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venerdì 16 marzo 2012

Torta gluten free al cioccolato bianco e alle rose, profumata al cardamomo...realismo magico in cucina



Maggio 1996, un foglio di carta arrotolato su sé stesso mi diceva che ero diventata giornalista. Quattro anni di studio si erano felicemente conclusi con un "summa cum laude" che ancora stentavo a credere. Avevo ventidue anni, lavoravo già per un quotidiano, in un posto in redazione di cronaca nera che non mi si addiceva affatto e nel team investigativo, quando c'era qualcosa da investigare, che mi piaceva un po' di più. Dicevano che avevo "fiuto", ma io questo fiuto credo di averlo sempre avuto solo per la cucina.
Scrivevo anche articoli indipendenti per la rivista inserta della domenica, a tema scelto da me, che mi davano quel respiro di cui avevo bisogno e mi permettevano fare quello che più adoravo. Scrivere. Io volevo scrivere. Non credo di avere un talento particolare, ma è quello che mi è sempre piaciuto fare più di ogni altra cosa al mondo, insieme a leggere e cucinare e di certo la copertura di incidenti e omicidi non era esattamente il tipo di giornalismo che avrei voluto esercitare per sempre.
Era un momento nella mia vita in cui sapevo che qualcosa doveva cambiare, ma titubavo su che strada prendere, anche perchè l'ottima riuscita accademica mi apriva varie possibilità. Nel ventaglio di offerte che mi si proponevano c'era: la proposta di essere parte della fiammante redazione di una nuova rivista al femminile, una borsa di studio a Boston, per studiare telematica e una borsa di studio completa a New York offertami dal professore di teorie della comunicazione, per un Master in fotografia, che a dire il vero, oggi rimpiango un po'.
Avevo pochi mesi per decidermi, mille pensieri come farfalle impazzite nella mia testa e un libro di Laura Esquivel sul comodino intitolato "Como Agua para chocolate".
Chi di voi ha letto quel libro può immaginare l'effetto che ha avuto in me. Avevo già scoperto e amato la corrente letteraria del realismo magico attraverso Isabel Allende e Gabriel Garcìa Marquez, ma Como Agua para Chocolate era differente: tutto un romanzo magico-realista che girava intorno alla cucina e alle storie che avvenivano per gli effluvi magici di ogni piatto che Tita, la protagonista, preparava. Attraverso ogni pagina mi si apriva un mondo fantastico, seducente e incantato e scoprivo che c'era un altro modo completamente nuovo per me, di parlare di cibo attraverso la scrittura che mi rapiva e conquistava parola dopo parola.
Laura Esquivel e il suo personaggio Tita mi hanno fatto scoprire la mia vera vocazione, che giaceva latente da qualche parte da tanti anni: scrivere sul cibo e raccontare storie.
E fu così contro ogni pronostico, dopo qualche ricerca, che volai a Panama City per prendere la specialistica in "food journalism", era quello che volevo, senza dubbio fatto per me e che non avrei mai scoperto se non fosse stato per quel libro e par la maniera in cui fu scritto.
Da allora ho cominciato a scrivere storie legate ad una ricetta mia e la specializzazione mi ha dato i mezzi per scrivere articoli relazionati con il cibo e le ricette di altri. Sono felice, perchè oggi amo ciò che faccio e faccio ciò che amo. Grazie a quel libro che è capitato sul mio comodino nel momento perfetto, come se qualcuno me lo avesse mandato apposta. Se non è realismo magico, questo...
Sul realismo magico avrei fatto la mia tesi del Master in letteratura latinoamericana, se la Francia e poi il Marocco non fossero entrati nei miei programmi, come fresca brezza di mare che semplicemente ti porta via. Ed è in Francia che nasce poi Burro e Miele, il mio unico mezzo per continuare a scrivere e pubblicare le mie storie e le mie ricette.

A Laura e a Tita dedico questa torta profumata, fatta interamente a mano come Tita l'avrebbe preparata, niente mixer, niente impastatrice, solo una frusta a mano, una grattugia e l'antico mortaio per far polvere il cardamomo. Ogni bacca di cardamomo ha una forma totalmente diversa dalle altre e nasconde un segreto che solo uditi attenti potranno ascoltare. Le rose apportano la loro delicatezza e penetrante profumo che ha il potere magico di far innamorare.
Tutte le imperfezioni della stesura della glassa sono volute, quei segni di spatola che sembrano orme di ditate che hano portato via la ganache sono fatti apposta, potete credermi o pensare che agli spiriti che annidano nella mia cucina, sia piaciuta la ganache al cioccolato bianco e alla rosa e siano passati di lì.
Realismo magico in cucina.

Grazie, Laura.




Torta al cioccolato bianco e alle rose, profumata al cardamomo



Ingredienti per una torta di 23 cm:

4 uova
125 gr di zucchero semolato
75 gr di farina di riso*
30 gr di amido di mais*
20 gr di farina di tapioca*
50 gr di cioccolato bianco*
10 bacche di cardamomo
burro e farina di riso, per lo stampo

per la ganache:
300 gr di cioccolato bianco*
115 gr di burro*
6 cucchiai di panna fresca*
6 boccioli di rose secche
185 gr di zucchero a velo*
1 cucchiaino di acqua di rose
boccioli di rose secche, per decorare

*Se fate questa torta per un celiaco assicuratevi che questi prodotti siano listati nel prontuario dell'Associazione Italiana celiachia o abbiano la spiga barrata sulla confezione.




