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domenica 22 maggio 2016

Opium Yak Cheesecake. (halavi)






Lo so, mi si stava aspettando al varco :))
E che ho conti in sospeso con questa simpatica coppia, vincitrice dello scorso MTC.
Ma quando ho visto che Fabio e Anna Luisa proponevano il cheesecake dolce e salato ho avuto un attimo di panico. Detesto le gelatine.
Credo che sia l'unica cosa che non è mai entrata nella mia cucina. Né quella animale, né quella a base di pesce. È più forte di me.
Una volta tratto il sospiro di sollievo al sapere che non era obbligatorio l'uso di questa sostanza, mi sono messo a studiare. E come all'università, più stimi il professore per la sua sapienza, più studi per fare bella figura. ecco, è quello che è successo a me per l'MTC di maggio. Credo di non avere mai studiato talmente un piatto e fatto così tante prove in tutta la mia vita.

Perché non usare l'agar agar? Ditemi quello che volete ma l'agar agar non è lontanamente paragonabile alla colla di pesce in quanto a consistenza finale. Il risultato non sarà mai cremoso, ma più duro e rigido, va benissimo per gelificare, ma, a mio avviso, non per dare struttura a una crema come quella del cheesecake, che deve sciogliersi in bocca. E poi, mi crediate o no, io del agar agar ne sento il sapore, ma si sa, ho un palato delicatissimo, tanto da sentire le differenze tra un miele di tiglio di pianura e uno di montagna... 
Ci sarebbero anche gli amidi, di mais, fecola di patate, mi dice la socia. Non sono convinto. Li uso quelli, ma per questa preparazione in particolare, la consistenza "farinoso" e il retrogusto astringente che avrebbero apportato, avrebbe rovinato la delicatezza del sapore finale. Scartati anche quelli.
-Rimane l'oppio- dice lei con un sorriso di quelli che dopo mezzo secondo si trasformano in risata e mi ricordano ogni giorno perché sono qui. La prima cosa che penso è che, ancora una volta, mi sta prendendo in giro.
Mi sbagliavo.
I semi bianchi del papaver somniferum sono usati nella cucina indiana, soprattutto in Bengala, come addensante. Messi a bagno in un liquido e poi frullati o semplicemente polverizzati, danno quella cremosità caratteristica alle loro salse. Dovevo provare. 
Ho fatto molte prove, anche perché insieme a tutto avrei usato anche un formaggio a pasta molle, il Nak, che avrebbe contribuito alla struttura finale e dovevo tenere in conto che i semi di papavero bianco, conferiscono un certo lieve aroma di noce/nocciola che non volevo che predominasse e, magari che si sentisse poco e niente. Ho dovuto giocare sulle quantità e sui sapori del topping e della base per arrivare all'equilibrio che volevo, di sapori e consistenze.

Gli ingredienti e le tecniche sono fusion, un po' di qui, un po' di lì.
La nota francese c'è sempre, non posso pensare altrimenti.
Adesso vi lascio la ricetta perché, inspiegabilmente, ho tanto sonno... 
Le foto sono di Ele, ovviamente




 Opium Yak Cheesecake


Per 10 mini cheesecakes da 5 cm di diametro

per il topping:
1 cucchiaio d'olio
400 g di cipolla rossa
1 spicchio d'aglio
4 grammi di sale
50 ml di  Coteaux du Layon AOC (vino bianco liquoroso)
2 chiodi di garofano
2 bacche di ginepro
3 rametti di timo fresco
200 g di confettura di amla

per la base:
100 g di pasta sfoglia
10 g di semi di sesamo
10 g di semi di papavero blu
60 g di burro


per la crema al formaggio:
150 g di Nak (formaggio di yak a pasta molle)
200 g di cream cheese di yak fatto in casa
150 ml di panna fresca vaccina
1 cucchiaio di semi di papavero da oppio (papaver somniferum)

germogli di cavolo rosso e ravanello, per decorare.






