio e si fa rosolare le carcasse e le ali per circa 20 minuti a fuoco vivo fino a farle dorare completamente. Poi, si aggiunge la cipolla, le verdure e l'aglio e si mescola per far rosolare anche questi, fino a doratura. A questo punto, si mette il concentrato di pomodoro, il timo e l'alloro e si fa proseguire la cottura per altri due minuti. Poi, si bagna con il vino e l'acqua, grattando il fondo, per recuperare tutti i succhi caramellizzati. Si lascia bollire scoperto, finché il liquido non sarà ridotto ai due terzi. Ci vorrà una mezz'ora.
A questo punto, si aggiunge il fondo, si fa bollire ancora altri 20 minuti per farlo ancora ridurre a metà. Durante questa operazione, bisognerà avere cura di togliere le impurità che verranno a galla. Una volta ridotto, si incorpora l'arrow root, precedentemente diluito in un paio di cucchiai d'acqua, non di più. Si cuoce ancora due minuti per fare addensare la preparazione e poi, si passa al chinois. Il risultato deve essere denso abbastanza da coprire il dorso di un cucchiaio.

Per finire, in una grande padella si fa scaldare l'olio e si fanno rosolare le ali, fino a farle ben dorare, si ritirano e si aggiungono tre cucchiai di cognac, si porta e ebollizione, grattando il fondo con una spatola di legno, in modo da raccogliere tutti i succhi caramellizzati. Si continua la cottura fino a quasi l'evaporazione completa del cognac, dopodiché si aggiunge il resto del liquore, si fa ancora cuocere 3 minuti, riducendolo alla metà. Quando il cognac sarà ridotto alla metà, si versa il jus d'anatra, le ciliegie secche e il pepe rosa. Sale e pepe, e si lascia cuocere a fuoco basso per ancora 5 minuti.

Intanto si cuociono gli gnocchi in acqua salata, pochi alla volta finché non vengono a galla e si condiscono abbondantemente con la salsa. Decorare con qualche bacca di pepe rosa.




Con questa ricetta partecipiamo entrambi al MTC: gli gnocchi di patate



martedì 27 maggio 2014

Babà allo sciroppo di ciliegie e crema al latte di mandorla... una penna, per i bambini del Medio Atlante




Oggi vorrei raccontarvi di un Marocco distante dalle città imperiali, dai musei, dai colori sgargianti dei mosaici e dai profumi dei suk. Vorrei raccontarvi un Marocco che il turista difficilmente vede, di piccole e grandi realtà nascoste tra le montagne dove chi va, rischia di lasciare un pezzo di cuore, come è successo a noi.
Siamo sul medio Atlante, la cordigliera montagnosa che su allunga su circa 350 km, dal Sud-ovest al nord-est del Marocco. Un posto meraviglioso dove contrastanto panorami mozzafiato e grandi stenti.



È lì che li abbiamo incontrati, sulla strada che congiunge il villaggio di Ain Leuh con le Fonti di Oum Rabia, con i loro visi polverosi e gli enormi sorrisi.
Sono i bambini del Medio Atlante.
Sul bordo delle strade strette, vendono timo fresco, mazzetti di menta selvatica, uova del giorno o latte appena munto, ancora tiepido, in bottiglie che una volta contenevano acqua. Altri non offrono nulla, stanno solo lì ad aspettare, a far cenni di fermarti.

Vivono in condizioni di estrema povertà, in ruderi di pietra o in case di legno e plastica in una regione che d'inverno è sepolta dalla neve, almeno durante tre mesi l'anno.  





Vestono abiti sdruciti dall'uso dei vari bambini che li hanno portati prima di loro e molti lavorano già, nei pascoli o nei campi, e quello è l'unico futuro che si prospetta, per la maggior parte di loro.
Eppure non chiedono soldi. Quando ti fermi, ti chiedono biscotti, dolcini e una caramella, con il loro francese sforzato e incerto, e poi chiedono una penna. Con un 'insistenza disperata "un stylo, un stylo" (una penna, una penna) e alcuni si aggrappano al fiestrino aperto, o al retrovisore, insistendo, urlando, piangendo, senza rassegnarsi a un no, senza credere che non ne hai, o che le hai finite un kilometro prima. E quei pianti, quella disperazione ti accompagna per giorni, perché per loro una penna rappresenta il diritto ad andare a scuola, quella penna che molti genitori non vedono la necessità o l'utilità di comprare, rappresenta un'opportunità, una finestra verso il futuro.