Si comincia aprendo le bacche di cardamomo, per inebriarsi del profumo ed estrarne i semini che poi si pestano nel mortaio fino a ridurli in polvere, perchè diano il meglio del loro aroma. Poi si gratta il cioccolato, con la grattugia, dal lato più piccolo, più fine possibile.
Con la frusta, si sbattono le uova con lo zucchero, energicamente e per molto tempo, fino ad avere un composto spumoso, quasi cremoso, sul quale si setacceranno le farine e le si amalgameranno delicatamente, con una spatola, in movimenti avvolgenti, quasi una carezza, dal basso verso l'alto. Alla fine si aggiugeranno il cardamomo e il cioccolato, con gli stessi movimenti. Si unge una teglia con il burro e la si infarina con la farina di riso, si versa il composto e si inforna in forno già caldo per venti, venticinque minuti, ma sapete che i tempi dipendono da ogni forno.
Per la ganache, è necessario far bollire un minutino la panna con le rose e lasciarle in infusione qualche ora, in modo che possano emanare i loro effluvi e che la panna possa catturarli. A bagno maria, ma senza che il recipiente tocchi l'acqua, si scioglie il cioccolato insieme al burro, si toglie dal fuoco e ci si versa la panna filtrata, un cucchiaino di acqua di rose pura e lo zucchero a velo. Bisogna poi far raffreddare la ganache, fino a che abbia una consistenza spalmabile.
La torta, ormai completamente raffreddata, si taglia a metà e si farcisce con parte della ganache di cioccolato bianco e rose, si rimette in forma e si ricopre totalmente di ganache, con una spatola di metallo. Il movimento della ganache sulla torta dev'essere circolare per i bordi, ma ondulatorio e quasi imperfetto sulla superficie. Non si vuole in questo caso una torta perfetta, ma alquanto rustica nel suo aspetto e imperfetta, perchè le rose intere e i loro petali che si sparpaglieranno sulla superficie come decorazione, daranno quel tocco unico e quasi magico ma reale a tutta la torta.



Con questa torta partecipo al contest di Stefania



mercoledì 7 marzo 2012

Torta Camille: ai tre cioccolati...perchè somiglia a lei




Cioccolato, ha risposto senza esitare, quando le ho chiesto che tipo di torta avrebbe voluto per il suo compleanno. E che cioccolato sia...ma un qualcosa di diverso, che fosse per lei indimenticabile e che, pensandoci bene, potesse anche somigliarle. 
Così nasce questa torta, che porta il suo nome perchè parla di lei.
Camille è la mandorla del biscotto finanziere, alla base di tutto, che sostiene il resto. Dura, nel suo involucro impenetrabile, ma con le giuste accortezze, capace di dare il meglio di sé, diventare soave, pur mantenendo la sua forza naturale e il coraggio di sostenere i pesi della vita.
È il cioccolato fondente, scuro come i suoi occhi, profondo come il suo sguardo, dal carattere nobile, deciso e intenso. È il cioccolato al latte, dolce, dalla personalità cremosa e morbida, che entra nella vita degli altri come una carezza vellutata, lasciando un'impronta, un ricordo zuccherino e corposo che dura all'infinito, una tenerezza indimenticabile. E infine Camille è come il cioccolato bianco, bianco come il suo sorriso che porta luce ovunque vada e che ti illumina la giornata. Bianco come la sua anima pura come quella di un bambino, forte e sensibile allo stesso tempo, che è ciò che la rende unica.
E infine la glassa, delicata e duttile al principio, ma indurita nel tempo, come uno scrigno per difendere la sua delicatezza e fragilità.
Una torta raffinata e delicata come te, Camille, rinchiusa da un forziere, come un gioiello, il gioiello che sei...il tutto per augurarti buon compleanno e per dirti, come mai l'ho fatto prima, quanto ti amo.

Torta Camille ai tre cioccolati.

Ingredienti per una torta di 23 cm:

per il biscotto finanziere al cioccolato (di Luca Montersino)
125 gr di farina di mandorle
100 gr di zucchero a velo
12 gr di amido di mais
2 gr di lievito per dolci
180 gr di albumi
15 gr di olio extra vergine di oliva
30 gr di acqua
50 gr di cioccolato fondente 55%

per le chibust ai tre cioccolati (sulla base di Luca Montersino)
(dosi per ognuna delle creme)
100 gr di albumi
55 gr di zucchero semolato
8 gr di amido di mais
200 ml di latte
40 gr di tuorli
4 gr di colla di pesce in fogli
125 gr di cioccolato fondente 70% (per la prima)
125 gr di cioccolato al latte (per la seconda)
125 gr di cioccolato bianco (per la terza)

per la glassa al cioccolato (Di Christophe Felder)
400 gr di cioccolato fondente 55%
50 gr di burro
50 gr di olio

per i tartufi al cioccolato (da Le livre d'or du chocolat)
120 gr di cioccolato fondente 70%
3 cucchiai di panna fresca
15 gr di burro
2 cucchiai di rhum
50 gr di zucchero a velo
50 gr di cacao amaro puro





Per il biscotto finanziere al cioccolato, mischiare le mandorle, lo zucchero, l'amido e il lievito e cominciare a far girare la planetaria, aggiungendo poco a poco gli albumi, l'acqua e l'olio, per ultimo unire il cioccolato fuso ancora caldo. Infornare a 180° per circa mezz'ora. (il tempo dipende dai forni). Lasciar raffreddare completamente.
Per la chibust al cioccolato fondente, sbattere i tuorli, l'amido e 10 gr dello zucchero in un pentolino, poi versarci il latte bollente e portare su fuoco basso fino a fare addensare la crema. Aggiungere subito il cioccolato tagliato a pezzetti e la gelatina fatta precedentemente ammorbidire una decina di minuti in acqua fredda e poi strizzata. A parte, scaldare gli albumi con il resto dello zucchero fino ad una temperatura di 70°C, poi montarli a neve ferma. Unire delicatamente i due composti, con movimenti dal basso verso l'alto. Ripetere l'operazione con il cioccolato al latte e poi con quello bianco.
Per la ghiaccia al cioccolato, fondere il cioccolato a bagno maria con il burro e l'olio, a una temperatura tra i 35 e i 40° C, mischiando ininterrottamente.
Per i tratufi, fondere il cioccolato a bagno maria con il burro e la panna. Aggiungere poi il rhum e lo zucchero a velo, mettere in frigo a raffreddare per un'ora e mezza. Fare delle palline con le mani e poi passarle nel cacaco amaro, rimettere in frigo fino al momento di usarli.
Montaggio della torta: nel cerchio da pasticceria mettere sul fondo il biscotto finanziere, ricoprirlo con la chiboust al cioccolato fondente, livellandola con una spatola, continuare con la chiboust al cioccolato al latte e finire con quella al cioccolato bianco.
Congelare la torta per almeno 4 ore e ancora congelata, toglierla dal cerchio e ricoprirla con la ghiaccia al cioccolato, livellando bene con l'aiuto di una spatola d'acciaio. Decorare con i tartufi e rimetterla in congelatore per un'ora.
Passare la torta in frigo e poi a temperatura ambiente minimo un'ora prima di consumarla.


