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sabato 18 febbraio 2017

Pollo fritto tropicale e un esperimento di marinatura enzimatica.





Siamo tropicalizzati.
Tanto da aver preso domestichezza anche con le malattie tropicali.
Quelle sono di casa ormai.
Tra zanzare e altri mostri.

Quindi, quando Silvia ha lanciato il guanto della sfida sul pollo fritto, ci abbiamo pensato, discusso, riso a crepapelle, per infine decidere che il nostro pollo doveva morire di morte tropicale.
Solo il pollo però.



Letto il regolamento, abbiamo dovuto rinunciare al latticello. Non solo per una mera questione religiosa, ma anche perchè uno di noi al momento, deve limitare al massimo il consumo di latticini.
Allora ci siamo studiati le marinature e abbiamo deciso di usare la papaya per il nostro pollo tropicale. Visto che ci siamo, facciamolo bene.
Ci siamo messi ad approfondire su questa potente marinatura enzimatica e abbiamo deciso di fare l'esperimento. 

Abbiamo scoperto che l'enzima papaina, che attacca le proteine delle carni, denaturandole e ammorbidendole, sono più concentrate nella papaya verde, soprattutto nella buccia.
Il problema è stato capire come. Perchè risulta che questi enzimi si cominciano ad attivare a una temperatura di 50°C e smettono di funzionare a circa 80°C. Questo vuol dire che mettendola in frigo, come si usa normalmente per le marinature acide, non avrebbe funzionato. E neanche a temperatura ambiente, almeno non fino a maggio o giugno, qui a New Delhi. E sicuramente mai, nelle vostre latitudini.


Quindi, abbiamo frullato la papaya verde, privata dei semi ma con la buccia, con abbastanza acqua da potecrci sommergere i pezzi di pollo prescelti: coscie e sovraccosce. Non l'abbiamo aromatizzata, poichè volevamo controllare il potere della papaina, senza che nessun altro ingrediente interferisse. 
Per qualche giorno la cucina è servita da laboratorio, con polli al posto dei ratti e con uno scienziato pazzo al comando. Cosa non si fa per MTC...
Certo, dopo il cream cheese di yak nulla dovrebbe sorprendervi ormai.

Per arrivare a un risultato soddisfacente, abbiamo deciso di sperimentare in vari modi con piccoli pezzi. 

Abbiamo provato a temperatura ambiente per 3 ore, come consigliato da uno chef locale, ma il risultato non ci ha soddisfatto. Non abbiamo riscontrato nessuna differenza tra il prima e il dopo.

Abbiamo provato a scaldare il pollo a 60° a cuore e la pasta di papaya alla stessa temperatura e poi unirli e lasciarli per tre ore, e abbiamo avuto come risultato, un esterno troppo molliccio e un interno marinato a punto.

Stavamo per lasciar perdere quando abbiamo deciso di provare il metodo suggerito da Dario Bressanini, nel il suo libro Scienza della carne. Come consigliato da lui, abbiamo intiepidito il forno a 40° e ci abbiamo lasciato riposare il pollo con la marinatura per un'ora, controllando ogni tanto per non ritrovarci con la carne completamente sfaldata, come dice che sarebbe successo. Ma non abbiamo riscontrato risultati soddisfacenti, la carne era marinata solamente in superficie.

Poi è venuto l'ultimo tentativo Doctor's style. Abbiamo messo il pollo nella marinatura fino a coprirlo, in un recipiente di vetro temperato con coperchio. Lo abbiamo introdotto nel forno freddo, acceso a 175°C e dopo 20 minuti, abbiamo abbassato la temperatura a 95°C. Ogni mezz'ora abbiamo verificato la temperatura della carne, finchè è arrivata a 70°. Poi, abbiamo abbassato la temperatura del forno a 60°, controllando la consistenza ogni 15 minuti, fino ad avere il risultato che cercavamo, dopo circa un'ora e un quarto. Una carne morbida uniformemente ma non indebolita, un colore non alterato e, una volta cotto, anche le cartilagini si scioglievano in bocca.

Il pollo dopo la marinatura

L'esperimento si può fare anche con la papaya matura, se non trovate quella verde. Tuttavia, quella acerba ha un sapore quasi neutro; con quella matura, il procedimento durerà più tempo e il sapore sarà più dolce.