Mettere i semi di papavero bianchi a bagno nell'acqua almeno quattro ore prima.
Iniziare con il topping. Scaldare l'olio in una pentola abbastanza grande e cuocerci dentro le cipolle, che avrete affettato sottilissime e l'aglio tritato con il sale, fino a che abbiano rilasciato i loro succhi e siano tenere. In un pezzo di mussolina, mettere i rametti di timo, il ginepro e i chiodi di garofano e aggiungerli in pentola insieme al vino e la confettura di alma. L'amla è un frutto alla vista simile all'uva spina, ma più grande, che fresco ha un sapore molto acido, astringente e dolce-amaro. L'ho scelta per dare equilibrio non solo al topping, ma all'insieme. 
Lasciate cuocere a fuoco molto lento durante una mezz'ora.
Rimuovere il pacchetto di mussolina, lasciar intiepidire e poi mettere in frigo fino all'uso. Deve avere un'aspetto di marmellata.
Per la base, accendere il forno a 175°. Stendere la pasta sfoglia a un'altezza di mezzo centimetro e infornarla per 15 minuti o fino a doratura. Lasciar raffreddare completamente e sminuzzarla e mischiarla con i semi in una terrina. Con il burro, legare di nuovo tutto insieme.
Dividere la pasta in porzioni e premerla contro il fondo degli stampi da mini cheesecake. Refrigerare per almeno un'ora.
Per la crema al formaggio di yak, tagliare il Nak a pezzetti piccolissimi, scolate e frullate bene i semi di papavero bianco con la panna, filtrate. Scaldare la panna fino a ebollizione e gettarci i pezzetti di formaggio, sbattere energicamente con la frusta fino a che il Nak si sciolga completamente. Spegnere il fuoco e aggiungere anche il cream cheese. Omogeneizzare con un frullatore a immersione e riempire gli stampini da cheesecake, versando la crema sulla base fino all'orlo.
Laciare in frigo per un minimo di otto ore in modo da lasciarlo solidificare.
Con delicatezza, rimuovere i cheesecake dallo stampo e guarnirli con la "marmellata" di cipolle e i germogli.

Il formaggio di latte di yak è dolce in maniera disarmante. Ha un sapore latteo delicato totalmente differente da quello di mucca, pecora o capra. Possiede note erbacee complesse che durano in bocca in un crescendo per poi lasciare un retrogusto di latte ed erba con note dolci e saporite. Il resto, ve lo lascio immaginare.




Smile and Say Cheese!



venerdì 20 maggio 2016

Cream cheese di yak. Se la vita ti dà latte di yak.. (halavi)




Se la vita ti dà latte di yak, tu facci il formaggio, 
ma senza limone.



Di Michael
Foto di Eleonora

François Driard è un un esperto fromagier francese, che si è ritirato sulle montagne dell'Himalaya nel 2015 e ha cominciato pian piano a fare formaggi di ogni tipo. Di latte di mucca, e di yak allevati al pascolo.
Il ricchissimo latte di yak, conosciuto nella regione per il suo grande valore nutrizionale, è trasformato a quasi 4000 metri di altezza in formaggi come Tomme, Serding e il loro esclusivo Nak, che amo particolarmente, per la discreta maturazione e per essere ricco e cremoso al palato con un tenue sapore affumicato.
L'ho chiamato per chiedergli se poteva farmi del cream cheese di yak, ma giustamente ha detto che una piccola produzione non avrebbe potuto avviarla solo per me.
Allora, dopo qualche giorno di studio in rete, tra formaggi, cagli e batteri, e dopo varie prove con latte e panna di mucca, gli ho chiesto se poteva inviarmi del latte di yak non omogeneizzato o più semplicemente un paio di kg di panna di yak.
Non so che idea si sia fatto di me. Ma li ha mandati. Latte e panna, entrambi.

