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giovedì 23 luglio 2015

Dieta vegana al microscopio: rischi e miti da sfatare



Foto da qui


Dieta vegana al microscopio: rischi e miti da sfatare

post a quattro mani:

in collaborazione con il Dr. Michael I. Meyers,
Chirurgo Oncologo, esperto in Nutrizione Preventiva


Prima di tutto, noi coautori di questo post vogliamo assicurare che non siamo pagati da nessuna industria di carne o del latte, e che non è nostra intenzione giudicare le scelte personali di nessuno.
Il proposito di questo post è semplicemente fare informazione, perchè crediamo che quando si è informati, le scelte individuali diventino più consapevoli.
Vuoi per moda, per etica o per convinzione di fare la scelta più salutare, la dieta vegana prende sempre più piede nel mondo e l'Italia non ne è l'eccezione. 

Ma è davvero così salutare a lungo termine? 
Noi crediamo di no e vi spieghiamo perchè.
 
A lungo termine, i vegani rischiano deficienze di importanti nutrienti.
L'uomo è per natura un animale onnivoro, ciò vuol dire che ha bisogno di alcuni nutrienti indispensabili che si trovano solo nei prodoti di origine animale.

La vitamina B12. 
Chiamata anche Cobalamina, è una vitamina idrosolubile essenziale nella formazione del sangue, nel funzionamento cerebrale, nella sintesi dei neuromediatori e in moltissime altre funzioni che non ci dilungheremo a spiegare.  Un deficit della vitamina B12, porta una forma grave di anemia, caratterizzata tra le altre cose da macrocitosi (globuli rossi che aumentano di grandezza). Studi recenti, realizzati dall'Università di Madison, Wisconsin e dal Northwestern Memorial Hospital, Chicago, Illinois, segnalano che più dell'86% dei vegani avrebbero mancanza critica di questo nutriente, paragonato al solo il 5% degli onnivori.
Un mito molto comune tra i vegani è che si possa ottenere la vitamina B12 da fonti vegetali come alcune alghe, spirulina e lieviti. In realtà questi alimenti contengono una sorta di pseudo-vitamine B12, chiamate cobamide, che bloccano l'assorbimento della vera vitamina B12 e ne aumentano il bisogno. La vitamina B12 vera e propria è disponibile unicamente in fonti alimentari animali.

Le vitamine A, D e K2. 
Un altro mito da sfatare. La vitamina A non è presente in natura nei vegetali. Ciò che alcuni vegetali come le carote e i peperoni contengono, è il carotene. La credenza popolare è che il carotene possa tramutarsi in vitamina A, tuttavia questa conversione non avviene, o avviene in maniera irrisoria. Ci vorrebbero quantità esagerate di carotene per costruire una quantità molto moderata di vitamina A. Ma quando interviene ipotiroidismo o una mancanza di grassi salutari nella dieta (comuni nei vegani) questa trasformazione non avviene del tutto. La vera vitamina A, si trova in alimenti di origine animale, come fegato e tuorlo d'uovo, per esempio.
In modo molto simile, la vitamina D biodisponibile (D3) si trova anch'essa unicamente in fonti alimentari animali come tuorlo d'uovo, fegato di merluzzo o prodotti del latte. Che i funghi contengano vitamina D è completamente falso; in realtà, i funghi contengono vitamina D2, la quale non è assorbibile dal corpo umano.
Le vitamine A e D sono essenziali nella regolazione immunitaria, la digestione, la fertilità e l'equilibrio ormonale.
La vitamina K2, invece, è la responsabile del tasporto del calcio verso le ossa. Questo vuol dire che si può assumere via alimentazione o supplementi tutta la quantità di calcio che si vuole, ma senza vitamina K2 risulterebbe inutile. Il miso è l'unico alimento di origine vegetale che la contiene, sebbene in misera quantità. Ne sono ricchi invece le uova, latte, formaggi, fegato, manzo e pollo.

