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lunedì 9 luglio 2012

Gratin di melanzane, con labneh e acciughe





È sempre li, al mercato di Place d'Armes. Il suo bancone non è altro che una gran tavola di legno consunto con due ruote a mo' di carrello. In questo periodo lo riveste di foglie di fico, il cui aroma si sente da qualche metro di lontananza e sulle quali adagia i suoi prodotti freschi di giornata. Vende latte fresco, di quello che ha ancora tutta la crema in superficie, cagliate, formaggio appena fatto e un labneh che solo a vederlo fa gola. È un uomo di mezza età, pelle color cannella, occhi profondi che vende il frutto del suo lavoro e che immancabilmente, come quasi tutti i marocchini, sorride alla gente e alla vita. 
Non so come si chiama, il mio piccolo suole chiamarlo Sahbi, amico mio, in arabo marocchino. Amico suo perchè lo vizia, facendogli ogni volta provare di tutto e di più, prendendolo in braccio per alzarlo e fargli vedere cosa c'è in ognuno dei bidoncini di plastica colorata che sono attorno al suo bancone portatile. E il piccolo si delizia occhi e palato.
È una delle faccette del Marocco che più amo, il lato umano e la gentilezza delle persone. È la parte di Marocco che ti prende dal fondo del cuore, che ti fa attaccare a questo paese e e alla sua gente adorabile e squisita, come quest'uomo e il suo labneh, frutto di lavoro e pazienza, prodotto dalle stesse mani che te lo offrono al mercato con un gran srorriso che rischiara la giornata.
 
 
Gratin di melanzane con labneh e acciughe

1 kg di melanzane
450 gr di labneh*
Mezzo bicchiere di latte
4 pomodori maturi
10 gr di acciughe sott'olio
olio extra vergine di oliva
origano 
sale
pepe
parmigiano, quanto basta




Affettare le melanzane in fette sottili e grigliarle da ambi lati.  Mischiare il labneh con il latte per ammorbidirlo e trasformarlo in crema, la quantità di latte veria a secondo della consistenza del labneh che potrebbe essere più o meno denso. Condire questa crema con un pochino di sale e pepe nero, macinato al momento e mischiarci le accuughe tagliate a pezzetti.
Ungere una teglia con olio e fare un primo strato di melanzane, coprire con pomori tagliati a fette, irrorare un poco con olio, spolverare di origano e coprire con la crema di labneh. E così successivamente fino a terminare gli ingredienti, finendo con uno strato di melanzane che bisogna condire solamente con olio. Spolverare di parmigiano grattuggiato e infornare a 180°C in forno già caldo per 20 minuti.

* Il labneh è un formaggio cremoso a base di yogurt facilissimo da fare in casa. Qui da Jasmine e Manuel trovate tutto il procedimento, nel caso voleste lanciarvi in quest'avventura.



venerdì 18 marzo 2011

Petto di anatra al miele su gratin di rape...e Aristotele in cucina.

Siete innaisti o empiristi? Credete che l'uomo nasca con algune cose nella testa già programmate oppure pensate che invece, nasciamo come una Tabula rasa e che quindi tutto ciò che siamo deriva unicamente dalle nostre sensazioni?
Siamo quel che siamo, da prima di nascere, come sosteneva Platone o formiamo il nostro essere attraverso le esperienze della vita, come affermava Aristotele?
Devo dire che con il passare degli anni son diventata sempre di più aristotelica. mi rendo conto sempre di più di come gli eventi ci cambiano, di come mutino le nostre idee attraverso le percezioni e le esperienze che la vita ci riserva e che a volte ci travolgono.
Credo che le mie idee nascano da ciò che vedo, dai profumi che sento, dalle sensazioni al tatto. Quando scrivo lo faccio in base a ricordi, o a ciò che ho udito, visto, respirato, provato o sentito dire dalle persone che hanno arricchito la mia esistenza.
Lo stesso succede con quel che cucino, tutto deriva dalle sensazioni già percepite. So che un ingrediente si sposa bene con un altro, solo perchè li ho già provati tutti e due separatamente, annusati insieme e immaginati nello stesso piatto, e il risultato alla fine è sempre una sopresa nuova e soddisfacente, una nuova esperienza, che si aggiunge alle altre per formare ciò che sono e divengo ogni giorno. Aristotele passa spesso per la mia cucina a curiosare.
Per questo son sicura che sono venuta al mondo senza idee nella mia testa...di rapa.