senza elettricità né acqua corrente, il bucato si fa al fiume, d'estate come d'inverno

La prima volta che siamo passati di lì, siamo andati via con il cuore appesantito senza avere nulla da dare e la richiesta di quella penna ci è risuonata nell'anima per giorni e notti.
Questo e lo scorso fine settimana siamo saliti con un bustone pieno di biscotti e caramelle e due pacchetti di penne da 10 ognuno, e quando dai una penna ad ogni bambino, senti che non bastano mai e il nodo in gola ritorna.
E ritornano alla mente l'inistenza, gli stenti, i piedi nudi, le lacrime e la disperazione...per una penna.

Una penna, simbolo di un'opportunità di cambiamento, di vita migliore, di apprendere.

E allora mi chiedevo, miei cari lettori, sareste disposti a donare una penna, blu, verde o nera o una matita a questi bambini?
QUI troverete le informazioni per come fare
Penne e matite saranno donate direttamente alla scuola del posto, per una distibuzione equa.

È solo una goccia nel mare dei bisogni della regione.
Un gesto piccolissimo per noi, un regalo importantissimo nelle loro mani.

Una penna per i bambini del medio Atlante, che non smettono mai di sorridere e ringraziare, anche se gli hai dato solo una caramella.



Dal Medio Atlante vengono anche le ciliegie.





Babà allo sciroppo di ciliegie e crema al latte di mandorla

per il babà
la ricetta di Antonietta, con le spiegazioni dettagliate

per la bagna, lo sciroppo di ciliegia
600 g di ciliegie
1lt di acqua
1kg di zucchero

per il latte di mandorla fatto in casa
150 g di mandorle sgusciate
acqua

per la crema
500 ml di latte di mandorle
1 stecca di vaniglia
4 tuorli
4 cucchiai di farina
4 cucchiai di zucchero
60 g di burro

per la gelatina di ciliegia, per rifinire il babà
1/2 kg di ciliegie
il succo di un limone
un bicchiere d'acqua
zucchero, pari al peso del succo ottenuto




Per organizzarmi meglio, ho diviso il lavoro su due giorni:

Il giorno prima:

lo sciroppo:
In una pentola, possibilmente di rame o se no di acciaio a fondo spesso, mettere lo zucchero, l'acqua e le ciliegie e mettere sul fuoco medio, senza mescolare. Quando arriva a ebollizione, abbassate il fuoco al minimo possibile e lasciare sobbollire per 45 minuti. Spegnere poi il fuoco e sgocciolare le ciliegie e metterle ad asciugare su una gratella durante tutta la notte. Filtrare e mettere da parte lo sciroppo ottenuto, farlo raffreddare completamente e conservarlo in frigo. Riscaldarlo fino a intiepidirlo prima di usarlo.

il latte di mandorle:
mettere a bagno le mandorle in 750 ml di acqua durante 8 ore. Sgocciolarle, eliminare l'acqua, sciacquarle e frullarle con altri 750 ml di acqua pulita. Con un chinois rivestito di garza o di un pezzo di stoffa leggerissimo, filtrare il tutto, aiutandovi prima con un cucchiaio per far uscire più liquido possibile, e poi strizzando bene la garza chiudendola per non far uscire la pasta di mandorle.
Conservare in frigo. Da 150 g di mandorle, esscono poco più di 500 ml di latte.

la gelatina di ciliegia:
lavare, asciugare e snocciolare le ciliegie. Metterle in un pentolino di rame o di acciaio dal fondo spesso con un bicchiere di acqua e il succo del limone. Portare ad ebollizione durante dieci minuti. Frullare le ciliegie e passarle al chinois a maglie fine per ricuperarne solo il succo. Pesare quindi il succo e aggiungerci pari peso di zucchero, mischiare il tutto e far cuocere mescolando di tanto in tanto fino a che la temperatura avrà raggiunto i 104°C, una mezz'ora circa.
Si può conservare come una marmellata, in vasetti sterili, o usarla e conservarla in frigo per una settimana.