Ferro.
Esistono due tipi di ferro. Il ferro eme e il ferro non eme.
Il ferro eme è contenuto nelle carni e nelle uova, costituendo quasi il 40% dell'intero contenuto di ferro di questi alimenti. La particolarità del ferro eme è che è facilmente e altamente assorbibile nei soggetti normali e sani. Il ferro non eme, invece, che costituisce l'altro 60% del ferro di origine animale e il 100% del ferro vegetale, è molto poco assorbibile, anche accompagnato da alimenti ricchi di vitamina C, malgrado le leggende metropolitane. Questo comporta che i vegani abbiano in genere una più bassa riserva di ferro, carenze o anemie in paragone agli onnivori.

Altre carenze importanti meno conosciute: Creatina (formatrice di riserve energetiche nelle cellule), Carnosina (protegge contro la degenerazione cellulare), il Colesterolo (in quantità ragionevoli, vitale per la salute ormonale, epatica e la digestione) e l' Acido Docosahexaenoico DHA (l'acido grasso essenziale più attivo degli Omega 3). Qualche parola in più per quest'ultimo componente. Gli Omega 3 contenuti nelle fonti vegetali come semi di lino, di chia e canapa, o le nocciole, sono poco assorbibili. Gli omega 3 vegetali sono ALA. Gli acidi grassi ALA devono essere trasformati in EPA o DHA per far sì che il corpo possa utilizzarli. Peccato però che questa trasformazione sia insufficiente. Uno studio non recentissimo ma unico nel suo genere, ha dimostrato che le donne trasformano solo il 21% degli ALA in EPA e solo il 9% in DHA. Negli uomini il tasso di trasformazione è ancora più basso.

Per tutte queste ragioni e possibili carenze, molti vegani si affidano ai supplementi vitaminici e minerali. Purtroppo però, i supplementi non hanno gli stessi benefici delle vitamine assorbite naturalmente dal cibo. Quando questi nutrienti vengono dal cibo, interagiscono chimicamente con altre molecole per poter produrre effetti benefici. Da soli, potrebbero invece essere meno utili.
Diversi esperimenti clinici sono stati condotti sugli effetti dei supplementi e il rischio di cancro. Alcuni di questi studi hanno dimostrato che alte dosi prese in maniera sistematica e a lungo termine aumentano il rischio di generare la malattia.
È assodato che la miglior maniera di ottenere la più vasta gamma di vitamine e minerali è di mangiare sano ed equilibrato senza eliminare nulla. I supplementi non sostituiscono una dieta sana, anche se in alcuni casi la prescrizione è necessaria in certi periodi della vita, come per le donne incinte o le persone anziane.

Una volta analizzati i rischi di carenze, una menzione sul The China Study va fatta. Prima di tutto va detto che è il titolo di un libro, non un reale studio scientifico e che da dieci anni è usato per promuovere l'idea che la dieta vegana è più salutare di quella onnivora e l'unica via da seguire per una vita di benessere. 
Pubblicato da T. Colin Campbell nel 2005, malgrado tutti gli studi scientifici che in questi dieci anni lo hanno contraddetto, The China Study continua ad essere considerato dai vegani come la verità assoluta ed è la fonte della maggior parte delle leggende metropolitane che si leggono in rete.
T. Colin Cambell, un professore americano di biochimica, talmente conquistato dalle sue teorie, ha palesemente realizzato una scelta selettiva dei dati delle sue osservazioni per avvalorare e appoggiare le sue tesi e conclusioni, ignorando consapevolmente i dati che non calzavano.
Le scoperte più importanti di T. Colin Campbell sono infatti state esaustivamente smentite nel corso degli anni.
Per chi mastica l'inglese, raccomandiamo i seguenti articoli di facile comprensione per chi non è medico:


Non esistono evidenze scientifiche per eliminare totalmente i cibi di origine animale dalla dieta. Il corpo umano è perfettamente in grado di digerire e assorbire i tanti nutrienti utili dei cibi di origine animale.
Uno studio recente riporta che una molecola di zucchero (Neu5Gc) che si trova nella carne (di vitello, manzo, agnello e maiale) può scatenare una risposta immunitaria che causa infiammazione e contibuisce alla crescita di tumori. Tuttavia, gli stessi ricercatori hanno ammesso che la carne è una fonte importante di ferro, proteine e vitamine, per cui un consumo moderato produce benefici nutrizionali. Infatti, lo studio non trova che la carne rossa sia direttamente responsabile del cancro, ma che la molecola Neu5Gc, sembri accellerarne lo sviluppo.
Ciò che è provato invece è che le carni trasformate o lavorate industrialmente sono altamente sconsigliate. Per carni trasformate intendiamo affettati, insaccati, pancetta, salsicce e altre carni conservate, affumicate e stagionate industrialmente.
Le ultime analisi della ricerca a livello mondiale hanno svelato che il consumo regolare anche di piccole quantità di queste carni, incrementa il rischio di cancro del colon e rettale, oltre a quello di malattie cardiache. Per cui si raccomanda di evitarne del tutto il consumo o di concederselo in contate e speciali occasioni.
La carne fresca di animali nutriti naturalmente e con libero accesso all'esterno (come mucche al pascolo) può consumarsi moderatamente, dove per moderatamente intendiamo un massimo di una volta alla settimana o, idealmente, una o due volte al mese.
Una parentesi speciale lo meritano il latte e i suoi derivati. Contrariamente alle informazioni inesatte che circolano in rete da qualche anno, non esiste nessuna evidenza scientifica confermata che questi prodotti siano dannosi per l'organismo umano e men che meno che provochino cancro o altre malattie, siano esse degenerative o no.
Non esistono studi scientifici certi che mostrino un collegamento tra prodotti derivati dal latte o il latte stesso e il cancro. I risultati sono ancora incerti e discordanti.
Per cui, con buon senso e moderazione, carne, pesce, uova e latte e derivati per coloro che possono tollerarli, sono estremamente nutritivi e imprescindibili per il corretto funzionamento del corpo umano e quindi, la nostra salute globale.  

Comprendiamo che ci possano essere ragioni etiche e morali per scegliere di non consumare carne ed altri prodotti di origine animale, ma vogliamo insistere nel fatto che non esiste nessuna ragione scientifica per eliminarli completamente dalla dieta.

Siamo coscienti che i vegani convinti diranno che hanno sperimentato sorprendenti benefici nell'adottare la loro dieta. La dieta e la filosofia vegana non solo raccomanda alle persone di scongiurare ogni derivato animale, ma anche di evitare zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati, olii vegetali trattati industrialmente e grassi trans. Inoltre suggeriscono di smettere di fumare e di fare attività fisica. Tutto ciò spiegherebbe perfettamente il loro benessere fisico.
In conclusione, va detto che non esiste una dieta perfetta per tutti, che quello che funziona per un individuo non è detto che funzionerà per il suo vicino e che nella prevenzione delle malattie come il cancro, a parte l'alimentazione equilibrata altamente raccomandata, entrano in gioco altri fattori tra cui l'eredità genetica e l'elemento "sfortuna".

Vogliamo concludere che una corretta alimentazione è alla base primordiale della salute e che una dieta basicamente vegetariana che includa almeno uova e pesce sarà certamente molto più salutare a lungo termine di qualsiasi altra.

In altre parole:
-un alto consumo di frutta fresca e secca, cereali (specialmente integrali), verdure, legumi
-un alto consumo di pesce (specialmente marino, di piccola taglia e non di allevamento)
-un basso o moderato consumo di prodotti del latte e di carne (di animali alimentati naturalmente e non di allevamento intensivo)
-un minimo consumo di zuccheri raffinati
-una sensata proporzione di grassi monoinsaturi e saturi sia vegetali che animali
-un consumo moderato di alcool
-un'attività fisica moderata
possono contibuire a mantenere una vita sana e priva di carenze nutritive, oltre che a prevenire varie malattie, tra le quali il cancro.