giovedì 23 febbraio 2012

Torta di arance e cioccolato di Luca Montersino, leggermente marocchinizzata, per Iman


Lei regala sorrisi. Veri e puri, ogni giorno. Non c'è un momento in cui non veda Imane sorridere, anche quando sembra non farcela più di tante cose. Iman ha appena compiuto 25 anni, questa torta è stato il mio regalo per lei...lei, occhi neri e profondi, mia simpatica collaboratrice.
Vive sola con sua madre in una stanza nella medina di Meknès e pur essendo infermiera e avendo un diploma di stilismo di moda tradizionale marocchino, Iman preferisce lavorare da noi, per condizioni di lavoro e per salario. È l'altra faccia della reltà marocchina, quella dura e pesante che il turista non vede, quella dei giovani che studiano e lavorano sodo rincorrendo un sogno e non trovano un lavoro con condizioni decenti e sognano di andarsene via, sognano l'Europa e un futuro migliore, pieni di speranze.
A Iman desidero il meglio, vorrei che spicchi il volo e che la vita regali anche a lei un sorriso.

Auguri, piccola perla di Meknès.




Torta all'arancia e Cioccolato, senza glutine e senza latticini

Da Golosi di Salute, di Luca Montersino

Per il biscotto finanziere:
125 gr difarina di mandorle
100 gr di zucchero a velo
12 gr di amido di mais
2 gr di lievito chimico
180 gr di albumi
15 gr di olio extravergine di oliva
30 gr di acqua
50 gr di cioccolato fondente 55%
175 gr di uvetta sultanina ammollata (io, zibibbo)

Per la chibouste al cioccolato:
200 gr di albumi
110 gr di zucchero semolato
200 gr di latte di riso (io latte di mandorla)
80 gr di tuorli
8 gr di colla di pesce in fogli
250 gr di copertura al 70%

Per la chibouste all'arancia:
125 gr di tuorli
185 gr di zucchero semolato
30 gr di amido di mais
200 gr di succo d'arancia
5 gr di buccia d'arancia
8 gr di colla di pesce in fogli
15 gr di olio extravergine di oliva
15 gr di distillato d'arance (io acqua di fiori d'arancio)
175 gr di albumi

Per la composta di arance:
500 gr di arance non trattate
15 gr di olio extravergine d'oliva
150 gr di zucchero di canna grezzo
40 gr di miele di fiori d'arancia
5 gr di amido di mais
75 gr di succo d'arancia




Per la composta di arance, bollire durante un'ora le arance intere, poi scolarle, e tagliarle a pezzetti. mettere poi le arance in un pentolino con l'olio, lo zucchero di canna e il miele e far cuocere fino a che si addensi. Alla fine, sciogliere l'amido di mais nel succo di arancia e versare il tutto nel composto di arance, cuocere un altro po' fino a legare il composto.
Per il biscotto finanziere, mischiare bene la farina di mandorle con lo zucchero a velo, unire l'amido di mais e il lievito chimico e versare poi a filo gli albumi, l'acqua e l'olio e per ultimo unire il cioccolato fondente fuso e caldo. Colare il composto nel cerchio, spolverizzare di uvetta e infornare a 180° per 15 minuti.
Per la chibouste al cioccolato, miscelare i tuorli con 25 gr di zucchero e l'amido di mais e unire il latte di mandorla bollente e portare sul fuoco mescolando fino a fare addensare, togliere dal fuoco e unire il cioccolato tritato e la colla di pesce ammorbidita in acqua e strizzata. Sul fornello, scaldare gli albumi con lo zucchero alla temperatura di 70°C e poi montare nella planetaria. Unire i composti molto delicatamente.
Per la cibouste all'arancia, miscelare i tuorli con 35 gr di zucchero e l'amido di mais, unire quindi il succo d'arancia bollente e portare sul fuoco fino a fare addensare, togliere dal fuoco ed unire la colla di pesce ammorbidita in acqua e strizzata, la buccia d'arancia e l'olio. Profumare con il distillato (acqua di fiori d'arancio). Procedere con albumi e zucchero come per la chibouste al cioccolato e unire delicatamente i due composti.
Per comporre la torta: mettere sul fondo il finanziere e cospargerlo di composta d'arancia. Fare poi uno strato di chibouste al cioccolato e completare con uno strato di chibouste all'arancia, usando una bocchetta da gianduiotto (io ne ho usata una da saint Honoré). Congelare la torta per almeno 4 ore, poi decorarla a piacere.

Nota: per una torta da 23 cm ho utilizzato la ricetta intera del finanziere, ma solo la metà delle creme e della composta d'arancia.



questa torta partecipa al contest di Annalu & Stefania, 
ma proprio perchè vi voglio tanto bene eh!


mercoledì 16 novembre 2011

Lemon drizzle cake, un classico inglese fatto da un Lolo(rd)



Lemon drizzle cake, o meglio, la prima "totta a mimone" fatta da Lolo, il mio capo cuoco quasi tutto da solo. Ed è stata tutta una scoperta e una sorpresa. 
E non si è manco sporcato!!! Tutto un Lolo(rd)!
Ero li in cucina che pesavo e preparavo gli ingredienti per questa torta che amo da anni e che da tempo non mangiavo e che avevo scelto per il contest The Recipe-tionist di Flavia, quando l'ometto è arrivato e come d'abitudine, ha trascinato una delle sedie della cucina fino al piano di lavoro, con il suo sguardo curioso di sempre e il suo consueto mmmm mmmm mmmmm.
Ma questa volta ha voluto fare lui. Lui, che non parla moltissimo ancora ma si fa ben capire in tutto, mi ha detto a modo suo che la torta, questa volta la volleva fare lui.
Ha scaraventato il burro nella ciotola, poi lo zucchero e le uova che ho sbattuto io. Si è divertito un mondo mentre setacciavamo la farina, rideva come un matto e torceva il collo per guardarla cadere giù. Il latte voleva berselo...ma con santa pazienza l'ho convinto che nella "totta" sarebbe stato più buonoe ha accettato bagnare il tutto con "muu muu".
Sempre in piedi sulla sedia, ha preso un cucchiaio di legno e ha cominciato a mischiare il tutto, piano piano, senza fermarsi, annusando per sentire il profumo del limone e strizzando gli occhioni. Con il cucchiaio di legno è andato avanti un bel po', poi con il ditino indicava i grumetti di burro e all'improvviso è sceso dalla sedia ed è andato a cercare la frusta della planetaria. 
Senza parole.