In genere i formaggi che si fanno in casa sono formaggi di yogurt come il labneh o cagliate fresche,  tipo fromage blanc, usando succo di limone o aceto come caglianti. Ne ho fatti spesso ma stavolta ho voluto sperimentare qualcosa di diverso, usando la coltura mesofita, a base di lactococcus lactis.
Bene, vi dirò che è tutto un'altro sapore, tutta un'altra consistenza e le prove sono valse tutte la pena.

Il formaggio così ottenuto è kosher, halal, adatto a vegetariani e crea dipendenza. 


Cream cheese di yak


Ingredienti per circa 250/300 grammi di cream cheese
(la quantità può variare leggermente di volta in volta)

1 litro di panna fresca (io, crema di latte di yak)
1/8 di cucchiaino di coltura mesofila 
sale, al gusto (opzionale)

vi serve anche:
 -un pezzo di stamigna o in suo difetto un pezzo di mussolina, un panno da cucina molto sottile e pulito o un pezzo di vecchio lenzuolo di lino, pulito.
-un contenitore di vetro capiente, con coperchio




Prima di tutto una raccomandazione: il contenitore deve essere di vetro, se volete il migliore dei risultati. Nel contenitore, versate la panna o la crema di latte. Cercate di usare la migliore che trovate in commercio, la più fresca. Delicatamente, mescolarci la coltura mesofila e chiudere leggermente il coperchio, assolutamente non ermeticamente e lasciarlo a temperatura ambiente per 8 a 10 ore. Il tempo in realtà può essere di più o di meno, dipende dalla temperatura della vostra cucina. Sarà pronto, quando avrà coagulato e sembrerà di una consistenza tipo di yogurt. 
A questo punto, mettere la crema densa nella stamigna, chiudere bene, con un nodo forte in modo da contenerlo il più possibile e lasciarlo un minimo di 12 ore a sgocciolare. 
Io l'ho annodato a un cucchiaio di legno che ho appoggiato su una ciotola e messo a sgocciolare in frigo. Più tempo sgocciola, più il vostro cream cheese sarà sodo.
Non so cosa sia successo, ma l'originale è di una colorazione più gialla di come sia uscito in foto.

Consigli: 
-Se avete dimenticato il vostro formaggio più tempo a cagliare o sgocciolare, non preoccupatevi, l'unica cosa che può succedere è che sia un poco più acido.
-Non buttate il siero. Può servire per fare tantissime cose, come impasti lievitati, muffins, torte e tanto altro.
-La coltura mesofita si vende online, accertatevi di comprare però quella adatta al tipo di formaggio che volete produrre. 
-Le stesse dosi si possono utilizzare per normale cream cheese vaccino.



Say Cheese :)




giovedì 19 maggio 2016

Da grande farò l'ingegnere e comprerò un mango. Cheesecake al gelsomino, cocco e mango.





Noorie ha un sorriso indimenticabile.
Ha gli occhi scuri come la pece, la pelle color cannella, i capelli lunghissimi bruciati dal sole. 
La incontriamo spesso, con lo zaino pieno di sogni, quando torna da scuola, a piedi su quelle stradine polverose.
Il gigante bianco che le ha curato la bronchite un mese fa, è sempre il suo preferito. Come sorride a lui, non sorride a nessun altro. 
Un giorno le ho chiesto cosa vuole fare da grande.
-L'ingegnere!- ha detto, senza pensarci due volte.
-E perchè l'ingegnere?
-Perchè papà una volta mi ha detto che vuole che mio fratello diventi ingegnere, così potrà prendersi cura di noi e far avverare i nostri sogni. Così il giorno dopo ho chiesto alla maestra se una ragazza può diventare ingegnere e lei mi ha detto di si! Allora sono tornata a casa di corsa e ho detto a papà che non solo mio fratello sarà ingengnere, anche io diventerò ingegnere e anche io avvererò i suoi sogni.
Gli occhi le brillano mentre me lo racconta, di quella luce che viene solo dalla speranza.
-Quale sarà la prima cosa che comprerai al tuo papà?- le chiedo.
-Un mango...io e papà condividiamo sempre un mango-malai, sempre quando possiamo permettercelo, ed ha il sapore più dolce del mondo!