Non sappiamo se siamo in concorso, ma mai come stavolta ci siamo proprio divertiti :)


Pollo Fritto Tropicale


4 cosce con la pelle
4 sovraccosce con la pelle
entrambe di pollo allevato a terra

Per la Marinatura

1 piccola papaya verde
acqua quanto basta da sommergere il pollo

Per la panatura creativa

farina, quanto basta
2 uova
sale
100 g di panko
40 g di cocco grattuggiato disseccato
80 g di anacardi freschi, crudi e al naturale

Per la versione infarinata di Silvia

farina, qb
sale
pepe

Olio extra vergine di cocco per friggere , per entrambe le versioni.


Per la marinatura, procurare dei tagli profondi ai pezzi di pollo e procedere come spiegato nel testo introduttivo del post. I tagli sono necessari per far penetrare in profondità la marinatura senza usare sale e per facilitarne la cottura mediante frittura profonda.
Una volta arrivati al risultato che vi convince, mettete il pollo su una reticola a sgocciolare, per una mezz'ora. 

Asciugatelo con uno strofinaccio pulito, o con della carta assorbente da cucina. Questo aiuterà a che la panatura aderisca meglio.

Intanto, riducete gli anacardi a più o meno la stessa consistenza del panko o del cocco. Mescolateli al panko e al cocco. 
Sbattete le uova, con poco sale.

Passate il pollo prima nella farina, eliminate l'eccesso e poi immergetelo nell'uovo sbattuto. Poi, passatelo nella panatura. Adagiate mano a mano i pezzi panati in un piatto.

Pollo panato prima delle frittura

Per il pollo fritto infarinato, semplicemente passate nella farina mischiata a sale e pepe i pezzi di pollo. Scuotete un po', per eliminare l'eccesso di farina. Adagiateli man mano su un piatto.

Pollo infarinato prima della frittura



Pollo infarinato appena fritto

 Adesso, procedete a friggere.

Abbiamo un olio extra vergine di cocco, che ha la consistenza del burro. In una pentola a bordi alti, ne abbiamo messo a sufficienza per una frittura profonda e lo abbiamo fatto sciogliere, fino a 160°C.
Abbiamo scelto di friggere a questa temperatura per evitare un effetto di bruciato fuori e crudo dentro, scongiurando pericolo di salmonella e possibile formazione di sostanze tossiche. (Doc docet)
Abbiamo fritto due pezzi alla volta fino a doratura. Abbiamo salato molto leggermente dopo cottura.
Mentre il resto del pollo friggeva, abbiamo messo quello appena fritto nel forno, a 100°, per mantenerlo in caldo.

 Pollo panato appena fritto


Interno del pollo infarinato

Interno del pollo panato


Lo abbiamo gustato con due salse a base di frutta. Una al mango, cruda e una alla papaya, questa volta, matura, cotta. Questo non solo per completare la tropicalizzazione del nostro pollo, ma anche per dare una nota fresca all'insieme, che con il fritto è necessario.

Salsa al Mango e Miele

1 mango grande maturo, sbucciato e tagliato a cubetti
2 cucchiai di miele di litchi
1 cucchiaio di succo di lime
1/2 cucchiaio di aceto di mango*
1 spicchio d'aglio, pelato e schiacciato
1 cipollotto fresco, tritato grossolanamente
un pizzico di peperoncino

Mettere tutti gli ingredienti in un frullatore e frullare fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa. Potete aggiungere un po' di peperoncino in più, se vi va.
Servire a temperatura ambiente.


Salsa agrodolce alla papaya

1 cucchiaio di olio di cocco
1 cipolla, finemente tritata
3 cucchiai di zucchero di cocco** (se la papaya è poco dolce mettetene di più)
1/2 peperoncino verde, senza semi e senza parte bianca interna, tritato
la buccia e il succo di 1 lime
la buccia e il succo di 1 limone
200 ml d'acqua
3 cucchiai di aceto di cocco*
400 g di papaya matura, tagliata a cubetti
sale, al gusto

Scaldare l'olio e soffriggere la cipolla, fino a farla diventare traslucida. Aggiungere il peperoncino, le bucce di lime e limone e lo zucchero. Cuocere a fuoco medio fino a far dissolvere lo zucchero. Aggiungere subito il succo di limone, di lime, l'aceto e l'acqua. 
Portare a bollore.
Aggiungere la papaya e un po' di sale. Portare di nuovo a bollore, poi abbassare la fiamma e lasciare cuocere a fuoco lento per 15-20 minuti, finchè la papaya sarà ben morbida. Spegnere il fuoco e lasciar raffreddare. Frullare il tutto, fino ad ottenere un risultato liscio e cremoso. Aggiungere altro sale, se ritenete necessario. Servire tiepida o a temperatura ambiente.