Ha solo due anni, ma da grande sarà più bravo e più bello di Cracco!

Non riuscirei mai descrivere la sua faccia di soddisfazione quando la sera abbiamo portato insiema la sua "totta a mimone" a tavola. Era fierissimo di sé!
Rimpiango di non aver fatto le foto della preparazione, anche perchè ho voluto godermi pienamente quel momento che abbiamo davvero adorato tutti e due. 
Bravo capocuoco!



La ricetta è di Alessandra, da Menù Turistico, ho cambiato solo la temperatura e il tempo, che in quello non tutti i forni sono uguali, e non ho messo la scorza di limone nello sciroppo. l'originale la trovate qui.



Lemon drizzle cake

Ingredienti Per una torta di 23 cm

200 g di burro morbido
250 g di zucchero
3 uova medie, leggermente sbattute, a temperatura ambiente
la scorza grattugiata di 2 limoni non trattati
250 g di farina autolievitante*
1/2 cucchiaino di lievito*
100 g di latte, a temperatura ambiente

per la glassa
100 g di zucchero
il succo di due limoni
la scorza grattugiata di un limone (non l'ho messa)
*Se non avete la farina autolievitante, usate una bustina di lievito per dolci 




Scaldare il forno a 170, forno ventilato.
In una terrina, mettere il burro, lo zucchero, le uova e la scorza dei limoni e satacciavi sopra la farina con il lievito e bagnare il tutto con il latte. Amalgamare il tutto con un cucchiaio di legno o con le fruste elettriche.Ungere di burro uno stampo e foderarlo di carta da forno, questo è un passaggio molto importante perchè una volta bagnata con lo sciroppo, la torta sarà molto umida e si corre il rischio di romperla per sformarla. Per precauzione, ho persino usato uno stampo a cerniera.
Infornare per circa 40 minuti, ma fate sempre la prova stecchino, perchè non tutti i forni sono uguali.
Quando è ancora calda, punzecchiare la torta con uno stecchino lungo. Mischiare bene gli ingredienti della glassa e versarla rapidamente e uniformemente sulla torta.
Lasciar raffreddare completamente prima di sformare.



e con questa totta Lolo partecipa al The Recipe-tionist di Novenbre, di Flavia.




venerdì 21 ottobre 2011

Torta di carote...e una lettera d'amore




Diego,
domani compi 40 anni e non sarò li per abbracciarti, farti gli auguri e tirarti le orecchie, venti volte da ogni lato. C'è un oceano che divide la terra dove tu vivi da quella dove io sono approdata da poco, ma la distanza non può evitare che in questi giorni tu sia un pensiero fisso nella mia testa.
Oggi rivolgo uno sguardo al passato, in quella casa bianca, circondata di verde dove abbiamo lasciato molti dei nostri ricordi infantili: le nostre camere che diventavano città in guerra con pupazzi come soldati, il giardino dove inventavamo una, cento mille storie, il vecchio registratore con cui giocavamo a fare la radio e cantavamo...Radio Monte Pecoraaa la lalala la!
Siamo sempre stati uniti, da quel nastro forte che è l'amore che i nostri genitori sono riusciti a costruirci intorno, come un edificio forte, mattone su mattone, così stabile che malgrado due anni senza vederci i pensieri e l'affetto non solo restano ma continuano a crescere.
E malgrado tutti questi kilometri, so che sei con me sempre, so che c'eri quando è nato Lorenzo, come io ero con te quando il tuo piccino ha visto il mondo per la prima volta e so che ogni volta che ho bisogno di te, tu ci sei e continuiamo come da bambini, a tenerci la mano ed appoggiarci l'uno all'altro.
Difficile scivere i sentimenti, e lo so, non ne abbiamo neanche bisogno ma questa è la mia maniera di dire le cose che non direi mai a voce ed era l'opportunità, sebbene virtuale, di farti un regalo che venisse dal cuore. 
La cravatta gialla, di quel giallo li, ti arriverà per posta... :))
Domani compi 40 anni. Io ti faccio gli auguri oggi con questa torta di carote. Sarebbe potuta essere al cioccolato, ma non sai quanto mi manchi, zanahoria!
ti amo zanahoria!
Tanti auguri!


p.s.: la fetta che manca, l'ho mangiata io al posto tuo, vedi quanto ti penso?


Torta di Carote 

 Ingredienti per una torta di 23 cm:

100 gr di farina
80 gr di mandorle in polvere
120 gr di zucchero di canna grezzo
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
2 uova
100 ml di olio
50 ml di latte
200 gr di carote grattuggiate
1 fava tonka grattata (sostituibile con cannella, noce moscata, zenzero, vaniglia)




 In una terrina, mischiare la farina, le mandorle, il lievito, lo zucchero, il sale e le spezie. Aggiungere il latte e l'olio e cominciare a impastare per amalgamare. Aggiungere quindi le uova, senza smettere di impastare. Con l'aiuto di una spatola, incorporare la carota grattata.
Infornare a 180°C in forno già caldo per 35-40 minuti o fino a quando uno stecchino inserito nella torta, ne esca pulito.