Il giorno stesso:

la crema:
scaldare il latte di mandorla con dentro una stecca di vaniglia fino ad ebollizione. Filtrarlo subito e mantenere in caldo. In una pentola, mischiare i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata con una frusta e versarci a filo il latte, sempre mescolando. Portare la pentola sul fuoco dolce e lasciar cuocere senza mai smettere di mescolare fino a che si sarà addensata. Togliere dal fuoco e mescolarci rapidamente il burro a pezzetti. Lasciar raffreddare e conservare in frigo fino al momento dell'uso.

Preparare il babà, nel mio caso 6 monoporzioni, sformarli e quando sono ancora tiepidi, gli si versa lo sciroppo intiepidito sopra, rigirandoli su sé stessi ogni 15 minuti, fino a che prenderanno la consistenza di una spugna piena d'acqua. Una volta ben bagnati, sistemarli sul piatto di portata.
Spennallare i babà con tre cucchiai di gelatina di ciliegie precedentemente riscaldata fino a farla sciogliere. Decorare a piacere i babà con la crema al momento di servirli, e decorare con le ciligie semicandite dello sciroppo.




Potete tagliare il babà a metà e mettere la crema dentro, o decorarli solo esternamente. Io con il primo (quello della foto) ho messo la crema solo nella fessura del taglio, per poi mostrarne l'interno, la sua alveolatura e come risultano una volta inzuppati nella bagna.
Il resto delle ciliegie semicandite si può conservare in frigo per qualche giorno e utilizzarle in altre preparazioni o mangiarle così come sono.
Non ho usato alcool, e lo so, è un'eresia, ma l'ho fatto per non privare i più piccoli di casa di questo dolce che è troppo buono per perderselo.



Con questa ricetta partecipo al MTC di maggio 2014, il Babà


venerdì 15 giugno 2012

Kirchn zoupé (zuppa di ciliegie), storie di cambiamenti e del diario dei miracoli






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Il pacchetto è arrivato senza mittente, del resto non ce ne sarebbe neanche stato bisogno. Ma se avessi saputo che aprendolo la mia vita avrebbe dato un giro di boa inaspettato, allora forse lo avrei aperto con più calma, con pausati movimenti da rito religioso, senza fiondarmi con la curiosità di un gatto.
Un quaderno, copertina rigida, grigia, segnata dal tempo, pagine a righe riempite di una scrittura elegante, ritmica e omogenea. È un diario, memorie e racconti che concludono con una ricetta. Scritto in francese e in yiddish, ogni storia porta la firma di Sarah Hillman. Racconta la sua vita, intercalata a storie inventate, piene di fantasia e magia, che mi portano a immaginarla come una sorta di alter ego vissuto in un altro tempo, come se la conoscessi da sempre, come se mi avesse accompagnato da una vita, in una dimensione parallela alla mia. Ogni parola somiglia inspiegabilmente alle mie e pagina dopo pagina, ricetta dopo ricetta, la sento sempre più parte di me. Forse parte di me lo è sempre stata.
Mi immergo nelle sue storie, mi impregno delle sue emozioni, della storia d’amore tra lei e suo marito, del desiderio di un figlio, di una gravidanza raccontata con tenerezza disarmante. In tre anni di diario, l’ascolto parlare, ridere piangere come se fosse qui con me, vicina, così familiare, la vedo materializzarsi in cucina mentre provo le sue ricette. E la riconosco. È sempre stata li, dolce presenza tra gli spiriti che annidano tra pentole e fuochi.
Attraverso di lei identifico me stessa, mi prende per mano, svelandomi segreti nascosti che sanno di carta, di antico, d’amore, di eterno.  Il diario è per me un viaggio sereno di scoperta, di ricordi che potrebbero essere i miei e che in un certo modo lo sono.
Con lei è il ritorno,  il ricongiungimento ad una spiritualità profonda che avevo lasciato indietro, troppo lontana, quasi dimenticata. Insieme a lei riscopro i precetti della cucina kosher e piano piano li rincorporo alla vita di tutti i giorni.
Il diario è stato quasi quarant’anni rinchiuso in una soffitta nell’est della Francia, come tutte le cose che le appartenevano, per una dura volontà di dimenticare.  È suo marito a ritrovarlo, in una ricerca disperata di risposte per sua figlia, perduta e poi ritovata molti, troppi anni dopo. Ma questa è un’altra storia.