 

venerdì 25 aprile 2014

Insalata di grano, fave, piselli e fagiolini con "orangette" al coriandolo



Cucino sempre più spesso vegetariano. No, non è mia intenzione diventarlo, perchè credo che alla carne, ma soprattutto al pesce non potrei riununciare mai, ma in modo quasi incosciente la nostra tavola li vede sempre di meno. Complice è anche il fatto che, fino a tre giorni fa, Sébastien, il più piccino di casa, la carne non riusciva a masticarla bene e allo stesso tempo aveva e ha ancora una predilezione spiccata per i legumi tutti, soprattutto ceci e fave. È per lui che sbuccio le fave una ad una dopo cottura, per renderle più facilmente masticabili e più digeribili per questo ometto di 13 mesi che dal momento in cui ha avuto fame di altro che non fosse latte, ha sdegnato le pappé in puré, le vellutate e omogenizzati vari, buttandosi su ciò che vedeva mangiare a noi. Il che, potete ben capire che ha portato qualche piccola modifica al mio modo di cucinare. L'altra complice è lei, dal cui blog ormai prendo ricette e ispirazione quasi tutti i giorni, o almeno due volte alla settimana, anche perchè da un bel po' di tempo ci siamo scoperte molto simili, vivendo situazioni analoghe e pensando in maniera affine su svarriati temi. Lei però le fave non le mangia. :-)
Poi c'è il Marocco, dove i mercati ti offrono la genuinità direttamente dal coltivatore, che ti pesa le verdure con le mani colorate dalla terra e che, in questo momento vive un'epoca di transizione e sui banconi multicolori trovi le fragole, le versure di primavera e ancora delle belle arance fresche e succose, mentre zucchine fiorite e melanzante cominciano timidamente a fare capolino.
Quindi non meravigliatevi se di cucina vegetariana (e parve) ne vedrete tanta nei prossimi mesi, anche se la prossima ricetta sarà di nuovo carne, se trovo la materia prima che ho in mente.
Questa insalata vi dico che era fantastica. Ci vuole un po' di lavoro a cuocere il grano che non compro precotto e a pulire i legumi dal loro baccello e risbucciare le fave, ma l'insieme dei sapori merita.
Il termine orangette sinceramente non so esiste, ma se quella a base di aceto si chiama vinaigrette e quella al limone citronette, la logica mi porta a chiamarla così.





Insalata di grano, fave, piselli e fagiolini con orangette al coriandolo e finocchietto selvatico


Ingredienti per 10 persone, come piatto unico vegetariano

400 gr di grano crudo, messo a bagno in acqua dalla sera prima
1 kg di piselli, pesati con il baccello
1, 5 kg di fave, pesate con il baccello
200 g di fagiolini mondati delle punte

per l'orangette:
il succo di 2 arance
2 cucchiaini di semi di coriandolo in polvere
1 cucchiaino di finocchietto selvatico di Sardegna (purtroppo secco)
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
sale




 Sciacquare il grano e metterlo in una pentola con acqua salata bollente, fino a cuocerlo al dente, proprio come la pasta. Mondare le fave, i piselli ei fagiolini e sbollentarli separatamente. Fave  e piselli dovranno essere cotti a punto, i fagiloini io li ho cotti appena croccanti. Tutto va poi scolato e fatto raffreddare. Le fave, inoltre, le ho sbucciate, in modo che fossero verdi e tenere. Ho mischiato il tutto in una grande insalatiera.
A parte, mischiare il succo di arancia, l'olio, il sale, il coriandolo e il finocchietto e versare questa "orangette" nell'insalata. Mischiare bene e riporre in frigo per un'ora prima di servire.
Noi l'abbiamo mangiata come piatto unico, ma può essere anche un contorno in minori quantità.



lunedì 7 gennaio 2013

Hamburger vegertariano di fagioli con l'occhio e patata dolce, con "salsa cruda" al mais