Vorrei che tutte le Noorie del mondo possano inseguire i propri sogni e avverarli.
Vorrei che la nostra Noorie possa comprare quel mango al suo papà.
E che diventi ingegnere come suo fratello.
Vorrei che i padri credessero di più nelle loro figlie.




 

 Cheesecake al gelsomino, cocco e mango

 Quando abbiamo visto che Annalù e Fabio hanno lanciato la sfida sul cheesecake, per questo MTC di maggio, il socio ed io ci siamo lanciati una sfida dentro la sfida. Fare i cheesecake a crudo senza usare nessun tipo di gelatina, colla di pesce, carrageen o agar agar. A me è toccato il dolce, a lui il salato. La mia soluzione per stabilizzare la crema è stata il cioccolato bianco. Per il topping, avrei avuto l'opzione di mettere solo fettine di mango caramellato, ma ho cambiato idea e mi sono sfidata ancora di più, intentando la gelée con pectina, ispirandomi alla "pâte de fruit" francese. Inoltre, il mio cream cheese è artigianale, fatto in una piccola fabbrica al sud di Delhi e non ha niente da invidiare al pacchetto argentato. 


Ingredienti per 3 cheesecake da 10 cm


Per la base

125 g di Graham crakers
60 gr di burro
tre gocce di olio essenziale di gelsomino

per la crema

375 g di cream cheese
50 g di zucchero a velo
190 g di cioccolato bianco
190 g di crema di cocco (non latte)
1 pizzico scarso di polvere di vaniglia

per la gelée al mango

400 g di polpa di mango frullata
300 g di zucchero semolato
50 gr di glucosio
12 g di pectina 
il succo di un limone 






Per la base, polverizzare i biscotti e mescolarli con il burro fuso ma non troppo caldo e le goccie di olio di gelsomino. Con l'aiuto di un cucchiaio o con le mani, premere bene il composto ottenuto sul fondo degli stampi a cerniera per compattarlo e infornarlo in forno già caldo a 180°C per 10 minuti. Mettere da parte e lasciar raffreddare.

Per la crema, sciogliere il cioccolato a pezzetti a bagno maria insieme alla crema di cocco, e aggiungere un pizzico di polvere di vaniglia. Dev'essere una quanità, piccolissima, una punta di un cucchiaino da caffé, perchè non deve aromatizzare, ma solo far risaltare il sapore del cocco. 
A parte, mischiare bene con una frusta o cucchiaio di legno il cream cheese e lo zucchero a velo. Aggiungere senza smettere di mescolare il cioccolato fuso in tre volte e omogeinizzare con l'aiuto di un frullatore a immersione. Distriibuire questa crema nei tre stampi in maniera equa, lasciando circa un cm dal bordo. Mettere in frigo a far rapprendere.
Intanto, preparare la gelée. Mischiare la pectina in 50 grammi dello zucchero. In una pentola a doppio fondo, meglio se di rame, scaldare la polpa di mango fino a 40°. Aggiungere il misto di pectina e zucchero, portare a ebollizione e aggiungere quindi il resto dello zucchero e il glucosio. Portare a una temperatura di 108°C, spegnere, aggiungere il succo di limone, mescolare e lasciar ntiepidire. 
Colare negli stampi, fino a quasi l'orlo del bordo. Rimettere in frigo.
Ci vogliono un minimo di 12 ore perchè il cheesecake sia perfetto. Sette ore dopo, ne ho aperto uno per la prova assaggio ed era ancora tremolante e la crema non era ben rappresa, la gelée invece era perfetta. 24 ore dopo era perfetto, in quanto a consistenza e sapori.

Qualche appunto: La pectina ha bisogno di molto zucchero e di un compnente acido per funzionare come gelificante. Più il frutto è dolce, più pectina e componente acido avrà bisogno, come nel caso del mango. Il glucosio serve per migliorare la consistenza e dare un aspetto più brillante alla gelée. Si può fare senza, ma non si sciogierà in bocca e il risultato sarà più opaco. La differenza è notevole.