venerdì 3 giugno 2011

Torta al rabarbaro senza burro e senza olio...e la donna dai capelli rossi



Aveva i capelli rossi e vivaci e un'anima trasparente come l'acqua del ruscello che scorreva poco distante dalla sua casa. Nel villaggio era evitata per il suo aspetto miserioso e per quell'aurea magica che l'avvolgeva e che, avvicinandosi, si poteva quasi toccare.
Si aggirava spesso per i campi e le sue lacrime al mattino si confondevano con le goccie di rugiada, al bagliore dei primi raggi del sole, che infuocavano i suoi capelli, rivelando la sua presenza anche al viaggiatore più distratto e lontano.
Aveva un passato intenso ma una scia di tristezza la seguiva irrimediabilmente ad ogni suo passo, accompagnandola nella sua solitudine che come la nebbia all'alba, l'avvolgeva come una coperta che non riscalda.
La donna dai capelli rossi, solitaria e silenziosa, si recava nei campi tutti i giorni, a passo lento e scalzo, silenziosa come l'alba, a curare le piante, innaffiarle di zucchero e miele, quasi a voler addolcire anche la sua vita, attraverso le loro radici. Ma non ci sarebbe mai riuscita e il tempo era inesorabile con i suoi ritmi e il suo passaggio, quasi come una frustata, che più che alla pelle, faceva male al cuore. E di tempo lei lo sapeva, ne rimaneva ben poco.
L'arrivo della morte, con la sua inevitabile falce e il lungo vestito nero, è a volte un sollievo per chi soffre. Lei l'aspettava tutti i giorni, guardando impaziente dalla finestra, con le stesse farfalle nello stomaco e l'emozione in gola di chi attende un amore.
La sorprese nei suoi amati campi, un giorno di maggio, fra il grano ancora verde. 
Proprio in quel punto, la terra assorbì tutta l'amarezza di quella vita che concludeva e il dolce sollievo dela fine. Dolce e amaro si versarono nel terreno, dove lei cadde, sparpagliando i suoi capelli in disordine.
Ancora oggi, proprio lì, in mezzo a quel campo di grano che è verde in primavera, cresce immensa, rigogliosa e rossa, una pianta di rabarbaro.


 Torta al rabarbaro, senza burro e senza olio

Ingredienti per una torta di 23 cm di diametro:

500 gr di rabarbaro
200 gr di zucchero
4 uova
160 gr di farina
5 gr di lievito
2 cucchiai di zucchero vanigiato
2 cucchiai di zucchero a velo




Sbucciare il rabarbaro e togliere tutta la parte rossa e fibrosa, tagliarlo a pezzi di circa 2 cm e metterlo nell'acqua bollente per due minuti, colarlo e lasciar raffreddare.
Accendere il forno a 210° C. In una terrina a bagno maria, sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un impasto spumoso e chiaro e continuare a sbattere fino a che abbia raddoppiato il suo volume. Ritirare dal fuoco e aggiungerci la farina setacciata e il lievito. Versarlo nello stampo precedentemente ben imburrato e infarinato e disporci sopra il pezzi di rabarbaro. Spolverare di zucchero vanigliato e infornare per 35 minuti. Far raffreddare e spolverare di zucchero a velo.




Note: potete sostituire il rabarbaro, che so che non è facile da trovare in Italia, con altra frutta di stagione come fragole, albicocche, pesche, ecc.
Non vi preocupate dell'assenza di grassi aggiunti nell'impasto, vi assicuro che la torta verrà sofficissima, più di quanto possiate immaginare e in più, leggerissima!
parola di foodblogger!

venerdì 29 aprile 2011

Chocolate bisquit cake, quella buona di Menù Turistico




Oggi si sposa il principe William. Non è che la cosa mi interessi particolarmente ma...
La torta nuziale da lui scelta per il ricevimento serale è davvero buona.

bella rotonda
con quella ganache di cioccolato dappertutto
con i biscotti a pezzettoni
una vera e golosissima Chocolate Bisquit Cake, insomma.




La ricetta la trovate QUI, su Menù Turistico.

Per il principe William e sua moglie, spero che il loro amore li mantenga uniti come la ganache mantiene uniti i pezzettoni di biscotti di questa torta.

Per Alessandra e Daniela, parlando di unità, un coro di blogger vi esprimono oggi stima, affetto, amicizia e solidarietà.

da parte mia e del mio piccolo staff GRAZIE di questa ricetta specialmente gradita.



venerdì 25 febbraio 2011

Cake al mascarpone, cocco e ciliegie...e le strane piante del giardino di casa

Immaginate una casa bianca, immersa nel verde, fra i monti Aurunci e il Mar Tirreno. Alle sue spalle dolci colline che d'estate si vestono di ginestre e di fronte sua maestà il mare con i profili irregolari delle isole pontine, che si disegnavano in sagoma nei giorni più chiari.
Aveva un gran giardino, un oliveto, una piccola vigna, un orticello, una pergola di glicine fiorita in primavera, erbe aromatiche, geranei tutto l'anno e bambini temerari che passavano le ore giocando sui rami del gran carrubo.
E c'era un cespuglio di rosmarino, che anno dopo anno cresceva smisuratamente, sotto il quale nelle ore calde un certo pastore tedesco dormiva...quanto sapeva di buono abbracciare quel cane!
Ai lati del vialetto, fra il cancello verde e la casa, le margherite si alternavano alla lavanda, in grandi fioriere bianche, formando uno spettacolo indimenticabile nell'epoca in cui ambe fiorivano.
Era un'epoca in cui l'olio si faceva portando le olive al frantoio, era aromatico, verdognolo, e genuino, e sul pane fatto in casa con un poco di sale diventava la merenda perfetta.
Gli agrumi vari bastava allungare una mano per coglierli e una piccolissima produzione di vino si faceva in famiglia, e respiravamo tutti quell'aroma di mosto inebriante e la gioia, e la vita a pieni polmoni. Una volta ci lasciarono anche pestare l'uva con i piedi, come gli antichi, e papà etichettò le bottiglie con il nome di PIEDATO DOP (denominazione di origine piedata), erano gli ormai lontani anni ottanta, eppure quel vino rosso nessuno l'ha mai dimenticato.
Ma insieme ai carciofi e la bieta che crescevano da soli al bordo del fossato senza che nessuno li avesse piantati, c'erano in quel giardino anche piante molto strane. Una sarebbe dovuta essere una vite di uva fragola, che faceva fiori e acini verdi che poi sparivano nel nulla al maturare. Sembra che nessuno sia mai riuscito ad assaggiarne mai neanche uno, ma il fatto strano era che attaccati alla dolce vite, si trovavano solo i raspi...vuoti, la pianta ricevette in fatti il nome di uva "raspina".
E poi c'era il ciliegio...un'incantevole nuvola rosa in fiore, quei fiori che si trasformavano in ciliegie verdi che poi correvano la stessa sorte dell'uva fragola. Sparivano nel nulla nel momento in cui nessuna traccia di verde rimaneva su di loro. Insomma, l'uva fragola e le ciliegie evaporavano o erano mangiate da qualche animale, probabilmente un uccello, o almeno, quella era la conclusione alla quale era arrivato mio padre dopo vari anni di seguito che accadevano questi strani fenomeni. 
Passarono parecchi anni prima che in famiglia si sapesse che in realtà quell'animale aveva sì due zampe, ma non era assolutamente pennuto e che da grande, avrebbe scritto questa storia su un blog di cucina...