*L'aceto di mango e quello di cocco sono prodotti locali. Possono essere sostituiti con aceto di mele, di sidro o di riso.

**Lo zucchero di cocco può sostituirsi con un buon muscovado o demerara, prendendo in considerazione che quello di cocco ha meno potere dolcificante.






 


giovedì 19 maggio 2016

Da grande farò l'ingegnere e comprerò un mango. Cheesecake al gelsomino, cocco e mango.





Noorie ha un sorriso indimenticabile.
Ha gli occhi scuri come la pece, la pelle color cannella, i capelli lunghissimi bruciati dal sole. 
La incontriamo spesso, con lo zaino pieno di sogni, quando torna da scuola, a piedi su quelle stradine polverose.
Il gigante bianco che le ha curato la bronchite un mese fa, è sempre il suo preferito. Come sorride a lui, non sorride a nessun altro. 
Un giorno le ho chiesto cosa vuole fare da grande.
-L'ingegnere!- ha detto, senza pensarci due volte.
-E perchè l'ingegnere?
-Perchè papà una volta mi ha detto che vuole che mio fratello diventi ingegnere, così potrà prendersi cura di noi e far avverare i nostri sogni. Così il giorno dopo ho chiesto alla maestra se una ragazza può diventare ingegnere e lei mi ha detto di si! Allora sono tornata a casa di corsa e ho detto a papà che non solo mio fratello sarà ingengnere, anche io diventerò ingegnere e anche io avvererò i suoi sogni.
Gli occhi le brillano mentre me lo racconta, di quella luce che viene solo dalla speranza.
-Quale sarà la prima cosa che comprerai al tuo papà?- le chiedo.
-Un mango...io e papà condividiamo sempre un mango-malai, sempre quando possiamo permettercelo, ed ha il sapore più dolce del mondo!

Vorrei che tutte le Noorie del mondo possano inseguire i propri sogni e avverarli.
Vorrei che la nostra Noorie possa comprare quel mango al suo papà.
E che diventi ingegnere come suo fratello.
Vorrei che i padri credessero di più nelle loro figlie.




 

 Cheesecake al gelsomino, cocco e mango

 Quando abbiamo visto che Annalù e Fabio hanno lanciato la sfida sul cheesecake, per questo MTC di maggio, il socio ed io ci siamo lanciati una sfida dentro la sfida. Fare i cheesecake a crudo senza usare nessun tipo di gelatina, colla di pesce, carrageen o agar agar. A me è toccato il dolce, a lui il salato. La mia soluzione per stabilizzare la crema è stata il cioccolato bianco. Per il topping, avrei avuto l'opzione di mettere solo fettine di mango caramellato, ma ho cambiato idea e mi sono sfidata ancora di più, intentando la gelée con pectina, ispirandomi alla "pâte de fruit" francese. Inoltre, il mio cream cheese è artigianale, fatto in una piccola fabbrica al sud di Delhi e non ha niente da invidiare al pacchetto argentato. 


Ingredienti per 3 cheesecake da 10 cm


Per la base

125 g di Graham crakers
60 gr di burro
tre gocce di olio essenziale di gelsomino

per la crema

375 g di cream cheese
50 g di zucchero a velo
190 g di cioccolato bianco
190 g di crema di cocco (non latte)
1 pizzico scarso di polvere di vaniglia

per la gelée al mango

400 g di polpa di mango frullata
300 g di zucchero semolato
50 gr di glucosio
12 g di pectina 
il succo di un limone 






Per la base, polverizzare i biscotti e mescolarli con il burro fuso ma non troppo caldo e le goccie di olio di gelsomino. Con l'aiuto di un cucchiaio o con le mani, premere bene il composto ottenuto sul fondo degli stampi a cerniera per compattarlo e infornarlo in forno già caldo a 180°C per 10 minuti. Mettere da parte e lasciar raffreddare.