Say Cheese :-) 





lunedì 10 dicembre 2012

Gratin di cardi






È un po' che non scrivo, o che scrivo a "spizzichi e mozzichi". Ho tante cose per la testa, tanti progetti e storie da scrivere, ma quando la penna incontra il foglio o le mie dita trovano la tastiera tutto si blocca. Non riesco a pescare le parole giuste da quel fiume di parole che scorre nelle vene, né a metterle insieme correttamente come con gli ingredienti di una ricetta.
Eppure malgrado la stanchezza tipica del sesto mese di gravidanza, in cucina sono abbastanza produttiva di questi tempi. 
Mentre cerco di ricaricarmi di parole e frasi di senso compiuto per i prossimi post, vi lascio questa ricetta, semplicissima, ottima come contorno o come piatto unico vegetariano.
È tempo di cardi, se riuscite a trovarli dalle vostre parti, approfittatene.



Gratin di Cardi

Per 6  persone, come contorno

2 kg di cardi (pesati con le foglie)
2 limoni
500 ml di latte
50 gr di burro
50 gr di farina
sale
pepe nero
un pizzico di noce moscata
100 gr di gruyère di buona qualità
50 gr di pecorino 

Prima di tutto pulire i cardi. Tagliare ed eliminare le foglie, togliere la parte rugosa dei gambi e poi tutta la parte filosa, con l'aiuto di un coltellino. I gambi devono rimanere di un bel colore verde chiaro e allo spezzarli non devono rimanere filamenti. Mettere i cardi fatti a pezzi in acqua con il succo dei due limoni, in attesa della cottura.
Preparare la besciamelle: sciogliere il burro a fuoco medio e aggiungere la farina ben setacciata, e cucinarla per qualche minuto, mischiando continuamente senza farla colorire. Togliere dal fuoco e aggiungere il latte caldo, poco a poco, senza smettere di mischiare con un cucchiaio di legno. Rimettere sul fuoco sempre mescolando finchè non si addensa. Condire con sale, pepe nero e un pizzico di noce moscata.
Portare ad ebollizione acqua salata sufficiente per cuocere i cardi, e scolateli a cottura ultimata. Mischiare i cardi alla besciamelle e al formaggio gruyère. Mettere il tutto in un piatto da forno e cospargere la superficie con il pecorino.
Infornare in funzione grill fino a doratura. Servire subito.







martedì 25 settembre 2012

Torta di ricotta e cioccolato fondente..e "Speriamo che sia femmina!"




Non avrei potuto scegliere un altro film per il contest di Patty, dato il momento. Non nego che dopo i tre meravigliosi maschietti che riempiono la casa e il cuore, vorremmo che l'inquilino che cresce nel mio ventre sia una bimba. "Speriamo che sia femmina", dunque e magari che sia come una delle meravigliose donne protagoniste di questo film.