Accompagnata da Sarah, che ha aggiunto la sua essenza a ogni mio gesto in cucina, da oggi Burro e Miele diventa un blog Kosher.
Proprio oggi, giorno del suo compleanno. E non potevo non iniziare con una sua ricetta, per renderle omaggio.

La zuppa di ciliegie è un piatto tipico della cucina dell’Europa dell’est e, contrariamente a quel che si può pensare, non è un dessert, ma un antipasto. L’assenza di zucchero non è una dimenticanza.

A Sarah Hillman (Z'L') 


 

Kirchn zoupé 
(zuppa di ciliegie)


Per 6 persone:

500 gr di ciliegie, o forse un po' di più
1 litro e mezzo di acqua
1 stecca di cannella
la buccia di un'arancia
50 gr di fecola
un bicchiere di vino rosso 




Lavare, pulire e snocciolare le ciliegie. Metterle in una pentola con l'acqua, la cannella e la scorza d'arancia e portare ad ebollizione. Lasciar cuocere un quarto d'ora abbondante a fuoco vivo, in modo che parte del liquido evapori, deve riemanerne più o meno un litro. Togliere dal fuoco, prelevare la buccia d'arancia e la stecca di cannella e sgocciolare le ciliegie, conservando il liquido di cottura. Diluire la fecola in un poco di acqua e versarla nel liquido di cottura ancora bollente, poco a poco, senza smettere di mescolare. Aggiungere le ciliegie e il vino e portare di nuovo sul fuoco più basso possibile e lasciar cuocere senza assolutamente bollire, durante una ventina di minuti. Servire subito.


mercoledì 18 gennaio 2012

Quadrotti di torta-crumble alle ciliegie e acqua di rose


Incontri casuali.
Camminando tra i corridoi del supermercato, tra le mani la lista della spesa che sanguinava inchiostro dopo il passaggio dai surgelati, sembrava quasi una lettera d'amore disperata, con qualche lacrima caduta che ha fatto scivolare la tinta. Forse dovrei ricominciare a usare le biro, ma non mi va. E pensandolo bene, le mie liste della spesa in quel momento, due-tre mesi fa, erano sicuramente delle lettere d'amore, con ode alle dee muse della cucina, perchè tornassero da me.
Spingevo il carrello senza pensare, qui e li, prendo lo zucchero e un metro più in là mi soffermo sugli ingredienti essenziali per i dolci in cerca d'ispirazione: mandorle spellate, canditi vari, cioccolato in blocchi da due kili e se alzo lo sguardo..spuntano loro, vestite di rosso, scintillanti, intere e in liquido trasparente fluido. Un barattolo di ciliegie in conserva, non in maraschino, non in sciroppo, non candite, saranno mie, decido e quando le ripongo nel carrello i miei occhi incontrano delle bottiglie. Aromi. Guardo se forse, per miracolo nei paraggi ci fosse un estratto di vaniglia o qualche bacca, ma nulla, in Marocco sembra che non la conoscano neanche. Fiori d'arancio, Acqua di rose e altro ancora, acqua di rose! Con le ciliegie, l'ispirazione torna. Mi convinco che ciliegie e acqua di rose staranno insieme a meraviglia. E vi assicuro che avevo ragione; anzi, non io, ma la musa della cucina che aveva probabilemnte ricevuto una delle mie angosciate lettere in cui parlavo persino di chiudere l'amato Burro e Miele. Sollievo...
Sulla strada per casa penso e ripenso a cosa fare, di sicuro un dolce, ma quale? Non mi attira il solito plum cake, né una torta margherita trasformata centinaia di volte. Cerco tra i libri e le idee scorrono davanti ai miei occhi, troppo scontate, troppo complicate, troppo così, troppo cosà, ma in realtà sono io a non saper decidere come utilizzare tale preziosa combinazione. ed è anche il momento, privo di qualsiasi stimolo culinario e quella stanchezza che mordeva senza lasciarmi un momento.
Un vecchio libro in inglese, comprato in Costa Rica più di dieci anni fa mi fa l'occhiolino, sa che lo amo perchè le sue ricette riescono sempre e uguali uguali alle foto che propongono, un libro serio.
Ecco come sono nati questi quadrucci, quadrotti, torta crumble o come vogliate chiamarli voi: dall'incontro casuale di due ingredienti che volevano morire insieme e dalla ricetta suggerita da un buon, vecchio, caro libro.