Per la crema, sciogliere il cioccolato a pezzetti a bagno maria insieme alla crema di cocco, e aggiungere un pizzico di polvere di vaniglia. Dev'essere una quanità, piccolissima, una punta di un cucchiaino da caffé, perchè non deve aromatizzare, ma solo far risaltare il sapore del cocco. 
A parte, mischiare bene con una frusta o cucchiaio di legno il cream cheese e lo zucchero a velo. Aggiungere senza smettere di mescolare il cioccolato fuso in tre volte e omogeinizzare con l'aiuto di un frullatore a immersione. Distriibuire questa crema nei tre stampi in maniera equa, lasciando circa un cm dal bordo. Mettere in frigo a far rapprendere.
Intanto, preparare la gelée. Mischiare la pectina in 50 grammi dello zucchero. In una pentola a doppio fondo, meglio se di rame, scaldare la polpa di mango fino a 40°. Aggiungere il misto di pectina e zucchero, portare a ebollizione e aggiungere quindi il resto dello zucchero e il glucosio. Portare a una temperatura di 108°C, spegnere, aggiungere il succo di limone, mescolare e lasciar ntiepidire. 
Colare negli stampi, fino a quasi l'orlo del bordo. Rimettere in frigo.
Ci vogliono un minimo di 12 ore perchè il cheesecake sia perfetto. Sette ore dopo, ne ho aperto uno per la prova assaggio ed era ancora tremolante e la crema non era ben rappresa, la gelée invece era perfetta. 24 ore dopo era perfetto, in quanto a consistenza e sapori.

Qualche appunto: La pectina ha bisogno di molto zucchero e di un compnente acido per funzionare come gelificante. Più il frutto è dolce, più pectina e componente acido avrà bisogno, come nel caso del mango. Il glucosio serve per migliorare la consistenza e dare un aspetto più brillante alla gelée. Si può fare senza, ma non si sciogierà in bocca e il risultato sarà più opaco. La differenza è notevole.



Say Cheese :-) 





lunedì 15 giugno 2015

Lamburger, ovvero, hamburger di agnello, con ketchup di mango e "chips" di carote al cumino






Succede ogni quattro anni, circa.
Quel momento in cui devo rifare le valigie per lasciare un posto per sempre. Quel momento in cui devo mettere la mia vita in scatole di cartone e decidere cosa portarmi dietro e cosa no.
E ci sono sentimenti che si incontrano come la tristezza delle persone che lasci e l'illusione del posto e le persone che troverai. E hai mille progetti e duemila domande in testa.
In questo momento mi trovo tra due mondi, con un piede in Marocco e uno in India. Un gran salto, senza dubbio. E la gente quando lo racconti, sgrana gli occhi per chiedermi se sono contenta, come se avessi detto che andiamo quattro anni in Afghanistan, o in Siria. E invece per me Delhi è solo un sogno che si avvera.
Lo so, sarà difficile. Vedremo realtà durissime che non possiamo neanche immaginare. Forse come dicono alcuni dovremo indurirci il cuore per poterci vivere e che la miseria marocchina che abbiam toccato con mano, non sarà nulla al confronto.
Dicono anche che dal primo momento, dall'istante in cui scendi dall'aereo, l'India o la ami, o la odi. Per sempre. Pare non esistano vie di mezzo.
Dentro di me, nel profondo, so già che l'amerò. Malgrado le difficoltà. Forse perchè ho sempre pensato che chi sta bene con sé stesso, sta bene ovunque, o forse perchè immagino di perdermi tra sete colorate di sarii e spezie di ogni tipo.
In questo momento in India è la piena stagione del mango. A Delhi c'è la fiera del mango, e rinomati chef della città concepiscono menù a base di questo frutto. L'anno prossimo non me lo perdo.
Per ora, con il mango ci ho fatto il ketchup.
E l'haburger è di agnello, perchè le mucche, si sa, sono sacre.
Il panino non è quello di Arianna, perchè se no, avrei dovuto scegliere un burger di pesce o vegetariano, ma prometto di provarlo al più presto, ma questo doveva essere di carne, doveva essere un Lamburger.
L'ho pensato con un piede in Nord Africa, e un altro in India.
Un Lambuger fusion, come la mia testa in questo momento.