In America il termine culinario "salsa" è stato adottato dallo spagnolo messicano e trasformato nell'uso per oggi definire delle preparazioni formate da ingredienti interi o tagliati grossolanamente e che serve generalmente come accompagnamento o condimento di un piatto. Raramente calda, può consistere di alimenti cotti o crudi o un mix dei due ed è prevalentemente piccante, pur esistendone delle eccezioni agrodolci.
In Francia e Spagna, la sauce vierge, o salsa virgen (salsa vergine) è in origine, basicamente una salsa cruda, a base di olio di oliva, succo di limone, pomodoro ed erbe che viene impiegata solitamente come condimento di pesce e frutti di mare. Con la modernizzazione della cucina la salsa vergine oggi ha nuove applicazioni e nuovi ingredienti e somiglia sempre di più alle "salsa" americane di origine messicana.
Non ho trovato un termine in italiano per dire "sauce vierge", così, l'ho liberamente tradotto a salsa cruda, prendendo in prestito il termine americano-messicano e adattandolo per trasmettere l'idea.
Negli hamburger vegani che vi presento oggi, la salsa cruda conferisce freschezza e consistenza al resto della preparazione. Per quello è importante che l'hamburger sia servito ben caldo e che anche il pane lo sia al momento di sedersi a mangiare. 
Considerato in Messico come un'altra "salsa", il guacamole fa qui le veci della maionese o del ketchup, un richiamo alla terra Azteca e un dono di leggerezza e gusto per questi burger un po' fusion.
Il risultato finale è un piatto unico, leggero e saporito, assolutamente vegano e parve, assolutamente bilanciato in sapore e consistenze, che a noi è piaciuto molto.
L'idea di base con tantissimi cambiamenti, l'ho presa dalla rivista Cooking Vegetarian, e stavolta a modo mio.


Hamburger vegetariani di fagioli con l'occhio e patata dolce, con salsa cruda di mais


Per 4 hamburger:

400 gr di patata dolce
2 cucchiaini di origano, circa
1 cucchiaino di cumino in polvere
un filo d'olio
sale
pepe
400 gr di fagioli con l'occhio lessati
50 gr di pangrattato
una manciata di coriandolo fresco
succo di mezzo limone o lime
un pizzico di paprika affumicata
4 panini integrali da hamburger

per la "salsa cruda" al mais:
250 gr di mais
il succo di un lime
peperoncino verde non molto piccante
un cucchiaio abbondante di miele
coriandolo fresco
1 piccola cipolla rossa tritata grossolanamente

per il guacamole:
2 avocado
il succo di due limoni
sale
peperoncino in polvere
mezza cipolla




Lavare e pelare le patate dolci, tagliarle in pezzi di un cm, spolverarle con l'origano e il cuminio e un filino d'olio, mischiare bene il tutto per fare insaporire le patate e metterle in forno preriscaldato a 180° per una mezz'ora o fino a cottura ultimata, il tempo dipenderà dalla qualità delle patate. Una volta cotte ma ancora calde, ridurle in purè e poi lasciarle raffreddare.
A parte, schiacciare i fagioli con una forchetta, grossolanamente, deve rimanerne qualcuno intero e non deve risultarne un puré perfetto. Aggiungere il pangrattato, il puré di patate dolci, il succo di limone, la paprika, il coriandolo ben tritato, il sale e il pepe e mischiare il tutto con le mani. Mettere questa pasta in frigo per un quarto d'ora, dopodichè formate gli hamburger.
Cuocere gli hamburger sia sul grill, o sulla piastra, come volete, con poco olio, scaldare i panini tagliati a metà e intanto preparare gli accompagnamenti.
Per la "salsa" al mais: ho usato mais crudo surgelato e l'ho cotto semplicemente lessato. Potete usare anche la stessa quantità di mais in scatola, ma a me personalemnte non piace, lo trovo troppo dolce, soprattutto in questo tipo di preparazione. Al mais ben scolato, ho aggiunto il resto degli ingredienti ben tritati e ho messo in frigo fino all'ora di servire.
Per il guacamole: Pelare e togliere il nocciolo agli avocato e frullare nel mixer con il resto degli ingredienti. Deve risultarne una crema abbastanza spessa, spalmabile, come in foto.
Sui panini leggermente tostati, mettere prima la salsa di mais, poi l'hamburger di fagioli e patat dolce e coronare con il guacamole. Ovvio che in questo caso l'ordine dei fattori non cambia il prodotto e potete farlo a vostro gusto.