La ricetta è presa dal libro "Fabulous Cakes and Bakes" di vari autori, edito da Smithmark, alla quale ho solo cambiato il nome, (Cherry Batter Cake si chiamava), aggiunto l'acqua di rose e convertita per voi da cups a grammi, prima di eseguirla, per cui andate alla sicura.


Torta-Crumble con ciliegie e acqua di rose

Ingredienti per una teglia di 33 cm x 23 cm (tipo quelle da rotolo, per intenderci)

per la base:
250 gr di farina
3 cucchiaini di lievito in polvere
85 gr di burro
200 gr di zucchero di canna grezzo
1 uovo, leggermente sbattuto
160 ml di latte
2 cucchiai di acqua di rose

per il crumble:
200 gr di ciliegie in conserva, al naturale
200 gr di zucchero di canna grezzo
60 gr di farina
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
60 gr di burro




Scaldare il forno a 180° e preparare la teglia imburrata e foderata di carta forno.
Setacciare la farina e il lievito, aggiungere il burro, lo zucchero, l'acqua di rose, il latte e l'uovo e mischiare per bene per amalgamare il tutto, lavorare fino ad ottenere una pasta molto morbida e rigonfia, e stenderla con l'aiuto di una spatola nella teglia preparata.
Sulla pasta stesa, mettere a caso sparse le ciliegie scolate dal loro liquido di conserva.
Mischiare insieme il resto degli ingredienti del crumble e spargerlo con un cucchiaio sulle ciliegie.
Infornare per 40 minuti circa o fino a che avrà preso un bel colore oro scuro e il centro sia compatto.


venerdì 20 maggio 2011

L'originale Clafoutis di ciliegie del Limousin



Partendo da Bourges e spingendosi verso il sud, si estende la regione del Limousin, la seconda meno popolata della Francia, dopo la Corsica. Una regione ricca di storia, cultura, di vasti pascoli dove si ammirano le grandi mucche rossastre per la produzione di carne per la quale è famoso questo posto.
Ma non solo.
Qui nasce uno dei dolci più popolari del Paese, la cui fama si è estesa anche fuori i confini: il Clafoutis, la cui origine si perde nel tempo, come se fosse sempre stato li. Il suo nome deriva dalla lingua "occitan", dalla parola clafotis, del ferbo clafir, che vuol dire "riempire" (la pasta di ciliegie). Un'altra corrente invece, indica come origine del nome il verbo dell'antico francese claufir, dal latino "clavo figere" che significa fissare con i chiodi, in relazione alle ciliegie che farebbero da chiodi fissati nella pasta.
Sia qual sia l'origine del nome, tratta di un dolce semplicissimo, fatto preferibilmente con ciliegie nere tipo "bigarreaux" infornate in una pasta che somiglia molto a quella delle crêpes, farina, uova, latte, zucchero...
Per i puristi, la riuscita di un buon clafoutis risiede nel nocciolo, infatti, è consigliato di non snocciolare mai le ciliegie, poichè in questo modo, conserveranno meglio il loro sapore e il loro succo non rovinerà la pasta.
Anche se il termine clafoutis oggi viene usato anche per le declinazioni con altra frutta o persino in versione salata, in origine qualsiasi clafoutis che non contenga ciliegie dovrebbe prendere il nome corretto di "Flongarde". Passata la stagione delle ciliegie, la stessa pasta si usava riempita a sua volta di pere o mele di produzione locale e perdeva dunque il suo nome originale.
Le ricette sono varie, cambiano in dosi e alcuni mettono del burro fuso nella pasta, ma gli ingredienti di base sono sempre gli stessi.
Spero non me ne vogliano i puristi, ma avendo un bambino piccolo, ho optato per snocciolare le ciliegie. Se lo realizzate invece per adulti, consiglio vivamente di non farlo.
Le ciliegie qui in Francia sono straordinariamente buone quest'anno.