 Lamburger con ketchup di mango e "chips" di carote al cumino

Ingredienti per 6 hamburger grandi

Per i panini

6 panini grandi
250 ml di latte di avena
125 ml di acqua
1 cucchiaino e 1/4 di lievito secco
400 g di farina forte
1 cucchiaino e mezzo di sale
60 ml di olio d'oliva extra vergine
1 uovo
1 cucchiaio di latte di avena
semi di nigella

Intiepidire il latte con l'acqua e scioglierci il lievito. Incorporare la farina e impastare fino a che la farina assorba i liquidi. Aggiungere l'olio e il sale ed impastare ancora fino ad ottenere una palla liscia ed elastica. Coprire con la pellicola e mettere a lievitare fino a raddoppio. Dopodichè, sgonfiare l'impasto e formare i panini, adagiarli su una teglia rivestita di carta forno e "schiacciarli" lievemente con il palmo della mano. Lasciar lievitare di nuovo fino a raddoppio. Una volta raddoppiati, sbattere l'uovo con il latte e spennellarli sui panini. Spolverizzare con i semi di nigella e infornare in forno già caldo in modalità statica, per circa 20 minuti.
*non riporto i tempi di lievitazione perchè dipendono dalla temperatura ambientale, così come i 20 minuti di cottura dei panini, possono variare da forno in forno.

per il ketchup di mango 

4 manghi medi, maturi
60 ml di aceto bianco
2 cucchiaini di di zenzero, in polvere
1 cucchiaino di sale
125 g di zucchero di canna grezzo
125 ml di vino bianco secco
1/2 cucchiaino di allspice (piemnto di Jamaica) macinato al momento
1/2 cucchiaino di peperoncino di Cayenna in polvere

Sbucciare i manghi e tagliare la polpa a pezzi. In un mixer, frullare la polpa di mango con il resto degli ingredienti. In una pentola dal doppio fondo, mettere il frullato ottenuto su fiamma bassa e cuocere mescolando spesso, fino a quando il composto si sarà ridotto e addensato. Ci vorrà una ventina di minuti. Lasciar raffreddare completamente, passare al setaccio con maglie fine e conservare in frigo per almeno 6-8 ore prima dell'uso in modo da permettere ai vari sapori di amalgamarsi tra loro. 



Per i burger

2 spalle di agnello
una manciata di foglie di menta
una manciata di foglie di coriandolo
una manciata di foglie di prezzemolo
2 cucchiaini di cumino macinato 
sale
pepe nero, macinato al momento

Ho dissossato le spalle di agnello e tritato la carne nel trita-carne della planetaria, facendo in modo da avere un composto di carne con circa il 20-30% di grasso, ad occhio. Ne ho pesati 900 g per gli hamburger e congelato il resto. Ho tritato le erbe finemente. Ho quindi mischiato velocemente la carne con il resto degli ingredienti e formato le polpette, da 150 g ognuna. Cotti sulla la piastra calda voltandoli spesso senza schiacciarli. Io li ho cucinati au bleu per pochi minuti, piastra molto calda, con il termometro a sonda, il centro aveva una temperatura di 41°C.

per farcire

rucola fresca




per le chips di carote

1 kg di carote
2 cucchiaini di cumino
olio d'oliva vergine, per friggere
sale
tanta pazienza, per "pelare" le striscie.

Sbucciare le carote e "pelare" tante strisce con un pelapatate. Scaldare l'olio e friggere velocemente le striscie, che devono risultare croccanti ma mandenere il colore arancio vivo. Spolverizzare di sale e cumino a piacere.

Montare gli hamburger:
Tagliare a metà i panini, sulla parte inferiore, adagiare una generos quantità di rucola, mettere la polpetta sopra e metterci il ketchup di mango alla fine. Coprire con la parte superiore del panino. Servire immadiatamente, con il contorno di chips di carote appena fritte.



Con questa Ricetta partecipo al MTC di giugno 2015, L'Hamburger di Arianna








lunedì 19 settembre 2011

Macedonia a tre colori, con sciroppo al the verde e mousse di menta fresca, con i sapori del Marocco