Petto d'anatra al miele e timo, 
su gratin di rape con zabaglione allo zafferano

Ingredienti per 4 persone
2 petti di anatra
6 rape
3 rametti di timo
4 tuorli d'uovo
750 ml di brodo di pollo
100 ml di vino bianco secco
6 cucchiai di miele
1 pizzico di zucchero
un pizzico di zafferano




Scaldare il forno a 180°. Lavare e sbicciare le rape e tagliarle a fette di circa 5 mm di spessore e farle cuocere nel brodo di pollo. In un altra pentola, portate a ebollizione il vino bianco e lo zafferano, filtrare e conservare in frigo. In un recipiente a bagno maria, sbattere i tuorli d'uovo con lo zucchero e un pizzico di sale, fino a ottenere una preparazione schiumosa. Togliere quindi dal fuoco e aggiungere il vino bianco, sbattendo forte per incorporare bene il tutto. Disporre le rape già cotte in un piatto da forno, versarci sopra la salsa di uova e vino e infornare per 10 minuti circa.
Mentra si cuoce il gratin, fare a cubetti i petti di anatra e farli soffriggere in una padella con un poco di olio o burro a fuoco vivo. Salare e pepare e lasciar cuocere. Aggiungere il miele e il timo e far impregnare bene la carne nel miele e lasciare caramellizzare un poco.
Disporre i cubetti di anatra sul gratin di rape e servire immediatamente.






Con questa ricetta partecipo al contest di Vaniglia, Zenzero e Cannella:

lunedì 7 marzo 2011

Gratin vegetariano al mascarpone...e la signora che regala fiori

C'era un uomo vestito di bianco che passeggiava fuori fino a qualche giorno fa. Aveva lo sguardo freddo e il sorriso spento, sulle sue spalle, un mantello grigio plumbeo. L'ho visto arrivare qualche mese fa, sedersi nel giardino secco, sulla neve che nasceva dalle sue mani e nel vento freddo che partiva dal suo respiro.
E l'ho visto poi camminare lentamente a sguardo basso verso l'uscita, con i prmi raggi tenui di sole un mattino di marzo.
Poi timidamente e in punta di piedi lei ha cominciato a camminare, senza far rumore le ha strizzato l'occhio la dove lo ha incontrato, donandogli un rametto di cotogno giappponese, dai fiori rosso acceso al quale aveva tolto le spine con cura, per augurargli buon viaggio.


Lei arriva piano piano, la sua presenza si nota di colpo, per i colori e le sfumature del suo vestito, i suoi occhi azzurri limpidi e il manto verde che porta con se, colorando il monto intorno per dove passa.
Si dice che sia vecchia quanto l'universo e che giri il mondo pian piano a piccoli passi con il suo vaporoso abito e i capelli arruffati dal vento, ricci come nidi di uccelli che tornano da terre lontane.
Lei canta e cinguetta con loro e regala fiori. Ne ha un cesto pieno, sembra che sia un cesto magico perchè non è mai vuoto. Regala un fiore a chi lo chiede, a chi ne ha bisogno, ma mai lo stesso per tutti, ognuno riceve il suo, con una certezza unica che nessun altro lo riceverà per lo stesso uso in tutta la Terra.
Una violetta per addolcire la vita di una donna solitaria che respira tristezza e che saprà candirla talmente bene da inzuccherare la sua esistenza e scacciare l'amarezza.


Un non ti scordar di me per quel ragazzo dai capelli cortissimi che parte armato verso l'ignoto, in nome di una bandiera e per lei, che in lacrime guarda allontanare il treno con una speranza nel cuore.


Un tulipano rosso, per un giovane amore che sboccia fra deserti di sentimenti, sulle ceneri di disperazioni antiche.


Un croco bianco, per la purezza di una nascita, una nuova vita che arriva in un grido a squarciagola. Un esistenza che germoglia dopo il dolore, l'allegria di una madre che stringe la sua piccola fra le braccia per la prima volta.


A me ha dato una primula, giusto quel giorno in cui mi sono accorta che l'uomo vestito di bianco si allontanava a passo stanco. Me l'ha donata in segno di porta fortuna per la vita che cambia di nuovo, che ci porta lontano verso un'altra avventura.



La signora che regala fiori e l'uomo vestito di bianco si sono incontrati sul viale, incrociati e salutati.
Inverno e Primavera si incontrano tutti gli anni allo stesso posto a marzo, si stringono le mani come vecchi amici e riprendono il loro cammino in direzioni contrarie.
 La bella signora si è seduta nel giardino e per voi ha lasciato questi. 
Mi raccomando, fatene buon uso.



 Tutte le foto contenute in questo post sono state scattate la settimana scorsa nel mio giardino  a Bourges e in quello di mio suocero a Orléans. La primavera è arrivata nel centro della Francia.
                        




 Gratin di melanzane e zucchine al mascarpone e caprino


Ingredienti per 6 persone
2 piccole melanzane
3 zucchine
2 spicchi d'aglio
due rametti di menta
olio evo
250 gr di mascarpone
2 uova
100 ml di latte
100 ml di panna
sale e pepe
150 gr di caprino

Lavare e affettare le verdure. Far dorare le melanzane nell'olio d'oliva e disporle sul fondo di un piatto da gratin. Far scaldare dell'olio e far saltare un po' in padella le zucchine insieme alla menta tritata e l'aglio, far cuocere un poco fino a che diventinio tenere, ma non troppo. Disporle come un nuovo strato sopra le melanzane. A parte, mischiare il mascarpone con le uova, la panna, il latte, sale e pepe e bagnare le verdure con il composto ottenuto. Adagiare le fette di caprino.
Infornare a 180° per circa mezz'ora.





Con questa ricetta primaverilepartecipo volentieri al primo contest di Aria