Clafoutis di ciliege originale del Limousin

Ingredienti per 6 persone
200 ml di latte
100 gr di zucchero
3 uova
120 gr di farina
30 gr di burro fuso (facoltativo, io non l'ho messo)
500 gr di ciliegie con nocciolo (nere di preferenza, ma non le ho trovate)
zucchero a velo da spolverare



Accendere il forno a 240°C.
Sbattere le uova con lo zucchero e aggiungere la farina. Mischiare bene per evitare la formazione di grumi. Aggiungere il burro (facoltativo). Incorporare poco a poco il latte freddo. Imburrare uno stampo e disporre le ciliegie nello stampo e ricoprire di pasta. Infornare per circa mezz'ora. il clafoutis sarà pronto quando la superficie sarà ben rappresa e ferma.  Spolverare di zucchero a velo. Servire tiepido o freddo.


venerdì 25 febbraio 2011

Cake al mascarpone, cocco e ciliegie...e le strane piante del giardino di casa

Immaginate una casa bianca, immersa nel verde, fra i monti Aurunci e il Mar Tirreno. Alle sue spalle dolci colline che d'estate si vestono di ginestre e di fronte sua maestà il mare con i profili irregolari delle isole pontine, che si disegnavano in sagoma nei giorni più chiari.
Aveva un gran giardino, un oliveto, una piccola vigna, un orticello, una pergola di glicine fiorita in primavera, erbe aromatiche, geranei tutto l'anno e bambini temerari che passavano le ore giocando sui rami del gran carrubo.
E c'era un cespuglio di rosmarino, che anno dopo anno cresceva smisuratamente, sotto il quale nelle ore calde un certo pastore tedesco dormiva...quanto sapeva di buono abbracciare quel cane!
Ai lati del vialetto, fra il cancello verde e la casa, le margherite si alternavano alla lavanda, in grandi fioriere bianche, formando uno spettacolo indimenticabile nell'epoca in cui ambe fiorivano.
Era un'epoca in cui l'olio si faceva portando le olive al frantoio, era aromatico, verdognolo, e genuino, e sul pane fatto in casa con un poco di sale diventava la merenda perfetta.
Gli agrumi vari bastava allungare una mano per coglierli e una piccolissima produzione di vino si faceva in famiglia, e respiravamo tutti quell'aroma di mosto inebriante e la gioia, e la vita a pieni polmoni. Una volta ci lasciarono anche pestare l'uva con i piedi, come gli antichi, e papà etichettò le bottiglie con il nome di PIEDATO DOP (denominazione di origine piedata), erano gli ormai lontani anni ottanta, eppure quel vino rosso nessuno l'ha mai dimenticato.
Ma insieme ai carciofi e la bieta che crescevano da soli al bordo del fossato senza che nessuno li avesse piantati, c'erano in quel giardino anche piante molto strane. Una sarebbe dovuta essere una vite di uva fragola, che faceva fiori e acini verdi che poi sparivano nel nulla al maturare. Sembra che nessuno sia mai riuscito ad assaggiarne mai neanche uno, ma il fatto strano era che attaccati alla dolce vite, si trovavano solo i raspi...vuoti, la pianta ricevette in fatti il nome di uva "raspina".
E poi c'era il ciliegio...un'incantevole nuvola rosa in fiore, quei fiori che si trasformavano in ciliegie verdi che poi correvano la stessa sorte dell'uva fragola. Sparivano nel nulla nel momento in cui nessuna traccia di verde rimaneva su di loro. Insomma, l'uva fragola e le ciliegie evaporavano o erano mangiate da qualche animale, probabilmente un uccello, o almeno, quella era la conclusione alla quale era arrivato mio padre dopo vari anni di seguito che accadevano questi strani fenomeni. 
Passarono parecchi anni prima che in famiglia si sapesse che in realtà quell'animale aveva sì due zampe, ma non era assolutamente pennuto e che da grande, avrebbe scritto questa storia su un blog di cucina...

All'aggiungere le ciliegie in quest'impasto non ho potuto fare a meno di ricordare quel famoso albero e fra risate e nostalgia, un paio di lacrime sono scivolate fra gli ingredienti e adesso non so se è stato quello a rendere questo cake così soffice e buono.