Devo ammetterlo pubblicamente.
Tre settimane fa, quando finalmente ci hanno messo il collegamento a Internet, la prima cosa che ho fatto, ancor prima della posta, è stata andare a controllare la ricetta della sfida di settembre su Menù Turistico.  Devo anche ammettere che sono rimasta un attimo scioccata dalla foto che accompagnava il post. Una macedonia per me è rappresentata da minuscoli pezzetti di frutta a volta neanche riconoscibili, che nuotano nel loro succo zuccherato. Un po' la stessa zuppa di cui parlava l'Araba, nel suo post.
Insomma, forse non serve neanche dirlo, ma, la macedonia non è esattamente il mio dessert preferito né per farla, né mangiarla... a meno che non sia solo di fragole, con limone e semi di papavero e una spruzzatina di... no no no, quella è un'altra storia, e poi, le fragole non sono neanche di stagione, e qui, non si trova nulla che non sia di stagione. 
Per carità, amo la frutta, ma mi piace la sensazione di sbucciarla, addentarla, masticarla, un frutto alla volta.
Macedonia quindi... e che macedonia sia, ma non aspettatevi da me, tagli ed intagli, perchè qui la maestra di evidentissimo talento e bravura, è solo Fabiana, io, e devo ancora ammettere qualcosa, non so tagliare neanche un quadrato dritto su carta, con delle forbici normali. E ho detto tutto.
Insomma, la sfida di settembre è stata per me davvero una sfida con me stessa di concepire, realizzare e mangiare qualcosa che non amo ma che però, sinceramente, non avevo mai provato a trasformare in un dessert vero e proprio.
Quindi, messi in moto i neuroni, o i criceti come dice qualcuno, ho cominciato a figurarmi la macedonia vista come dessert e non come piscina di pezzetti di frutta. Volevo fare qualcosa di stagionale, ma di locale, vivendo adesso in un paese che offre mille meraviglie dalla sua terra.
La prima idea è stata "famolo strano". Insomma avrei potuto usare questi:


Zuzuf, frutto di una palma, simile al dattero


o questo:

Kiwano, frutto della famiglia del cetriolo

Ma poi mi son detta che magari con quei frutti li, nessuno -o quasi- avrebbe potuto riprodurre la mia macedonia, nel caso fossero arivati sulle sponde di Burro e Miele. E allora, "famolo normale".
Quindi, melone giallo e anguria sono i frutti pù abbondanti nei mercati, prodotti nei campi non lontano da Meknés e venduti a prezzi irrisori. Mancava il terzo frutto, che doveva contrastare in colore, essere di stagione e potersi fare a palline con uno scavino, come avevo deciso di fare con gli altri due. Durante la visita al mercato domenica scorsa, il mio occhio ricade su una bancarella piena di manghi, a differente stato di maturazione. Dovete sapere che qui, nei mercati, chi vende è anche chi coltiva, sempre e invariabilmente. Scopro quindi che sta appena iniziando la stagione dei manghi in queste latitudini, non dovrebbe sorprendermi, del resto in America Centrale il tempo dei manghi era a febbraio, in piena stagione "secca". I manghi si possono tagliare con lo scavino? Decido di sì, senza aver mai provato...e in effetti è stato vero, il mango si può ben fare a palline con lo scavino, ma solo se avete la pazienza di Giobbe. E io l'ho avuta, ma per poco.
Poi, le regole prevedevano un condimento e preferibilmente un accompagnamento: come dare dunque un sapore marocchino alla frutta marocchina? I neuroni si sono inclinati verso il the alla menta, senza dubbio, l'aroma predominante nelle strade, case e caffè, fatto appunto a base di thé verde del tipo Gunpowder, importato dalla Cina in enormi quantità, dove ci si mettono fasci di menta in infusione, il che da vita ad una bevanda dal sapore gradevolissimo. Decido quindi che il the alla menta sarà parte della macedonia per il Menù Turistico Challenge di settembre, ma risolvo con la sua distrutturazione.
Ed ecco qui il risultato finale:


Macedonia a tre colori, 
con sciroppo al thé verde e mousse di menta



Ingredienti:

melone giallo (ne ho usato uno intero)
anguria (ne ho usata la metà)
mango (ne ho usati tre)

per lo sciroppo:
250 ml di acqua
3 cucchiai di zucchero
un cucchiaio colmo di thé verde tipo Gunpowder

per la mousse:
200 ml di panna
2 gr di agar agar
3 cucchiai di miele
2 albumi
una abbondante manciata di foglie di menta fresca

foglie di menta per decorare.




Per prima cosa, lavare la frutta. Aprire il melone e l'anguria e ricavarne delle palline usando uno scavino o semplicemente tagliarli a pezzetti, se andate di fretta. Sbucciare il mango e fare la stessa cosa, questa volta però, armatevi di pazienza, il grosso seme all'interno potrebbe darvi problemi seri.
Per lo sciroppo,  preparate un'infusione con il the, passatelo poi a setaccio per eliminare le foglie e quindi aggiungete lo zucchero, che porterete ad ebollizione fino ad ottenere il punto di sciroppo. Lasciate raffreddare completamente e conditeci poi la frutta.
Per la mousse, portare ad ebollizione la panna conil miele e  la menta, al primo bollore spegnere il fuoco e lasciare le foglie in infusione almeno per 15-20 minuti. Togliere la menta e riportare ad ebollizione. Al primo bollore, diminuire il calore al minimo e aggiungere l'agar agar e far cuocere a fuoco lentissimo per un minuto, lasciar raffreddare. A parte, montare gli albumi a neve e incorporarli delicatamente alla panna. Mettere in frigo la preparazioni fino a che prenda consistenza.
In dei bicchieri, mettere la macedonia condita con lo sciroppo e coronatela di mousse. Qualche foglia di menta rimasta, potrebbe finire la decorazione.