Apparso nel 1986, Speriamo che sia femmina è forse uno dei film più importanti degli anni ottanta nel cinema italiano e a mio gusto, il migliore del regista Mario Monicelli, il film racconta la vita di una famiglia  contadina carica di debiti e in declino economico e affettivo.
Perchè credo che questa torta somigli a questo film? Per i suoi ingredienti diversi di colore, sapore e consistenze miscelati insieme come la comicità e il dramma nel film.
Il cioccolato fondente, nero, amaro. è quella nota di dramma, di malinconia, e quel senso di amarezza che ci lascia nella sottile critica alla società italiana in quei tempi e nel rimpianto verso un modo di vivere che ormai giunge alla sua fine. Ma il cioccolato amaro è anche l'ironia mordace che risulta stemperata dalla tenerezza degli altri ingredienti, come l'olio e la ricotta.
Ricotta e zucchero, bianco, dolce rappresentano la tenerezza, l'altruismo, la comprensione tra i personaggi, la saggezza e benevolenza del personaggio di Elena (Liv Ullmann) sulle cui spalle si appoggia il peso dell'intera famiglia.
Ma cioccolato e ricotta sono anche i due opposti, nero e bianco, uomini e donne di questa pellicola, una viva contrapposizione tra la determinazione e la responsabilità che le donne assumono, quella forza e capacità di sopravvivenza capace di portare avanti un'intera famiglia, contro l'immaturità e la debolezza degli uomini, qui ritratti falsi e ipocriti, mariti infedeli e padri assenti che son capaci solo di far soffrire le donne.
Speriamo che sia femmina è infatti un film che esalta la donna. Un film sulle le donne e per le donne, che decanta e valorizza l'universo femminile come pochi nella storia del cinema Italiano. Ed ecco perchè quel duro e amaro cioccolato fondente è un cioccolato Madagascar, arricchito dalla vaniglia, frutto di un'orchidea bianca, simbolo della femminilità per eccellenza.

E come alla fine del film, non ci resta che dire "speriamo che sia femmina".


Torta alla ricotta e cioccolato Madagascar

125 gr di zucchero
125 ml di olio
250 gr di ricotta
60-100 ml di latte (dipende dalla ricotta)
250 gr di farina
1 cucchiaino di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale
150 gr di cioccolato Lindt Madagascar o qualsiasi fondente 70%





Sbattere l'olio con lo zucchero e aggiungere poi la ricotta, incorporare bene fino ad ottenere una consistenza cremosa. Fondere il cioccolato e incorporarlo alla crema di ricotta. Dopodiché aggiungere gli ingredienti asciutti (farina, lievito, sale, bicarbonato) e poi, poco a poco, versare il latte. La consistenza desiderata è quella di una mousse al cioccolato, per cui la quantità di latte dipenderà dalla consistenza e umidità della ricotta utilizzata.
Infornare in forno già caldo a 180° una quarantina di minuti.





Con questa ricetta partecipo al contest di Patty




lunedì 9 luglio 2012

Gratin di melanzane, con labneh e acciughe





È sempre li, al mercato di Place d'Armes. Il suo bancone non è altro che una gran tavola di legno consunto con due ruote a mo' di carrello. In questo periodo lo riveste di foglie di fico, il cui aroma si sente da qualche metro di lontananza e sulle quali adagia i suoi prodotti freschi di giornata. Vende latte fresco, di quello che ha ancora tutta la crema in superficie, cagliate, formaggio appena fatto e un labneh che solo a vederlo fa gola. È un uomo di mezza età, pelle color cannella, occhi profondi che vende il frutto del suo lavoro e che immancabilmente, come quasi tutti i marocchini, sorride alla gente e alla vita. 
Non so come si chiama, il mio piccolo suole chiamarlo Sahbi, amico mio, in arabo marocchino. Amico suo perchè lo vizia, facendogli ogni volta provare di tutto e di più, prendendolo in braccio per alzarlo e fargli vedere cosa c'è in ognuno dei bidoncini di plastica colorata che sono attorno al suo bancone portatile. E il piccolo si delizia occhi e palato.
È una delle faccette del Marocco che più amo, il lato umano e la gentilezza delle persone. È la parte di Marocco che ti prende dal fondo del cuore, che ti fa attaccare a questo paese e e alla sua gente adorabile e squisita, come quest'uomo e il suo labneh, frutto di lavoro e pazienza, prodotto dalle stesse mani che te lo offrono al mercato con un gran srorriso che rischiara la giornata.
 