All'aggiungere le ciliegie in quest'impasto non ho potuto fare a meno di ricordare quel famoso albero e fra risate e nostalgia, un paio di lacrime sono scivolate fra gli ingredienti e adesso non so se è stato quello a rendere questo cake così soffice e buono.



Per un cake di 26 cm
150 gr di farina
150 gr di cocco macinato
200 gr di zucchero
250 gr di mascarpone
4 uova
100 ml di latte
1 bustina di vaniglia in polvere
1 bustina di lievito
300 gr di ciliegie in conserva al naturale

Riscaldare il forno a 210° e imburrare e infarinare uno stampo da cake. Lavorare il mascarpone da solo per qualche secondo, giusto per ammorbidirlo, aggiungere lo zucchero e lavorarlo ancora per un minuto. Aggiungere quindi le uova, un uovo alla volta, aspettando che il precedente sia completamente amalgamato all'impasto. Aggiungere la farina setacciata mischiata al cocco e il lievito e mischiare ancora e poi aggiungere il latte, lavorare ancora un poco. Alla fine con una spatola mischiare per incorporare le ciliegie.
Infornare a 210° per 5 minuti e abbassare poi a 180° e continuare a cuocere per circa 30-35 minuti. Fare la prova stecchino per sicurezza.



Con questa ricetta partecipo volentieri al primo contest di Aria



lunedì 14 febbraio 2011

Torta alla frutta...e il buco della ciambella

Mamma.... ma se Mattia è il maggiore  e Lorenzo è il beniamino, io che sono?- chiede Pablo con gli occhi umidi e l'espressione di chi dipende dalla risposta come se da essa fosse condizionato il resto della sua vita.
Ci penso un attimo, credo che per lui sia importante, lascio perdere quel che sto facendo e lo guardo negli occhi, quasi a perdermi in quelle nere profondità con le quali guarda il mondo.
Tu, amore...tu sei il buco della ciambella!
Pablo fa un passo indietro, arricia il labbro inferiore e mi guarda prima in cagnesco e poi un velo di tristezza raggiunge la sua espressione.
Nel buco non c'è niente- dice amareggiato, mi da le spalle, fa due passi per andarsene. Lo prendo per una mano, lo invito a venire con me in cucina.
Vieni e ti spiego- gli dico e uno scarabocchio di sorriso si disegna brevemente sul suo viso. Tutti lo sappiamo, l'invito in cucina per Pablo è impossibile da rifiutare, anche nei peggiori momenti.
Il gomito appoggiato al piano di lavoro,  la mano sull'orecchio, le dita della mano destra che giochicchiano con le zollette di zucchero...la faccia di chi attende qualcosa...
Prendo uno stampo a ciambella e inizio a imburrare e infarinare, mi guarda indispettito, la sua occhiata dice tutto senza parole: uffa mamma con sta ciambella!
Decidiamo insieme gli ingredienti e gli faccio fare quel che vuole. Rompere le uova gli piace da morire e guardare la planetaria che gira e trasforma in crema gli ingredienti che aggiunge piano piano, con pazienza rispettando le indicazioni.
Quando sformiamo la ciambella, dorata e colorata dai pezzetti di frutta è venuta l'ora i spiegargli cosa volevo dire.
Guarda- gli dico mentre prende posizione per fare attenzione, stavolta tutti e due i gomiti sul piano di lavoro, le mani sorreggono il mento- facciamo finta che la ciambella siamo io, Fred, Mattia e Lorenzo...che sarebbe di noi se non ci fosse il buco? Il buco è quel che fa di una torta qualsiasi, una ciambella. È il punto di riferimento, ciò che la sostiene. È giusto in mezzo, ne è il cuore e no, non è solo aria, non è vero che non c'è nulla, anzi... nel buco c'è tutta la ciambella, è quel che la rende speciale.
Che sarebbe di una ciambella senza buco? Che saremmo noi, senza te?
Pablo mi abbraccia forte, fortissimo. Annusa la torta ancora calda.
Va bene mamma, ho capito- dice con un sorrisino che si torna poi birichino- ma io mi mangio la ciambella; il buco lo lasciamo a Mattia.





Ingredienti per una ciambella alla frutta
125 gr di burro
125 gr di zucchero
3 uova
200 gr di farina
1 pizzico di sale
una bustina di lievito
200 gr di papaya candita
2 pere
4 mele
Buccia grattuggiata e succo di un'arancia e due pomplemi

Abbiamo tagliato finemente tutta la frutta e messa a macerare un poco nei succhi di arancia e pompelmo, insieme alle bucce grattugiate. Le abbiamo lascite li una mezz'ora, giusto per far ben inumidire la papaya candita. Nel frattempo avevamo tolto il burro dal frigo, per farlo rammollire un poco, e avevamo pesato tutti gli ingredienti e acceso il forno a 180°.





Poi abbbiamo cominciato a lavorare il burro con lo zucchero fino ad ottenere una crema e aggiunto le uova, una ad una, senza cessare di lavorare il tutto. Abbiamo aggiunto piano piano la farina, mischiata al sale e il lievito e poi con una spatola, abbiamo avvolto tutta la frutta nell'impasto, e messo in forno per circa 45 minuti.





