Era seduto sempre allo stesso angolo di strada, con acquarelli colorati e pennelli consumati posti su di un tavolino piegabile, vecchio probabilemente come lui, macchiato come la sua camicia e pieno di solchi come il suo viso attorno a quegli occhi scuri come la pece.
Disegnava farfalle, le disegnava così bene che sembravano vere e le vendeva a pochi centesimi ai passanti.
Disegnava farfalle, le disegnava così bene che sembravano vere e le vendeva a pochi centesimi ai passanti.
Joaquim veniva da lontano, da una terra selvaggia in cui grandi farfalle dai toni smaglianti volano libere fra gli alberi di una foresta umida e verde., e dove la gente vive di poco e sorride sempre. Con i suoi acquarelli sgargianti e pennelli consunti aveva viaggiato molto, sparpagliando il volo delle sue farfalle in vari angoli della Terra, cercando di portar con sé in ogni angolo di mondo quella terra che aveva lasciato dietro le sue spalle, in cerca di un futuro migliore per la sua famiglia, prima di rendersi conto che la vita semplice era più felice e che le farfalle libere erano più belle di quelle imprigionate in un foglio di carta e quel futuro che cercava, non fu mai migliore del passato lasciato fuggire.
Lo trovarono immerso nel sonno eterno in una via senza uscita a New York, i primi di gennaio quando le luci di Natale si spegnevano insieme al suo respiro. Se ne andò in punta di piedi e anonimo, con un pennello tra le mani e l'ultima farfalla non finita nel blocco di fogli di carta.
Si racconta che quel giorno, tutte le farfalle che aveva disegnato uscirono dalla loro prigione di carta e volarono tutte insieme in una nuvola multicolore e raccolsero la sua anima per riportarla a casa.
Lo trovarono immerso nel sonno eterno in una via senza uscita a New York, i primi di gennaio quando le luci di Natale si spegnevano insieme al suo respiro. Se ne andò in punta di piedi e anonimo, con un pennello tra le mani e l'ultima farfalla non finita nel blocco di fogli di carta.
Si racconta che quel giorno, tutte le farfalle che aveva disegnato uscirono dalla loro prigione di carta e volarono tutte insieme in una nuvola multicolore e raccolsero la sua anima per riportarla a casa.
Involtini di sogliola
Ingredienti per 4 persone
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiaini di olio di sesamo
4 filetti di sogliola
1 porro e mezzo tagliato in sottile julienne
80 gr di pasta di riso cinese spezzata (quella trasparente)
1 uovo leggermente sbattuto
2 cucchiai di semi di sesamo
taccole e peperoni rossi per decorare e accompagnare
Preriscaldare il forno a 180° C. Mischiare la salsa di soia e l'olio di sesamo in un piccolo recipiente. Spennellare i filetti di sogliola da tutte e due i lati con la salsa. Mischiare poi quel che resta della salsa con i porri, la pasta e l'uovo e disporre questo miscuglio su ogni filetto, dopodichè arrotolarli, fermarli con uno stuzzicadenti e spolverizzare con i semi di sesamo. Infornare da 20 a 30 minuti, a seconda del grossore dei filetti e servire con le taccole al vapore e i peperoni crudi come contorno.