 
Gratin di melanzane con labneh e acciughe

1 kg di melanzane
450 gr di labneh*
Mezzo bicchiere di latte
4 pomodori maturi
10 gr di acciughe sott'olio
olio extra vergine di oliva
origano 
sale
pepe
parmigiano, quanto basta




Affettare le melanzane in fette sottili e grigliarle da ambi lati.  Mischiare il labneh con il latte per ammorbidirlo e trasformarlo in crema, la quantità di latte veria a secondo della consistenza del labneh che potrebbe essere più o meno denso. Condire questa crema con un pochino di sale e pepe nero, macinato al momento e mischiarci le accuughe tagliate a pezzetti.
Ungere una teglia con olio e fare un primo strato di melanzane, coprire con pomori tagliati a fette, irrorare un poco con olio, spolverare di origano e coprire con la crema di labneh. E così successivamente fino a terminare gli ingredienti, finendo con uno strato di melanzane che bisogna condire solamente con olio. Spolverare di parmigiano grattuggiato e infornare a 180°C in forno già caldo per 20 minuti.

* Il labneh è un formaggio cremoso a base di yogurt facilissimo da fare in casa. Qui da Jasmine e Manuel trovate tutto il procedimento, nel caso voleste lanciarvi in quest'avventura.



venerdì 22 giugno 2012

Torta salata di farina di miglio, al formaggio Comté e pomodori confit al timo



Ho tante storie da raccontare. Personaggi fittizi e non che girano nella mia testa, ignari del loro destino di carta e inchiostro nero. Ho anche diverse ricette di cui parlare, ma in questo momento faccio fatica a scrivere. Troppe cose succedono intorno a me, troppe emozioni tutte insieme che si intrufolano con forza nell'anima, facendola vibrare come un lenzuolo di seta steso al sole in un giorno di vento. E quelle mollette che mi tengono stretta e non mi lasciano andare.
Mi distraggo, perdo tempo, o mi raccolgo nei pensieri che mi assillano ultimamente. È come se il mondo crollasse, non addosso a te, ma da sotto i tuoi piedi, lasciandoti senza le fondamenta dove tutto si era appoggiato prima. E allora non sai più chi sei, da dove vieni e dova vai e la vita da svolte importanti, che mai avresti immaginato.
Rifletto, mi perdo nelle mie inquietudini, nelle domande e in tutti i "se" che mi asfissiano lo spirito. So che passerà, che il tempo guardiano limerà tutti gli spigoli di questa vita che traballa.
Intanto continuo a cucinare, a rincontrare me stessa con le mani piene e profumate d'estate, in momenti di semplicità e armonia, che per un attimo mi distolgono dai pensieri.
Passerà.  Tornerò.


 

Torta salata di farina di miglio, formaggio Comté e pomodori confit al timo

per una torta da 23 cm:

250 gr di farina di miglio
1 yogurt
2 cucchiai d'olio extra vergine d'oliva
200 gr di formaggio Comté* 
6 pomodori di grandezza media
timo fresco
sale 





Mischiare la farina di miglio con il sale e aggiungere lo yogurt, incorporare l'olio e lavorare il composto fino a farne una palla e metterla a riposare in frigo per un'ora.. Ungere di burro uno stampo con il fondo ....  La pasta non si stende, ma poco a poco se ne prendono dei pezzi per rivestire fondo e lati dello stampo. Vi sembrerà sabbia, una pasta amorfa, ma fidatevi di me, una volta cotta si staccherà dallo stampo in un sol pezzo come qualsiasi torta o crostata. Tagliare il Comté a stisce e coprirne il fondo della pasta. Ricoprire con fette di pomodoro in forma concentrica, spolverizzare con timo a volontà, condire con un filo d'olio e un pochino di sale e passare in forno caldo a 180° per una mezz'ora.

* Esistono due tipi di Comté, quello d'estate e quello d'inverno. Per questa ricetta ho usato un Comté d'estate, a pasta più gialla, sapore più fresco e fruttato. Il Comté d'inverno è più bianco e ha un gusto più tandente alla nocciola.Nella produzione di questo formaggio sono proibiti i coloranti, la differenza sta che nella produzione estiva, le mucche sono nutrite all'aria aperta e l'erba dei pascoli è più ricca in caroteno in quella stagione.
Essendo un formaggio della famiglia dei Gruyère, potete sostituirlo facilmente se non lo trovate.