La torta è venuta deliziosa, il pompelmo, che non avevo mai usato in un dolce, gli ha dato un sapore diverso e stuzzicante. Ci è venuta molto umida e soffice, forse avremmo dovuto togliere l'eccesso di succo di agrumi prima di mettere tutta la frutta nell'impasto, lo lascio a vostra scelta, a noi è piaciuta tanto, diventa più una frutta alla torta, che una torta alla frutta...ma il risultato di sapore è delicato e una consistenza originale mai vista prima. Esperimento riuscito, bambino contento...che voler di più?





Con questa torta io e Pablo partecipiamo al contest Qui si cucina con il cuore di Il cucchiaino di Milù.


mercoledì 9 febbraio 2011

Torta al limone con l'olio. Torta Monna Lisa. Ma per me, Ciambellone di Diego

Potete chiamarla Torta Monna Lisa, come dice libro, o torta al limone con l'olio o ciambella al limone, come volete...ma per me è e resterà sempre il ciambellone di Diego.
Siamo nati con tre anni di differenza, ma secondo me c'è stato un errore, la cicogna ha sbagliato strada forse, e mi ha depositata in ritardo, ma io son sicura che in principio dovevamo essere una sorta di gemelli, probabilmente siamesi. Sì. Inseparabili. 
Cercavo la cicatrice da qualche parte, fra le tante che ho, ognuna delle quali racconta la sua storia, quella della separazione non l'ho mai trovata. Ho dedotto allora che il calendario aveva ragione: 1971, 1974...non c'erano stati errori, eppure...attaccati con la colla dell'amore ci siamo sempre stati, anche oggi che viviamo così lontani e lo so, ci manchiamo a vicenda e non passa giorno in cui io non pensi a lui e, forse, che lui non pensi a me.
Avrei potuto dedicargli una torta alle carote, per un vecchio scherzo tra noi troppo complicato da spiegare, oppure un qualsiasi dolce al cioccolato, ingrediente del quale lui non potrà mai fare a meno, ma il ciambellone di Diego è la torta dei ricordi, della merenda preparata apposta per lui, con l'olio che veniva dagli olivi del giardino e i limoni che bastava allungare una mano per coglierene uno dalla finestra del salone, fatta da una bambina che aveva bisogno ancora di mettersi in piedi su una sedia per arrivare a prendere lo zucchero e la farina e pasticciare con un cucchaio di legno gli ingredienti solo per vedere il fratellone sorridere e la soddisfazione di vederlo mangiare, assaggiare con gusto quella che per anni è stata la sua torta preferita, la nostra merenda insieme, fra Bim Bum Bam e una partita a pallone, fra i compiti di scuola e i giochi fantastici.
La pagina 124 del manuale di Nonna Papera, edizione del 1985, è consumata. Una macchia di impasto, è il segno indelebile del passaggio  di una bambina pasticciona. 
Alcune parole sono state così tanto lette e consumate, da un ditino che teneva il segno, per leggere, che sono ripassate in penna blu, calligafia infantile: 250, zucchero, aggiungere, liev(ito)...
Quanti anni son passati, quante volte avrò fatto questo dolce soffice e profumato, conservato poi nella memoria, dove sono appesi i sapori e gli odori, che un bel giorno riscopri e ti riportano indietro nel tempo...e ti ritrovi sull'altalena dell'olivo e lui a spingerti o a raccogliere ciclamini e anemoni selvatici nei prati per la mamma o a giocare a qualsiasi cosa, a ridere, scherzare, litigare, fare il broncio e poi la pace.
A fine luglio del 2009 ci siamo visti e abbracciati per l'ultima volta e un vuoto si è creato in una parte della mia anima in disordine.  Al salutarlo trovai finalmente la cicatrice che cercavo da sempre: era nel petto, a sinistra, in fondo al cuore, interiore, profonda e invisibile, ma c'era. Era dal cuore che eravamo uniti da sempre e per sempre, un nodo così forte che neanche kilometri e distanze possono sciogiere.
Quante ne abbiamo fatte e vissute insieme...anche da grandi.
Sulla mia scrivania, accanto al computer ho da sempre una foto di noi due, io sono ancora in carrozzina, lui sorride birichino a meno di un passo. 

È il mio modo di averti più vicino.
Mi manchi.




Ingredienti
350 gr di farina
250 gr di zucchero
2 uova
1 limone
1 bicchiere di latte (200ml)
1 bicchiere di olio (200ml) per questa ho fatto metà extra vergine d'oliva e metà di arachidi
1 bustina di lievito
un pizzico di sale.
zucchero a velo

Da: Manuale di Nonna Papera, Arnoldo Mondadori Editore, ristampa 1985 (avevo 11 anni!):

"versate in un recipeinte lo zucchero e i tuorli e sbattete bene con un cucchiaio di legno, aggiungete l'olio e lavorate ancora un po'. Aggiungere la farina e il latte poco a poco, in modo che non si faccia troppa fatica a mescolare, e la buccia del limone grattuggiata. Unite infine, sempre mescolando, il succo del limone, il sale e il lievito. Montate a neve le chiare delle uova, unitele mescolando piano e versate l'impasto in una tortiera unta e infarinata. Cuocete in forno a 140° per 45 minuti poi spolverate di zucchero".


Ele e Diego (quando eravamo carini)



e visto che è una torta al limone, l'aggiungo volentieri alla raccolta di Cinzia, Gli agrumi.


martedì 25 gennaio 2011

Una torta ai lamponi per un restauratore di cristalli

Oggi è il quinto dei tuoi compleanni che passiamo insieme.
Quando ti ho conosciuto avevo due bambini, un cane, una vita fatta a pezzi dal dolore e un cuore pieno di ferite. 
Ero un crisallo infranto in milioni di frammenti che tu hai voluto raccogliere e rimettere insieme piano piano, con pazienza, come un abile restauratore di cristalli.
Abbiamo sempre dato la colpa al caso, il fato che volle farci incontare perchè se avessimo seguito altre strade, nessuno dei due sarebbe stato li in quel momento, in quell'istante in cui io ti ho guardato e tu mi hai guardata. 
Mi hai regalato una valigia rossa, per viaggiare e scoprire il mondo insieme a te e due ali per volare in libertà. Mi hai ridonato il mio essere me stessa, che avevo perduto e dimenticato.
E poi la vita ci ha fatto un regalo, un volo di cicogna, una ninna nanna da cantare, la nostra continuazione che ride e gioca.
Il cristallo che hai ricostruito brilla oggi alla luce del tuo amore, proiettando un arcobaleno di serenità.
Grazie, amore.