mercoledì 23 febbraio 2011

Gamberi con mango e taccole...e un mondo in regalo

"Nascere è come ricevere un mondo intero in regalo..."
Jostein Gaarder 

Ho la fortuna di non aver mai perso quella capacità di meravigliarsi del mondo propria dei bambini. Dev'essere probabilmente perchè quella parte infantile, quel bambino che vive in me, non è mai cresciuto, o meglio, non gli ho mai permesso di crescere. 
Mi meravigliano ancora la neve che scende in silenzio, lo scricchiolio delle foglie secche sotto i piedi, i primi germogli della primavera, un bocciolo di rosa bagnato di rugiada in un mattino nebbioso.
Quando sono nata, ho ricevuto il mondo intero in regalo da Colui che lo ha creato. L'ho scartato pian piano, e continuo a farlo, per conoscerlo a fondo, viverlo, respirarlo, trasformarlo in parole.
Questo mondo che mi appartiene, vorrei scriverlo in tanti modi differenti come paesaggi che ci tiene in serbo e assaggiarlo come una sfera di cioccolato che ha prima uno e poi altri milioni di sapori differenti.
Lo afferro, stretto fra le mani, con i suoi profumi, colori vivaci o sfumati...parlo del mondo, racconto le storie che lui mi narra in sussurri, lo aspiro, lo assaporo. 
Metto insieme vari pezzi di origine diversa che danno vita a gusti nuovi, a sconosciute sensazioni, e io stessa sono parte di questo gioco, di questo girotondo intorno al mondo che ormai è la mia vita e ogni luogo camminato, ogni persona incontrata hanno emanato un'essenza che ho assorbito e fatta un po' mia, e che cerco di condividere offrendo un pezzo di questo regalo anche agli altri.
Questo mondo che il Creatore mi ha donato alla nascita continua a stupirmi con i suoi piccoli e grandi miracoli, riflessi, luci e passre di stagioni.
Alzo gli occhi verso il cielo, delicatamente azzurro stamattina e Lo ringrazio, come tutti i giorni.
Posseggo un universo in cui le differenze e i colori si tendono la mano e si scambiano d'essenza, dando di sé gli uni agli altri, come in cucina, dove una cipolla francese, dei gamberi indonesiani, delle taccole cinesi e un mango africano, pacificamente riuniti, hanno formato un equilibrato e delicato piatto orientale.




Ingredienti per 4 persone
400 gr di gamberi puliti e sgusciati
2 cucchiai d'olio di arachidi
2O gr di zenzero grattuggiato
1 cipolla tagliata prima a metà, poi a fette
300 gr di taccole
1 mango grande e maturo, affettato
2 cucchiai di salsa di soia

In un wok, scaldare l'olio e far soffriggere la cipolla e lo zenzero. Quando la cipolla sarà diventata semi trasparente, aggiungere i gamberi e farli rosolare muovendoli costantemente durante circa due minuti o fino a che i gamberi saranno diventati rosa. Aggiungere le taccole e cuocere ancora qualche minuto, fino a che saranno tenere.  Mischiare le fette di mango e la salsa di soia, cuocere durante un altro minuto e servire immediatamente.