Per un cake di 26 cm
150 gr di farina
150 gr di cocco macinato
200 gr di zucchero
250 gr di mascarpone
4 uova
100 ml di latte
1 bustina di vaniglia in polvere
1 bustina di lievito
300 gr di ciliegie in conserva al naturale

Riscaldare il forno a 210° e imburrare e infarinare uno stampo da cake. Lavorare il mascarpone da solo per qualche secondo, giusto per ammorbidirlo, aggiungere lo zucchero e lavorarlo ancora per un minuto. Aggiungere quindi le uova, un uovo alla volta, aspettando che il precedente sia completamente amalgamato all'impasto. Aggiungere la farina setacciata mischiata al cocco e il lievito e mischiare ancora e poi aggiungere il latte, lavorare ancora un poco. Alla fine con una spatola mischiare per incorporare le ciliegie.
Infornare a 210° per 5 minuti e abbassare poi a 180° e continuare a cuocere per circa 30-35 minuti. Fare la prova stecchino per sicurezza.



Con questa ricetta partecipo volentieri al primo contest di Aria



sabato 20 novembre 2010

Questa Foresta è nera...ma golosissima


Ancora una torta? Ma non era un blog dedicato al mangiar sano?
Avete ragione, ma su, è l’ultimo compleanno dell’anno,  poi solo cose sane, anche dolci, ma sani, lo prometto.
Ah, no, ups, arriva Natale…ok ok.. Un Natale in salute… (sì, come no)
Ma la Foresta Nera, anche se ipercalorica, vale veramente la pena almeno un morsetto, se ci riuscite a limitarvi solo a quello…

Insomma, vi presento la Schwarzwälder Kirschtorte  la tipica torta alle ciliegie che viene dalla Germania, dalla regione della Foresta Nera.





 Ingredienti per la torta:
180 gr di cioccolato fondente (io uso sempre 70%)
200 grammi di burro
375 gr di zucchero
3 uova
2 cucchiai di estratto di vaniglia
300 gr di farina
1 cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale
375 ml di acqua.

Per la bagna: acqua, zucchero e kirsch (ma visto che era per una festa di dodicenni io questa volta non l’ho bagnata, ma voi fatelo per bene, mi raccomando)

Panna montata, 750ml con 180 gr di zucchero al velo
Riccioli di cioccolato
700 gr di ciliegie (dovrebbero essere fresche, ma visto che non era stagione, le ho usate in barattolo, ma in conserva al naturale, non candite).

Preparatevi tutti gli ingredienti pesati e pronti per l’uso. Accendete il forno a 180°. Fate sciogliere il cioccolato con il burro come preferite, a bagnomaria o in microonde (personalmente preferisco la cara vecchia bagnomaria). 



Aggiungere le uova una alla volta senza smettere mai di impastare e aggiungere poi la vaniglia.
Mischiate la farina con il sale e il bicarbonato e aggiungete al composto alternando con l’acqua.
E qui, vi confido un segreto: in cucina, l’ordine dei fattori SI cambia il prodotto! Quando dovete alternare in una torta, gli ingredienti asciutti con quelli liquidi, iniziate e finite sempre con quelli asciutti!!!  Per qualche ragione (chimica o fisica) che non conosco, la torta cambia completamente di consistenza e guadagna in sofficità.
Versare il composto in una teglia da torta, imburrata e infarinata per 35 minuti, ma la prova stecchino è sempre consigliata poiché i forni non sono tutti uguali.


Far raffreddare per 10 minuti, sformare e lasciar raffreddare completamente.



Quando la torta sarà completamente fredda, procedete a tagliarla a metà trasversalmente.  Bagnate la metà inferiore con la bagna e spalmateci una parte della panna, poi spargeteci uniformemente le ciliegie. Pensate a conservarne qualcuna per la decorazione. 


Ricoprite con l’altra metà e spalmate di panna montata fino a ricoprirla tutta.
Decorate a piacere con la panna, ciliegie conservate e riccioli di cioccolato.
Oltre che per un compleanno di un goloso come mio figlio, questa torta farebbe un figurone sulla tavola di Natale, aggiungendole anche delle decorazioni di pasta di mandorle verde, simulando foglie di agrifoglio vicino alle ciliegie.



Vi lascio l’idea… intanto, io vado a cantare tanti auguri al mio neo dodicenne (al centro).