Frédéric, je t'aime, bon anniversaire.

E questa è la sua torta di compleanno: una quasi cheesecake ai lamponi 




Ingredienti per una torta di 23 cm
120 gr di farina
4 uova grandi
120 gr di zucchero
1 cucchiaino di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
la buccia grattuggiata di un limone

 per la crema:
180 gr di cioccolato bianco
180 gr di mascaropone
60 gr di zucchero
100 ml di acqua o succo di frutta
2 fogli di gelatina
400 ml di panna da montare

per il topping:
450 gr di lamponi surgelati ridotti a puré grossolano, sgoccciolati
120 ml del succo sgocciolato dai lamponi
60 gr di zucchero
1 cucchiaino di gelatina in polvere




Riscaldare il forno a 180° e imburrare einfarinare uno stampo da torte di 23 cm. Montare gli albumi a neve e aggiungerci i tuorli fino ad ottenere una preparazione molto densa. Incorporare gli altri ingredienti delicatamente e infornare per circa 20 minuti.

Far fondere il cioccolato bianco a bagno maria e lasciarlo raffreddare. A parte, montare il mascarpone con lo zucchero fino ad ottenere una crema dalla consitenza della crema al burro (butter cream) e aggungerci quindi il cioccolato bianco sciolto. Far scaldare fino a leggero bollore l'acqua o il succo di frutta e aggiungere la gelatina e rimuovere fino a che sia completamente sciolta, lasciarla raffreddare per una trentina di minuti e aggiungerla alla crema di mascarpone. Montare la panna e incorpaorarla delicatamente alla crema.

Mischiare il succo di lamponi e lo zucchero in un pentolino e farlo riscaldare a fuoco basso fino a dissolvere lo zucchero, aggiungere la gelatina e mischiare fino a farla completamente incorporare e lasciar raffreddare.

Mettere la base di torta in una tortiera a cerniera, chiudere e versarci sopra la crema al mascarpone e livellare bene con una spatola. Metter quindi il purè di lamponi e poi il preprato di gelatina, spargendolo per bene su tutta la superficie. Mettere in frigo per almeno 6 ore.

Aprire la cerniera con delicatezza e sollevarla piano piano. Passare la torta ad un piatto da portata e decorare con buccia di limone.



Appena aperta la cerniera, un filo di sole è entrato in cucina

lunedì 13 dicembre 2010

Torta ai kiwi e limone, con mousse di cioccolato bianco

Amo i kiwi. Amo il loro sapore fra il dolce e l'aspro e il loro colore verde intenso, come un mare di smeraldo. Non solo sono belli e buoni, ma fanno anche bene, pensate che un solo frutto riempie il fabbisogno giornaliero di vitamina C, anzi, ne da il 117% di quel che ci serve al giorno.
Poi in questi tempi i mercati ne sono pieni e li troviamo a prezzi modici un po' dapertutto.
In questa torta ho voluto associare la dolcezza e delicatezza della mousse al cioccolato bianco, contrastandolo con l'acidità del limone e il gradevolissimo sapore dei kiwi che, con i loro semini neri, hanno conferito anche un contrasto di consistenza all torta che sto per presentarvi.
Il lavoro è lungo, e lo è anche l'attesa, deve rimanere infatti almeno 6 snervanti ore in frigorifero prima di essere assaporata, ma vi granatizzo che ogni boccone, ne vale la pena.
L'unica cosa è che bisogna essee psicologicamente preparati a vederla sparire in un millesimo del tempo che avrete impiegato a prepararla...pazienza, ma che soddisfazione.




Ingredienti per una torta di 23 cm di diametro

Per la base:
120 GR di farina
4 grosse uova
120 gr di zucchero
la buccia grattata di un limone
1/2 cucchiaino di bicarbonato

Per la Mousse al cioccolato bianco:
180 gr di cioccolato bianco
180 gr di mascarpone
60 gr di zucchero
80 ml di succo d'arancia
2 fogli di gelatina
300 ml di panna da montare

Per la rifinitura al limone:
120 ml di succo di limone
60 gr di zucchero
1 cucchiaino di gelatina in polvere
4 kiwi.

Fate scaldare il forno a 180° e preparate una tortiera imburrata e infarinata. Montate gli albumi a neve ferma e aggiungete i tuorli e lo zucchero e lavorate fino ad ottenere una crema chiara e densa. Incorporate allora il resto degli ingredienti, e infornare per 15-20 minuti. La torta che toglierete dal forno vi sembrerà altissima, ma si abbasserà poco a poco come un soufflé. Sformatela e fatela raffreddare completamente.

Mousse al cioccolato bianco: A bagno maria, fate fondere il cioccolato a pezzi e lasciatelo raffreddare o piuttosto intiepidire. A parte, lavorare il mascarpone e lo zucchero fino a ottenere una crema omogenea e incorporare il cioccolato sciolto. Fate scaldare in un pentolino il succo d'arancia a fuoco medio-basso e aggiungerci la gelatina, rimuovendo fino a farla dissolvere completamente. Lasciar raffreddare per 30 minuti e poi aggiungerla alla crama al mascarpone. Montate la panna e incorporatela delicatamente alla preparazione.

Rifinitura al limone: Mischiare lo zucchero a il succo di limone in un pentolino e far scaldare sul fuoco basso fino allo scoglimento dello zucchero. Togliere dal fuoco e incorporare la gelatina e mischiare fino a farla sciogliere completamente e lasciar raffreddare.

Sul fondo di una tortiera a cerniera, adagiate la torta e chiudete la tortiera. Versare prima la mousse, livellarla bene e quindi versare la rifinitura al limone, avendo cura che tutta la superficie ne sia cosparsa. Mettere in frigo almeno 6 ore in modo che la rifinitura di limone e la mousse si rapprendano bene.
Riaprite la cerniera delicatamente e disponete sulla torta le fette di kiwi.