Con questa ricetta partecipo al Contest Edo ergo sum di Cooking Elena

venerdì 18 febbraio 2011

Frikadelle Sudafricane...il mondo a testa in giù

Ho provato a camminare sulle mani, come un improvvisato saltimbanco e guardare il mondo a testa in giù: avevo un tappeto di nuvole e un pavimento di stelle, come in quei sogni dove si vola come gli angeli. Un gabbiano si è posato sulla suola delle mie scarpe, per sfrecciare sul mare e tuffarsi nel cielo, con quella libertà che solo con le ali si può conquistare.
Volevo guardare al dritto un mondo che credevo storto e ho avuto una gran sorpresa...
Camminando sulle mani ho appreso che voler conoscere il futuro, è un po' come leggere un libro cominciando dalla fine, si perde il gusto della lettura e della vita; ho imparato quanto importante sia saper ribaltare certi comportamenti per non far male agli altri o alcune nostre certezze, quando si scopre di aver torto.
Guardando la vita a testa in giù diventa anche più facile capire che in realtà il mondo non è poi così storto, che qualche persona lo è, ma che in realtà esiste ancora molta più bontà che malvagità.
Il mondo sottosopra mi ha svelato che il male è piccolo ma ha il fragore di un tuono e il bene è tanto grande ma silenzioso, come una piuma che cade sulla neve.


Tornando con i piedi per terra ho riflettuto sul fatto che in un mondo a testa in giù il nord diiventa sud, e le Kottbullar, o polpette svedesi si sono trasformate in  Frikadelle sudafricane.




 Frikadelle sudafricane con pilaf alla curcuma, 
chutney di mango e peperoni speziati


Frikadelle 
Ingredienti per 24 polpette
1/2 cucchiaio di finocchietto
2 cucchiai di semi di coriandolo
1 cucchiaio di pimento in grani (pepe garofanato)
6 chiodi di garofano
350 gr di carne macinata di manzo
350 gr di carne macinata di agnello
125 gr di pane appena macinato
1 cipolla bianca tritata
2 spicchi d'aglio tritati
un poco di noce moscata grattuggiata
pepe nero appena macinato
80 ml di aceto di banana (se no, qualsiasi aceto bianco)
1 uovo sbattuto
sale
2 cucchiai di olio vegetale
qualche cucchiaino di maizena (io ho fatto a occhio)

Macinare al mortaio o in robot le prime spezie. Mischiare con la carne e aggiungere il resto degli ingredienti nell'ordine dato, omettendo l'olio e la maizena. Fare delle polpette con l'impasto di carne.
Scaldare l'olio in una padella antiaderente e far rosolare le polpette, magari in più riprese, dispende dalle dimensioni della padella. Mettere a parte le polpette, sglassare la padella con un bicchiere d'acqua nel quale avrete sciolto la maizena e girare e rimuovere gino all'addensarsi della salsa. Rimettere le polpette nella salsa a fuoco bassissimo finchè non saranno cotte. Aggiungere un poco di acqua, se necessario.






Pilaf alla curcuma
Ingredienti per 6 persone
400 grammi di riso a grano lungo
1 cipolla finemente tritata
1 buon cucchiaio di curcuma
sale
un filo d'olio.

Mettere un filo di olio sul fondo di una pentola, aggiungere il riso ed acqua fino a coprirlo. Aggiungere la cipolla, il sale e la curcuma. Mischiare. Portare a ebollizione a fuoco alto e poi abbassare il fuoco, coprire con il coperchio e lasciar cuocere fino all'assorbimento dell'acqua.





Chutney di mango
Ingredienti per 6 persone
un filo d'olio
un pezzo di zenzero (circa 20 gr)
3-4 manghi non troppo maturi
3 cipolle rosse
3 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di aceto bianco (possibilmente di banana)
un pizzico di peperoncino

Scaldare l'olio e far soffriggere lo zenzero e le cipolle tagliate prima a metà e poi a fette. Aggiungere il mango tagliato a dadini e far cuocere per circa 5 minuti. Aggiungere zucchero, aceto, peperoncino e un bicchiere di acqua. Far cuocere a fuoco basso per circa un'ora. Far raffreddare. Servire a temperatura ambiente.







Peperoni speziati
Ingredienti per 6 persone
un filo d'olio
4 grossi peperoni verdi (o 6 normali)
1 cipolla bianca
3 spicchi d'aglio
1 peperoncino verde
2 cucchiaini di semi di coriandolo in polvere
2 cucchiaini di cumino in polvere
un mazzetto di foglie di coriandolo tritate

Scaldare l'olio e farci soffriggere i peperoni tagliati a dadini, l'aglio tritato e la cipolla tritata finemente. Aggiungere il peperoncino verde, tagliato in dadini di uguali dimensioni dei peperoni. Aggiungere il resto delle spezie ed erbe e far cuocere finoa  che i peperoni saranno teneri.




Servire le polpette adagiate sul riso, bagnate di salsa e il chutney e i peproni a parte, come contorno.


E con questa ricetta, con un poco di mal di testa, partecipo per la prima volta a un